Attualità

17 apr 2026
Sanità medico ricetta medica

In Lombardia quasi 10 milioni di prescrizioni mediche scadute in sei mesi a causa di costi e tempi d'attesa. Chi può si rivolge al privato, chi non può rinuncia

Ricette su ricette, fogli gettati al vento. In Lombardia, solo nei primi sei mesi del 2025, quasi dieci milioni di prescrizioni mediche per esami e visite sono scadute senza che a quelle stesse prescrizioni seguisse la relativa prestazione medica.

Le cause di una simile “anomalia”? Con ogni probabilità vanno ricercate nei lunghi tempi di attesa per gli esami e nel ricorso alla sanità privata.

Questa, quantomeno, è l'ipotesi più accreditata. E a formularla non sono solo i cittadini, ma anche uno studio dell'Osservatorio del Cergas dell'Università Bocconi di Milano.

La notizia è uscita nei giorni scorsi e non fa che confermare quanto la sanità pubblica lombarda, un tempo un'eccellenza italiana, oggi sia in sofferenza, a tutto beneficio di quella privata. Non una novità, per carità. Un'ulteriore ed autorevole conferma, semmai.

Sono le ricette “perdute” della Lombardia, quasi 10 milioni solo tra quelle prescritte dai camici bianchi nei primi sei mesi del 2025 – riporta La Repubblica, che ha approfondito il dato –. Ovvero, da gennaio a luglio dello scorso anno, e quindi ormai scadute (visto che valgono massimo sei mesi), senza essersi tradotte né in una prestazione né in un appuntamento".

Il dato, precisa il quotidiano, emerge dal monitoraggio periodico che viene condotto dalla Regione Lombardia, anche in base alle direttive del Ministero, così da tenere monitorato l’andamento delle liste di attesa, vera spina nel fianco del sistema sanitario lombardo.

Nel dettaglio, si apprende che in Lombardia, nel primo semestre del 2025, sono state firmate 22,4 milioni di ricette. Ebbene, di queste, 10,7 milioni hanno condotto a una prestazione eseguita, mentre 2 milioni e 48.033 ricette fanno riferimento a visite ed esami che, allo stato attuale, risultano prenotati, sebbene gli appuntamenti debbano ancora essere effettuati e le visite erogate.

Tutte le altre – annota Repubblica –, appunto oltre 9,6 milioni, sono prescrizioni che non verranno mai più utilizzate, vuoi per le lunghe code che scoraggiano i cittadini a prenotare un appuntamento con la sanità pubblica, vuoi perché alla fine i pazienti preferiscono rivolgersi al mercato privato (e a quello dei fondi mutualistici e delle assicurazioni, per le quali la Regione nei mesi scorsi ha stilato un percorso di convenzionamento ad hoc, standard per tutti gli ospedali) piuttosto che aspettare per mesi. Vuoi perché, alla fine, semplicemente le persone rinunciano a fare quella visita o quell’esame”. 

Nel merito, La Repubblica ha interpellato Francesco Longo, direttore di Oasi, l’Osservatorio del Cergas/Sda Bocconi sulle aziende sanitarie.

Questi dati – ha dichiarato Longo al quotidiano nazionale – riflettono una situazione comune a livello nazionale: sul totale delle ricette, il Sistema sanitario è in grado di erogarne tra il 50 e il 60 per cento. Una percentuale che si abbina a quanto stimato dall’Istat, secondo la quale in Italia solo il 49 per cento delle visite sono a carico della sanità pubblica”. 

Il quadro – ha aggiunto Longo – certifica una cosa: oggi il sistema pubblico fatica a “coprire” tutti i bisogni. Purtroppo, date le risorse disponibili da un lato e la domanda dall’altro, è necessario individuare delle priorità”.

Un'ulteriore conferma, se davvero ce ne fosse bisogno, di quanto sia alle strette la sanità lombarda, un tempo un vanto della regione e oggi in costante difficoltà, esattamente come quella del resto d'Italia.

E a farne le spese – letteralmente – sono ancora una volta i cittadini

Chi può si rivolge alla sanità privata pagando fior di quattrini. Chi non può permetterselo, rinuncia semplicemente a visite specialistiche e a costosi esami.

Federico Centenari

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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