Cultura
09 ago 2025
Ancora un paio di mesi e Cremona tornerà ad ospitare una grande esposizione: dal 10 ottobre la monografica su Boccaccio Boccaccino
Ancora un paio di mesi, e tornerà a Cremona, dopo molti anni dalle ultime grandi mostre di richiamo nazionale, un'esposizione di rilievo. Dal 10 ottobre fino all'11 gennaio del 2026, infatti, il Museo Diocesano ospiterà la prima mostra monografica su Boccaccio Boccaccino (Ferrara?, 1462/ante 22 agosto 1466 – Cremona, 1525).
L’importante evento è organizzato dal Museo Diocesano di Cremona con la collaborazione della Soprintendenza ABAP per le province di Cremona Lodi e Mantova e il patrocinio del Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali di Cremona dell’Università degli Studi di Pavia in occasione dei 500 anni dalla morte dell’artista.
“La mostra – si legge sul sito della Diocesi – si pone come occasione irripetibile di studio e di ricerca e, al tempo stesso, un momento di valorizzazione di un maestro poco noto al grande pubblico, ma pur sempre di indubbia importanza nell’ambito della cultura figurativa del Rinascimento in Italia settentrionale, tanto da essere definito da Giorgio Vasari, nelle sue celebri Vite, “raro” ed “eccellente pittore”. Grazie alla sua attività, attestata nei più importanti centri del nord Italia, Boccaccino si propose infatti sulla scena come un intelligente interprete della lezione impartita da Leonardo a Milano e da Giorgione a Venezia”.
L’idea della mostra “scaturisce dalla recente acquisizione, da parte del Museo Diocesano di Cremona, di una tavola del Maestro, frammento di una pala d’altare un tempo nella chiesa di San Pietro al Po a Cremona, che rappresenta l’ultima sua opera, eseguita poco prima della morte. Con questa acquisizione il Diocesano di Cremona può vantare oggi il più cospicuo nucleo museale di opere di Boccaccino, che comprende, oltre al frammento di pala (restaurato), la stupenda Annunciazione Ludovisi, la Crocifissione e la Sacra famiglia con Maria Maddalena”.
Ma non è tutto. “Attraverso prestiti di grande rilevanza – annota il sito della Diocesi –, concessi da importanti istituzioni museali – tra cui le Gallerie degli Uffizi, la Galleria Estense, il Museo di Capodimonte, il Museo Civico di Padova, il Museo Correr – la mostra ripercorre la vicenda artistica di Boccaccino dalle origini sino agli ultimi anni, dando conto della sua attività attestata a Ferrara, Genova, Milano, Venezia, Roma e Cremona, nella cui Cattedrale si conserva lo straordinario ciclo affrescato nella navata centrale. Si potrà così comprendere il rilievo del pittore nel più ampio contesto del Rinascimento italiano tra la fine del XV e i primi tre decenni del XVI secolo”.
Nel dettaglio, il percorso artistico prende avvio dalla prima attività di Boccaccino attraverso due importanti testimonianze: l’Adorazione dei pastori del Museo di Capodimonte e la Madonna col Bambino dei Musei Civici di Padova, che consentono di inquadrare le prerogative stilistiche del pittore, suggestionato, alla fine del XV secolo, dai fatti figurativi di ascendenza emiliano-ferrarese e dalla cultura di matrice leonardesca.
L’esposizione cremonese, si legge ancora sul sito della Diocesi, “si completa con due opere risalenti all’estrema maturità dell’artista, il Ritratto di gentiluomo di collezione privata, sinora mai esposto al pubblico e ad oggi unico testimone della produzione ritrattistica del pittore, e il frammento restaurato della cosiddetta ‘pala Fodri’. In queste opere, nonostante l’età avanzata, il maestro dimostra di essere aggiornato sulle novità proposte da altri maestri del Rinascimento padano, per esempio da Girolamo Romanino e Altobello Melone, e di essere inserito nei più importanti circuiti cittadini, godendo della stima dei contemporanei”.
La direzione scientifica della mostra è affidata a Francesco Ceretti dell'Università degli Studi di Pavia e a Filippo Piazza (Soprintendenza ABAP per le province di Brescia e Bergamo), coadiuvati da un comitato scientifico di alto profilo, che annovera Gabriele Barucca (già Soprintendenza ABAP per le province di Cremona Lodi e Mantova), Francesco Frangi (Università degli Studi di Pavia), Maria Cristina Passoni (Pinacoteca di Brera), Cristina Quattrini (Pinacoteca di Brera) e Marco Tanzi (Università del Salento).
a.p.
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