Cultura

04 gen 2026
Epifania

Dalla "Dodicesima notte" all'accensione del ceppo: tra antiche usanze e misteri dell'Epifania in terra di Po, dal Cremonese al Casalasco

L’Epifania porta, in terra di Po, dal Cremonese al Casalasco, un susseguirsi di eventi che spazieranno tra musica e fede, arte e divertimento. Tra i tanti appuntamenti in programma, a Gussola, domenica 4 gennaio, alle 18, nella chiesa dell'Annunciazione, il concerto delle voci del coro "The Hallelujah Singers Gospel Choir" e martedì 6 gennaio, sempre a Gussola, alle 16, in sala civica, ci si potrà divertire con baby dance, spettacoli di magia, giocoleria con piattini e bolle giganti.

A Casalmaggiore, martedì, 6 gennaio, alle 21 nella chiesa di San Francesco, concerto dell’Epifania con la Società musicale Estudiantina mentre a Torricella del Pizzo, lo stesso giorno, alle 16 arriverà la Befana e, nell’occasione, si terrà anche la cerimonia di premiazione del concorso “Illuminiamo il Natale” promosso dall’Amministrazione comunale con l’obiettivo di vivacizzare il paese in occasione delle festività natalizie. 

A Solarolo Monasterolo di Motta Baluffi, tutti i giorni, nel campo all’ombra della chiesa parrocchiale, si potrà ammirare il grande presepio artistico, a grandezza umana, che ormai da anni anima e arricchisce le festività natalizie. Spostandosi più verso Cremona, ecco che nel santuario della Regina del Po di Brancere, martedì, 6 gennaio, alle 11, la messa solenne sarà celebrata dal vescovo missionario emerito Dom Carmelo Scampa mentre alle 17.30, a Spinadesco, nella chiesa parrocchiale, si terrà l’elevazione musicale “Soli Deo Gloria” con il coro Il Discanto, ensemble barocco diretto dal maestro Daniele Scolari.  

Ma l’Epifania non significa solo eventi e iniziative che si susseguono lungo i territori del Po. Questa antica festa porta con sé anche un carico di leggende, tradizioni e misteri.

Come quello legato alla Dodicesima Notte. Basi partire dai diversi simboli di questa ricorrenza che, tra falò e befana, magi, doni e calze, richiamano da subito ad approfondire questo momento. La doverosa premessa riguarda innanzitutto il significato di  “Epifania” che, dal greco, significa «manifestazione»; e, se nel linguaggio cristiano designa il riconoscimento e l’adorazione di Gesù Bambino da parte dei Magi, più in generale indica la manifestazione di ciò che è nascosto, e ciò sia in un contesto di tipo religioso, sia nella dimensione della vita profana.

«La dodicesima notte» è anche il titolo di quella che, secondo molti critici, è la più perfetta commedia di Shakespeare (titolo originale: «Twelfh Night»; sottotitolo: «Quel che volete», «What You Will»), il cui titolo ha fatto  impazzire generazioni di studiosi dell’opera shakespeariana: che relazione vi è tra esso e il contenuto della commedia stessa, anche considerato che questa pare sia stata rappresentata proprio il giorno dell’Epifania del 1601?

L’interpretazione più diffusa è che la notte dell’Epifania, cioè la dodicesima notte dopo quella del Natale, non abbia alcun significato in senso religioso; ma che l’Epifania, intesa nel senso profano, alluda alla sarabanda di avvenimenti inconsueti, imprevisti e imprevedibili, che caratterizzano l‘azione scenica. Tempeste, separazioni, scambi di persona, situazioni erotiche ambigue (una ragazza che si traveste da paggio e che, in tale veste, suscita la passione irrefrenabile di una gentildonna, a sua volta amata dal padrone della ragazza), agnizioni (la ragazza e il suo fratello gemello si ritrovano, dopo essersi creduti morti l’uno per l’altra), buffonate intrise di saggezza e saggezza che degenera in follia, inganni, macchinazioni e tradimenti: tutto corre allegramente, come una perfetta macchina teatrale, verso lo scioglimento finale, dove ogni cosa torna al suo posto e si risolve nell’immancabile, ma non banale, “happy end” della riconciliazione conclusiva.

Tuttavia, nonostante la concezione laica e immanente del teatro di Shakespeare e il suo impatto sul pubblico da quattro secoli a questa parte, la notte dell’Epifania rimane soprattutto quella cristiana, con l’immagine dei tre misteriosi personaggi venuti dal lontano Oriente per adorare il Salvatore del mondo ancora avvolto nelle fasce, e con quella particolare atmosfera di sospensione, di trepidante attesa, che sa di infanzia e che ha il profumo inconfondibile delle cose antiche, da sempre sapute ma non del tutto spiegabili razionalmente.

In quella notte, così come nelle undici notti precedenti, si consuma un grande mistero; il tempo pare fermarsi, forse anche per il fenomeno astronomico del solstizio d’inverno che, appunto poco prima del Natale, pone fine al progressivo, inesorabile accorciarsi del giorno e segna l’inizio del lento allungarsi delle ore quotidiane di luce. Si avverte che, in quelle dodici notti colme di stupore, qualcosa di davvero eccezionale accade nel mondo della natura, e anche al di sopra di esso; che un evento indicibile, inesprimibile, ineffabile, aleggia su ogni cosa e pervade l’atmosfera con il suo alito impalpabile, avvolgendo noi e tutto il creato in una dimensione sacrale.

Esistono delle tradizioni popolari, diffuse specialmente nell’Europa centrale, secondo le quali, nelle dodici notti sante, la natura si rivela agli uomini in una maniera assolutamente nuova e misteriosa, dopo che il ciclo vitale, a partire dalla notte di San Giovanni (24 giugno), è giunto nella sua fase cruciale, mentre l’autunno non è che la preparazione graduale a quella pienezza finale; si dice anche che gli animali, le piante e persino le pietre non rimangano estranei a questo soffio di vita segreta, il quale percorre come un fremito tutta la creazione.

E’ inoltre noto che in numerose tradizioni iniziatiche, dodici è un numero magico, che indica il ritorno al punto di partenza e il completamento di un ciclo cosmico, così come i dodici mesi dell’anno scandiscono l’orbita della Terra nello spazio intorno al Sole Le dodici notti sante fra il Natale e l’Epifania sono il momento sacro per eccellenza e un concetto simile era già presente nell’antichità pagana: si pensi ai Saturnali, che duravano dal 17 al 23 dicembre (calendario stabilito dall’imperatore Domiziano), ma soprattutto al Dies Natalis Solis Invicti, il giorno della nascita del Sole Invitto, il cui tempio venne consacrato dall’imperatore Aureliano il 25 dicembre del 274.

Senza dimenticare  che la festa del dio d’origine persiana Mithra, connessa, attraverso una serie di passaggi di natura sincretista, con il culto di Dioniso, veniva celebrata in Oriente la notte del 24 dicembre, la vigilia del Natale cristiano.

La fusione delle tre tradizioni - solare, mitraica e cristiana – si deve a Costantino e inoltre occorre ricordare che nei Paesi cristiani ortodossi, che seguono tuttora il calendario giuliano, la nascita del Signore viene celebrata il giorno stesso dell’Epifania, per la differenza di tredici giorni che intercorre rispetto al calendario gregoriano. 

La decisione di Costantino fu dettata certamente da ragioni politiche e cioè da una voluta ambiguità fra la solennità principale del culto del Sole Invitto e quella dei seguaci di Gesù Cristo, ma comunque resta il fatto che il periodo compreso fra il solstizio d’inverno e la prima settimana di gennaio (che, nell’antico calendario romano di Romolo, non era il primo mese dell’anno, poiché il primo era marzo) è stato considerato dai nostri antichi progenitori, da tempi immemorabili, un periodo sacro, legato al mistero della morte e della rinascita e, quindi, al ciclo eternamente rinnovantesi delle forze vitali in seno alla natura.

L’Epifania di certo non si esaurisce con alcune reminiscenze di carattere storico ed anche le tradizioni hanno permesso il perpetuarsi di alcuni momenti che dovevano assumere significati particolari: e l’Epifania, appunto, è forse il più importante tra questi.

Usanza remota e caratteristica è l’accensione del ceppo, grosso tronco che dovrà bruciare per dodici notti. E’ una tradizione risalente a forme di culto pagano di origine nordica: essa sopravvive l’antico rito del fuoco del solstizio d’inverno, con il quale si invocavano la luce e il calore del sole, e si propiziava la fertilità dei campi.

E non è un caso se il carbone che rimane dopo la lenta combustione, che verrà utilizzato l’anno successivo per accendere il nuovo fuoco, è proprio tra i doni che la Befana distribuisce (trasformato chissà perché in un simbolo punitivo).

La tradizione è ancora conservata in alcune regioni d’Italia, con diverse varianti: a Genova viene acceso in alcune piazze, e l’usanza vuole che tutti vadano a prendere un tizzone di brace per il loro camino; in Puglia il ceppo viene circondato da 12 pezzi di legno diversi. In parecchie famiglie, il ceppo, acceso la sera la sera della Vigilia, deve ardere per tutta la notte, e al mattino le ceneri vengono sparse sui campi per garantirsi buoni raccolti. 

In epoca medioevale si dava molta importanza al periodo compreso tra il Natale e il 6 gennaio, un periodo di dodici notti dove la notte dell’Epifania è anche chiamata la “Dodicesima notte”. 

Eremita del Po

(fine prima parte)

Paolo Panni

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