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26 mar 2026
Aviaria galline allevamento

Primo caso di aviaria nell'uomo. Ovviamente in Lombardia, terra d'allevamento intensivo. E la politica? Chiede soldi per gli allevatori, non sicurezza per i cittadini

La notizia stupisce, ma solo fino a un certo punto. Quantomeno se ci si è tenuti aggiornati, in questi anni, sui rischi di zoonosi derivanti dall'allevamento intensivo. E ieri, confermata da Regione Lombardia e dal ministero della Salute, ecco la novità: il primo caso di aviaria nell'uomo è stato identificato proprio in Lombardia, terra di allevamenti per eccellenza, e in particolare in area Monza-Brianza.

L'Ansa ha diffuso la notizia in modo inequivocabile: "La Regione Lombardia ha identificato un caso di infezione da virus influenzale A(H9N2) di origine animale (aviaria) a bassa patogenicità, in una persona fragile con malattie concomitanti proveniente da un paese extraeuropeo dove ha contratto l'infezione, e attualmente ricoverato. Lo rende noto il ministero della Salute".

Stupisce fino a un certo punto, si diceva, dal momento che nei mesi scorsi moltissimi focolai di aviaria hanno interessato il Lodigiano, il Mantovano, il Bresciano e anche il Cremonese (qui un nostro articolo).

Ora ecco il primo caso umano del ceppo di influenza aviaria H9N2 rilevato in Europa. Nessun allarmismo, per carità: lo stesso ministero della Salute ha precisato subito che "sulla base delle informazioni scientifiche ad oggi disponibili", il contagio avviene tramite "esposizione diretta al pollame infetto o ad ambienti o materiali contaminati".

I casi umani, è stato evidenziato ancora, sono caratterizzati da malattia lieve e allo stato attuale non è stata mai riportata trasmissione da persona a persona.

Sempre l'Ansa, ieri, ha riportato le dichiarazioni dell'epidemiologo Gianni Rezza, che ha parlato di "un caso isolato", aggiungengo che "Ovviamente il monitoraggio va continuato ma non c'è una situazione di allerta in Italia".

"A livello mondiale invece - ha osservato Rezza - l'attenzione sui virus aviari e sui virus trasmessi dagli animali deve restare alta, perchè il rischio di un salto di specie è possibile".  

E proprio quest'ultima affermazione dovrebbe far drizzare le antenne, quantomeno in Pianura Padana, il fulcro assoluto dell'allevamento intensivo in Italia. Maggiori controlli, maggiore sensibilizzazione. Maggiori restrizioni all'ampliamento del numero degli allevamenti intensivi. Queste potrebbero essere misure di buon senso da adottare per contenere ogni tipo di rischio.

Ma in Lombardia il trend è ben diverso e come sempre, a comandare sono gli interessi economici. La riprova? E' arrivata sempre ieri, tra le righe di un comunicato stampa dei consiglieri regionali del Pd Marco Carra, Matteo Piloni e Roberta Vallacchi.

Qui il tema non è l'aviara bensì la peste suina, altra epidemia che ha colpito pesantemente nei mesi scorsi. Aumentare i controlli? Contenere il numero e l'estensione degli allevamenti intensivi a tutela del cittadino?

Macché, qui il punto sono i ristori agli allevatori. Solo e soltanto questo.

Ecco cosa dichiarano gli esponenti del Pd nella nota stapa diffusa ieri: "Bene il declassamento delle aree soggette a restrizione per la peste suina, ma ora la Regione si attivi per distribuire agli allevatori colpiti i ristori non liquidati". 

Non solo. Aggiungono Carra, Piloni e Vallacchi appoggiando uno dei maggiori difensori degli allevamenti intensivi e dell'agricoltura spinta, ossia la Coldiretti: “Come ha denunciato anche la Coldiretti nell'ultima manifestazione che ha organizzato sotto il Pirellone 20 giorni fa, i ristori sono stati distribuiti  solo in parte. E’ stato liquidato un solo bando, scaduto a marzo 2025, per i danni da dicembre 2023 a ottobre 2024, con un primo stanziamento di 10 milioni di euro, a cui ne sono stati poi aggiunti altri 5. Ad oggi le associazioni denunciano che è stato liquidato solo il 70% dei danni dichiarati e chiedono siano stanziati altri 35 milioni per completare la liquidazione dei ristori richiesti per il periodo tra dicembre 2023 e ottobre 2024 e per i periodi successivi sino ad oggi”.

La mancata distribuzione dei ristori - hanno concluso i consiglieri - ha messo in grave difficoltà tanti allevatori. Alcuni hanno chiuso, altri si sono indebitati. La situazione è davvero drammatica in tutte le province del sud della Lombardia, Lodi, Pavia, Cremona, Mantova e Brescia. Per loro non c’è più tempo da perdere”.

Messaggio forte e chiaro: il soggetto da tutelare attraverso i fondi pubblici, ossia di tutti i cittadini, è l'allevatore, non il cittadino. E di intensificare i controlli per beccare chi sgarra o alzare le misure di prevenzione, non se ne parla nemmeno.

Si va dritto al sodo. Al conquibus.

Federico Centenari

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