Attualità
11 gen 2026
Un risultato che onora il Cremonese: grazie anche a Davide Persico svelato il mistero della collezione tassidermica di padre Jean Baptiste Fourcault
Nuovo prestigioso risultato a firma del professor Davide Persico, cremonese di San Daniele Po, dove è stato fautore e fondatore della nascita di quella straordinaria realtà culturale e scientifica che è il Museo Paleoantropologico del Po.
Realtà, questa, di straordinaria rilevanza, che si avvicina, a grandi passi, al traguardo dei trent’anni di attività (che ricorreranno nel 2028) e che rappresenta, in assoluto, per le tematiche trattate, una realtà unica nel panorama culturale cremonese.
In questi giorni è stato svelato il segreto della misteriosa collezione tassidermica di padre Jean Baptiste Fourcault, patrimonio del Museo di Storiografia Naturalistica dell’Università di Parma – MUST. Padre Fourcault, giusto ricordarlo, nacque nel 1719 e fu celebre per le sue capacità di imbalsamatore ed illustratore di animali ma anche per le sue rilevanti ricerche sistematiche. Giunse a Parma nel 1763 quale ornitologo alla Corte Ducale di Filippo I di Borbone e diresse il Museo di Storia Naturale fino alla sua morte avvenuta nel 1775.
La sua collezione tassidermica ha di fatto dato origine al Museo ed è una delle raccolte zoologiche più antiche conservate in un museo italiano. Un articolo pubblicato sul fresco numero di “Museologia scientifica” scioglie un interrogativo che resisteva da qualcosa come tre secoli.
Autori del lavoro sono proprio Davide Persico, Direttore scientifico del MUST e docente del Dipartimento di Scienze Chimiche, della Vita e della Sostenibilità Ambientale dell’Università di Parma, Maria Amarante della U.O. Sistema Museale di Ateneo e Archivio Storico, la docente del Dipartimento di Scienze Medico-Veterinarie Antonella Volta e la laureanda Alice Giovagnoni.
Un risultato che onora anche il territorio cremonese. La piccola serie di esemplari tassidermici in ampolle di vetro, perfettamente conservati dopo quasi tre secoli, è ciò che rimane del Gabinetto ornitologico settecentesco di padre Fourcault, frate dell’Ordine dei Minimi che contribuì alla fondazione del Museo di Parma.
Le ampolle di vetro, uniche e fatte realizzare appositamente, presentano come unico accesso una piccola imboccatura sigillata da Fourcault dopo avervi introdotto gli animali, tutti di dimensioni maggiori del foro di ingresso, e gli elementi utili per contestualizzarli scenograficamente.
Ma animali ed elementi scenografici come erano stati introdotti nelle ampolle, se l’unico foro era troppo stretto per permetterne il passaggio? Finora era stato impossibile comprendere la tecnica utilizzata, che padre Fourcault non rivelò mai e che, dalla seconda metà del Settecento, ha incuriosito studiose e studiosi, rimanendo un mistero.
Ora, con metodologie moderne di indagine come la radiografia e la tomografia assiale, oltre che con lo studio di alcuni esemplari conservati nelle teche non originali, il mistero è stato svelato. Le indagini hanno fatto luce su materiali e metodi impiegati da Fourcault, svelando che quello che sembrava essere il foro d’ingresso era in realtà un’apertura apparente ridotta, realizzata sovrapponendo all’apertura reale un colletto di vetro fissato mediante gli elementi in legno del tappo.
L’apertura reale era generalmente larga il triplo, e permetteva così il passaggio di parti dure e non comprimibili come ad esempio il cranio degli animali e gli oggetti in legno che si è scoperto essere composti da elementi assemblati poi all’interno in corpi solidi più grandi. Il corpo degli animali, invece, venne preparato per essere compresso e introdotto. Le linee di giunzione del colletto in vetro e del margine dell’apertura dell’ampolla erano state camuffate dal Fourcault mediante eleganti cordicelle avvolte tutto intorno e le linee di giunzione degli oggetti in legno nascoste da carteggi incollati: perfetta dunque “l’illusione” per chi guarda.
“Le campane di Fourcault – si legge nella conclusione dello studio - hanno una valenza tassidermica peculiare. Esse non rappresentano solo un laborioso metodo di conservazione di animali impagliati nel tempo, ma vi è anche, da parte dell’autore, la chiara volontà di creare oggetti museali artistici unici, con l’innegabile arguzia di trarre in inganno l’osservatore”.
Il Museo di Storiografia Naturalistica dell’Università di Parma – MUST Inaugurato a fine ottobre 2025, il MUST nasce dalla riqualificazione del Museo di Storia Naturale dell’Ateneo – ora raccolto in un’unica sede, completamente accessibile – e in Italia non ha precedenti, poiché l’intero corpus è stato ampliato e riallestito in un grande racconto naturalistico che, seguendo una linea del tempo, ne rivela cronologicamente lo sviluppo scientifico, tecnologico, storico ed estetico attraverso le vite e le collezioni dei protagonisti.
Non una rivoluzione, quindi, ma una vera e propria evoluzione, dal momento che il percorso è del tutto immerso nel contesto storico e, tramite suggestioni espositive, mostra come si sia trasformata la visione della natura e, con essa, il concetto di allestimento nel corso dei secoli, dalle prime raccolte private al museo come istituzione pubblica.
È un museo nuovo, che intreccia storiografia e mondo naturale secondo un approccio moderno, immersivo, sensoriale e inclusivo, e anche un nuovo spazio fecondo di ricerca scientifica, antropologica e di vario genere. Il MUST, tra l’altro, riapre dopo la pausa natalizia martedì 3 febbraio con questi orari: martedì - venerdì 10-17 (ultimo ingresso ore 16), sabato 10 - 18 (ultimo ingresso ore 17).
Un luogo che merita di essere conosciuto e valorizzato, al quale il professor Persico sta dando l’anima.
Eremita del Po
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Paolo Panni
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