L'intervento

21 mar 2026
Nuovo ospedale cartina

"Nuovo ospedale, il sistema di riscaldamento e raffrescamento deriva da una scelta condizionata dal progetto e non verificata nelle alternative"

Dall’analisi del progetto del nuovo Ospedale emerge che la scelta del sistema geotermico (riscaldamento e raffrescamento) a falda non appare il risultato di un confronto tecnico approfondito tra soluzioni alternative, ma una decisione fortemente influenzata da esigenze progettuali, normative e di rappresentazione dell’opera. 
 
Il sistema a falda presenta infatti alcuni vantaggi immediati nella fase di progettazione
- consente prestazioni energetiche leggermente migliori nei calcoli di progetto, utili per il rispetto dei requisiti normativi degli edifici pubblici (NZEB);
- semplifica la progettazione impiantistica interna, grazie a condizioni di funzionamento più stabili;
- richiede una superficie molto più contenuta rispetto a un campo geotermico a sonde.
 
Tuttavia, questi vantaggi riguardano prevalentemente la fase progettuale e autorizzativa iniziale. 

 
Non risultano invece adeguatamente approfonditi nel progetto gli aspetti più critici del sistema a falda, in particolare: 

- gli effetti sul sistema idrogeologico nel lungo periodo;
- la gestione e manutenzione dei pozzi (pompe, incrostazioni, sostituzioni); 

- le possibili interazioni tra acquiferi e con altri usi della risorsa idrica. 
 
In questo senso, la soluzione adottata appare ottimizzata per le prestazioni teoriche e per l’approvazione del progetto, mentre le principali complessità operative e ambientali risultano rinviate alle fasi successive.
 
A questi elementi si aggiungono vincoli progettuali evidenti. Il nuovo ospedale è configurato come un grande anello di circa 900–1000 metri di sviluppo, con una vasta area centrale non utilizzabile perché occupata da una depressione del terreno e da una vasca di laminazione. 

 
Inoltre, la necessità di mantenere in funzione l’attuale complesso ospedaliero fino al completamento del nuovo edificio rende di fatto impraticabile la realizzazione immediata di un campo geotermico a sonde nell’area oggi occupata dal blocco sanitario ad H, che potrà essere demolito solo in una fase successiva. 

 
In questo contesto, la scelta del sistema a falda appare quindi fortemente condizionata dalla configurazione architettonica e dalle modalità di realizzazione dell’opera. 

 
Il sistema previsto nel PFTE2 è composto da 24 pozzi (12 di presa e 12 di resa), con portate fino a 300 litri al secondo, pari a circa 6,8 milioni di metri cubi di acqua movimentata ogni anno. Si tratta di una vera e propria grande derivazione di acqua sotterranea, soggetta a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) e procedura PAUR (Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale), e non di un impianto accessorio. 

 
Il modello idrogeologico del progetto evidenzia effetti tutt’altro che trascurabili
- abbassamento della falda fino a circa 4 metri in prossimità dei pozzi;
- estensione degli effetti fino a circa 500 metri di distanza.
 
Lo stesso studio progettuale evidenzia inoltre che: 

- il modello è costruito su dati non specifici del sito;
- le simulazioni sono di tipo semplificato;
- i risultati dovranno essere verificati solo nelle fasi di collaudo e di esercizio.
 
In sostanza, si prevede di validare il comportamento reale del sistema dopo la sua realizzazione. 

 
Non risultano inoltre analizzati in modo approfondito aspetti rilevanti quali: 

- il possibile collegamento tra acquiferi a diversa profondità;
- il trasferimento di elementi chimici tra falde;
- le interazioni con il sistema di captazione idropotabile del territorio.

 
Il punto centrale è che, per un’opera pubblica di questa dimensione, la scelta del sistema energetico dovrebbe derivare da una valutazione comparativa reale tra alternative progettuali. Questo, nei documenti disponibili, non risulta. 

 
Nel progetto di riqualificazione dell’attuale ospedale la situazione è completamente diversa. La configurazione più compatta dell’area e la disponibilità di superfici dedicate (come il parcheggio interrato e le aree perimetrali) consentono la realizzazione di un sistema geotermico a sonde verticali (circuito chiuso), senza prelievo di acqua e senza interferenze con la falda. 

 
Si tratta di una soluzione che: 

- non altera il sistema idrico sotterraneo;
- non richiede concessioni di derivazione;
- non genera effetti diffusi nel sottosuolo ;
- presenta una gestione più semplice e stabile nel tempo.
 
Il confronto tra i due scenari porta a una considerazione chiara: nel nuovo ospedale la scelta della geotermia a falda appare fortemente condizionata dalla forma del progetto e dalle modalità costruttive,
mentre nella riqualificazione dell’esistente esiste una alternativa concreta, tecnicamente praticabile e meno impattante. 

 
Per questi motivi riteniamo necessario che: 

- venga riesaminata la soluzione energetica prevista 

- venga sviluppata una valutazione progettuale reale della riqualificazione dell’attuale 
ospedale 

- venga effettuato un confronto tecnico, economico e ambientale tra alternative 

 
Perché una decisione di questa portata non può essere guidata da una soluzione “condizionata”, ma deve essere il risultato di una scelta consapevole, trasparente e verificabile.

Movimento Riqualificazione Ospedale

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