L'intervento

01 mag 2026
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"Primo Maggio, un'occasione per riflettere. In Italia da anni è in atto una guerra di cui poco si parla: più di mille lavoratori muoiono ogni anno"

In Italia da anni è in atto una guerra di cui poco si parla e scarso è l’impegno per fermarla.

Nei luoghi di lavoro ogni anno, in Italia, più di 1000 lavoratori vengono uccisi: più di 3 al giorno. Sono dati che ci consegnano 20.000 morti negli ultimi 18 anni. Nel 2025 sono accaduti quasi 600.000 infortuni, ma il sommerso è enorme: CGIL e diverse associazioni stimano che i casi reali superino il milione; in agricoltura muoiono travolti da trattori circa 140 lavoratori.

Il governo, per fare fronte a questo massacro, spende per la prevenzione solo lo 0,4 per cento. Ha ridotto gli organici degli ispettorati del lavoro da 7812 a 7776, delle 500 assunzioni previste ne ha concretizzate soltanto 300, mentre ha aumentato il numero dei posti dirigenziali. Persegue nel contempo il disegno di ridefinire, riducendolo, il ruolo dell'Ispettorato del Lavoro.

Gli accertamenti sui luoghi di lavoro, effettuati dagli organi competenti, registrano percentuali assolute di irregolarità normative, contrattuali e della legislazione in vigore a tutela dei lavoratori.

Contratti a termine, precarietà lavorativa, frantumazione del sistema contrattuale nello svolgimento delle attività, uso delle cooperative per ridurre le tutele, lavoro nero e conseguente divisione dei lavoratori sono la principale causa degli infortuni e delle morti sul lavoro. Risulta evidente l’assenza dell’azione politica di indirizzo e tutela del diritto sui luoghi di lavoro.

Nello stesso tempo si evidenzia l'inadeguatezza dell'azione sindacale a difesa dei lavoratori, come comprovato dalla crisi delle rappresentanze sindacali e dall'assenza di un conflitto, che ponga limiti ai processi di riorganizzazione in corso, di trasferimento di aziende all’estero ed all'isolamento dei lavoratori.

In questo ambito ha pesato anche l'esito negativo del referendum sindacale, per il ripristino dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori. Lo stato di questa guerra vede il territorio cremonese come uno dei peggiori.

Siamo al terzo posto sul piano nazionale come gravità sulla sicurezza. Ad un tasso di attività sostanzialmente stabile, ben 4.472 le denunce di infortuni all’INAIL, i morti sul lavoro sono raddoppiati, passando da 7 a 14, con un’incidenza doppia rispetto a quella nazionale, gli infortuni in itinere aumentano del 21,4 per cento e le malattie professionali riconosciute passano da 184 a 205.

Il nostro Partito condivide la necessità dell’istituzione del reato di omicidio sul lavoro, siamo contro l’utilizzo smodato degli appalti, contro i contratti di comodo, contro la precarietà e le false cooperative e siamo per affermare la dignità della persona nei luoghi di lavoro.

Abbiamo presentato una proposta di legge che introduce il salario minimo a 10 euro all’ora, indicizzato all’inflazione e stiamo per far partire una raccolta di firme per una legge che introduca l’imposta sui grandi patrimoni, con un contributo annuale dell’1 per cento per i patrimoni superiori ai 2 milioni di euro, esclusa la prima casa di residenza.

Segreteria Rifondazione Comunista Cremona

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