Attualità
29 apr 2026
Associazione "Schierarsi" pronta a scendere nelle piazze di Cremona e Lodi per il referendum contro il finanziamento pubblico all’editoria: al via la raccolta firme
Lunedì 20 aprile l’Associazione "Schierarsi" ha depositato presso la Corte di Cassazione il quesito referendario per l’abolizione del finanziamento pubblico diretto all’editoria. Da lunedì 27 aprile è ufficialmente aperta la raccolta firme: serviranno 500.000 sottoscrizioni in tre mesi per portare la proposta al voto.
Nelle prossime settimane anche in provincia di Cremona e Lodi verranno allestiti banchetti informativi e punti raccolta firme, anche se è già possibile aderire alla proposta online.
Tutte le informazioni sono disponibili su: www.bastasoldiaigiornali.it
UN SISTEMA CHE MERITA UNA VERIFICA
Il finanziamento pubblico all’editoria, fa sapere l'associazione che fa capo ad Alessandro Di Battista, "nasce con un obiettivo condivisibile: garantire pluralismo e indipendenza. Ma oggi, numeri alla mano, è legittimo chiedersi se questo obiettivo sia ancora centrato".
Come abbiamo riportato attraverso una nostra inchiesta di qualche tempo fa (qui l'articolo), i contributi all'editoria interessano anche alcuni giornali cremonesi, a partire da La Provincia, che ha alle spalle un editore già sufficientemente forte, dal momento che si tratta della Libera, l'associazione di categoria degli agricoltori. Sorprende dunque che il quotidiano cremonese necessiti di contributi dallo stato per continuare le pubblicazioni.
Tra il 2018 e il 2024 sono stati erogati 518 milioni di euro. Dal 2003 a oggi si superano i 2 miliardi di euro. Solo tra il 2022 e il 2023 si aggiungono 88 milioni di contributi straordinari.
"Risorse pubbliche rilevanti - annota in effetti Schierarsi - che, in molti casi, non vanno a sostenere realtà fragili o indipendenti, ma confluiscono in strutture editoriali collegate a grandi gruppi economici e finanziari, spesso attivi in settori come energia, edilizia e sanità privata".
"Il risultato è una contraddizione evidente - prosegue l'associazione -: si parla di pluralismo, ma una parte consistente dell’informazione resta concentrata nelle mani di pochi soggetti. Più che ampliare le voci, il sistema rischia di consolidare posizioni già forti. Il sistema non funziona e va ricostruito premiando veramente la piccola editoria indipendente a servizio dei cittadini e dei territori ed evitare che la maggioranza di questi fondi vengano carpiti da gruppi editoriali già forti e consolidati".
ALCUNI DATI CHE FANNO DISCUTERE
Schierarsi riporta alcuni casi concreti che aiutano a comprendere meglio la portata del fenomeno.
Il Secolo d’Italia ha ricevuto complessivamente oltre 34 milioni di euro di fondi pubblici dal 2003 a oggi. Oggi è il quotidiano online della Fondazione Alleanza Nazionale e nel suo Consiglio di Amministrazione figurano, tra gli altri, Arianna Meloni, Italo Bocchino, Maurizio Gasparri, Fabio Rampelli. Un assetto che solleva interrogativi legittimi sulla distanza tra informazione finanziata e appartenenza politica.
Il Foglio, fondato da Giuliano Ferrara, ha superato i 49 milioni di euro di contributi pubblici dal 2003 a oggi.
Libero ha ricevuto circa 85 milioni di euro tra il 2003 e il 2023, pari a oltre 11.000 euro al giorno, festivi inclusi. La testata è riconducibile alla galassia imprenditoriale della famiglia Angelucci: un gruppo attivo nella sanità privata e in altri settori strategici, con un esponente di riferimento, Antonio Angelucci, oggi parlamentare della Lega.
Numeri e collegamenti che pongono una domanda semplice: è questo il modo più efficace per garantire un’informazione libera, autonoma e davvero pluralista?
IL PARADOSSO: SOLDI PUBBLICI, LAVORO PRECARIO
A fronte di questi finanziamenti, il settore giornalistico continua a vivere una realtà ben diversa. Molti professionisti lavorano con compensi bassi, contratti fragili e poche tutele. Se le risorse pubbliche servono a sostenere l’informazione, perché chi la produce fatica a viverci?
“Il rischio – dichiarano da Schierarsi Crema e Lodi – è che si sia consolidato un meccanismo che sostiene le strutture, ma non il lavoro. Un sistema che distribuisce risorse senza garantire equità né qualità.”
INFORMAZIONE O PROPAGANDA?
Il punto non è mettere in discussione il valore dell’informazione. Il punto è capire se il sistema attuale la stia davvero tutelando.
Oggi molte testate hanno una linea editoriale chiara, ed è legittimo. Ma quando quella linea viene presentata come informazione neutrale e, allo stesso tempo, sostenuta con fondi pubblici, si crea una frattura difficile da ignorare. In altre parole: chi vuole fare informazione di parte è libero di farlo. Ma è giusto che a finanziarla siano i cittadini?
UNA SCELTA CHE TORNA AI CITTADINI
Il referendum, precisa infine l'associazione promotrice, non è contro il giornalismo: "È una richiesta di trasparenza, responsabilità e coerenza nell’uso delle risorse pubbliche".
“Non si tratta di spegnere voci – assicura Schierarsi – ma di evitare che siano sempre le stesse a essere sostenute con soldi di tutti. Il pluralismo non si costruisce per decreto.”
COME FIRMARE
È possibile firmare online in pochi minuti tramite SPID o CIE sul sito del Ministero della Giustizia, a questo link.
Oppure si può firmare presso i banchetti che verranno organizzati sul territorio.
"Servono 500.000 firme - conclude l'associazione -. Serve una scelta consapevole. Perché una cosa è sostenere l’informazione. Un’altra è continuare a finanziare un sistema che, troppo spesso, non risponde più a questo obiettivo".
Federico Centenari
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