L'inchiesta
02 feb 2026
Altro che stop ai contributi all'editoria: nell'arco di due anni a "La Provincia" quasi 450 mila euro dallo Stato. Pioggia di fondi anche al cremasco "Il Nuovo Torrazzo"
Altro che abolizione, fine dei contributi pubblici, giornali che devono stare sul mercato: nel silenzio generale il finanziamento all’editoria continua a scorrere. E anche nel Cremonese lo Stato continua a finanziare la stampa locale con centinaia di migliaia di euro di soldi pubblici.
Sì, perché la questione riguarda da vicino anche la nostra provincia, se si considera che nell'arco di due anni il quotidiano "La Provincia di Cremona", edito dalla SEC – Società Editoriale Cremonese, e “voce” della Libera Associazione Agricoltori Cremonesi, ha incassato quasi 450 mila euro di fondi pubblici.
A fargli buona compagnia c’è Il Nuovo Torrazzo di Crema, che negli ultimi cinque anni ha beneficiato di contributi pubblici per quasi 2 milioni di euro.
Nato come strumento di sostegno a un settore considerato essenziale per il pluralismo democratico il finanziamento nel tempo è diventato oggetto di forti contestazioni, fino ai tentativi – mai portati a compimento – di riduzione progressiva e abolizione.
Nonostante le dichiarazioni di intenti e le campagne contro i “giornali sovvenzionati”, il finanziamento pubblico non solo esiste ancora, ma nel 2025 presenta un’architettura articolata e risorse tutt’altro che marginali.
Negli anni precedenti, il sostegno statale all’editoria si è sviluppato attraverso una pluralità di strumenti. Da un lato i contributi ordinari diretti destinati alle imprese editoriali e in particolare alle cooperative di giornalisti; dall’altro fondi straordinari, introdotti per fronteggiare crisi di settore o situazioni eccezionali, come nel caso degli interventi post-Covid o dei contributi calcolati in base alle copie cartacee vendute.
A questi si sono affiancate agevolazioni fiscali e misure di supporto alla rete delle edicole, considerate un presidio territoriale dell’informazione.
Con le più recenti leggi di bilancio, questo sistema frammentato è stato progressivamente ricondotto all’interno del Fondo unico per il pluralismo e l’innovazione digitale dell’informazione e dell’editoria, che oggi rappresenta il principale contenitore delle risorse pubbliche destinate al settore.
Il punto di svolta risale al 2018, quando la legge di Bilancio introdusse una norma che prevedeva la riduzione graduale dei contributi pubblici fino alla loro completa abolizione. Presentata durante il primo governo Conte come una riforma strutturale, quella previsione è rimasta sulla carta: le successive proroghe legislative e il rifinanziamento costante del fondo hanno neutralizzato il percorso di smantellamento.
Per l’anno 2025, il Fondo unico per l’editoria è stato dotato di 82 milioni di euro complessivi. A questi si aggiunge, per il 2026, un incremento previsto da un emendamento dell’ultimo minuto che stanzia ulteriori 60 milioni di euro, confermando come il sostegno pubblico continui a rappresentare una voce significativa della spesa statale per l’informazione.
Le risorse non sono destinate esclusivamente ai giornali, ma vengono distribuite lungo l’intera filiera editoriale. In base al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 17 aprile 2025, di cui Cremona Libera è in possesso, la ripartizione del Fondo unico 2025 prevede:
- 65 milioni di euro per contributi alle imprese editrici di quotidiani e periodici, calcolati sulle copie cartacee vendute nel 2023, con un contributo pari a 0,10 euro per copia;
- 10 milioni di euro per il sostegno alle edicole, anche per spese di gestione e digitalizzazione;
- 3 milioni di euro per i cosiddetti punti vendita non esclusivi di quotidiani e periodici, ovvero esercizi commerciali situati in comuni privi di edicole;
- 4 milioni di euro destinati alle imprese di distribuzione di quotidiani e periodici.
Questa articolazione mostra come il finanziamento pubblico non si limiti agli editori, ma punti a sostenere l’intero ecosistema dell’informazione, dalla produzione alla distribuzione fino alla vendita.
I contributi alle imprese editrici, in particolare quelli basati sulle copie vendute, si traducono in importi rilevanti soprattutto per i grandi gruppi editoriali.
Nell’ambito dei finanziamenti legati alle vendite del 2022, erogati tra il 2024 e il 2025, risulta che:
- RCS MediaGroup, editore tra gli altri del Corriere della Sera e de La Gazzetta dello Sport, ha ricevuto circa 11,38 milioni di euro;
- Gedi Gruppo Editoriale, che pubblica la Repubblica e La Stampa, circa 6,7 milioni di euro;
- Cairo Editore, con testate come Dipiù, Nuovo e Diva e Donna, circa 5,25 milioni di euro.
Anche testate con tirature più contenute beneficiano di contributi che possono arrivare a centinaia di migliaia di euro o superare il milione, in funzione delle copie vendute e dei requisiti previsti.
Accanto a questi casi, non sono mancate polemiche legate a finanziamenti concessi a testate fortemente schierate sul piano politico. Libero è spesso citato come esempio controverso: ci sono infatti giornali caratterizzati da posizioni molto marcate e conflittuali, riconducibili a un editore che, oltre a ricoprire oggi un ruolo parlamentare, detiene interessi rilevanti in altri settori economici, come quello della sanità privata.
I FINANZIAMENTI NEL CREMONESE
Anche a livello locale il sostegno pubblico è presente. Nel Cremonese, oltre alla testata cremasca Il Nuovo Torrazzo di Antenna5 Srl, che riceve storicamente contributi ordinari (nell'ultimo lustro ha ricevuto 386.034,00 € per ogni annualità), dal 2024 risulta beneficiaria anche la SEC – Società Editoriale Cremonese, editrice de La Provincia di Cremona, unico quotidiano cartaceo di Cremona, che ha ottenuto contributi legati alle copie vendute nel 2021 (139.809,51 €) e nel 2022 (307.523,50 €).
In sostanza, nel caso de "La Provincia", giornale con un editore già forte alle spalle, il finanziamento statale - soldi pubblici, soldi degli italiani - nell'arco di due anni è stato pari a 447.333,01 euro.
Questo, naturalmente, stando ai documenti ministeriali sino ad ora pubblicati, ossia aggiornati all'anno 2025.
FINANZIAMENTO SI', FINANZIAMENTO NO
Il finanziamento pubblico all’editoria per i sostenitori continua a rappresentare uno strumento essenziale per garantire il pluralismo informativo e accompagnare la transizione digitale delle imprese editoriali. I critici, al contrario, sottolineano come il sistema tenda a concentrare risorse sui grandi editori, lasciando meno spazio alle realtà più piccole o realmente indipendenti, e rischi di cristallizzare assetti di mercato già consolidati.
È in questo contesto che assume particolare rilievo il tema degli editori impuri: soggetti per i quali l’attività editoriale non rappresenta il core business, ma una componente di strategie economiche, finanziarie o politiche più ampie.
La questione è tornata di strettissima attualità con le recenti operazioni di Leonardo Maria Del Vecchio, attraverso il family office LMDV Capital. Negli ultimi mesi Del Vecchio ha acquisito una quota del 30% de Il Giornale, affiancandosi alla famiglia Angelucci, e ha avviato l’operazione che porterà all’ingresso nel gruppo Editoriale Nazionale, editore di Il Giorno, La Nazione e Il Resto del Carlino.
Si tratta di una mossa che contribuisce alla formazione di un nuovo polo editoriale nazionale sotto il controllo di un soggetto la cui attività principale è legata all’industria e alla finanza, non all’informazione. Un esempio emblematico di editore “impuro”, che rende ancora più delicato il rapporto tra proprietà dei media, finanziamenti pubblici e indipendenza editoriale.
Il nodo non è soltanto formale – il rispetto dei requisiti di legge – ma sostanziale: fino a che punto il finanziamento pubblico può dirsi strumento di pluralismo se rafforza gruppi editoriali sostenuti da grandi capitali extra-giornalistici?
E quanto è credibile l’autonomia dell’informazione quando l’editore ha interessi economici rilevanti in settori regolati dallo Stato?
Domande che restano aperte e che rendono evidente come il tema non riguardi solo i conti, ma la qualità del sistema informativo e, in ultima analisi, della democrazia.
Alla faccia del celebre "E' la stampa, bellezza", di bogartiana memoria...
Marco Degli Angeli e Federico Centenari
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