Attualità

23 mag 2026
Allevamento intensivo bovini

C'è chi dice no. Nel Pavese il Consiglio di un piccolo comune dice "no" a un nuovo allevamento intensivo: "Impatto ambientale eccessivo". E a Cremona?

"C'è chi dice no", parafrasando il titolo di una nota canzone. E accade a "due passi da Cremona", nel Pavese. E' qui, nel comune di Torre d'Isola (provincia di Pavia), che il Consiglio Comunale ha decretato lo stop alla creazione di un nuovo allevamento di bovini.

Il nodo è sempre quello: un territorio ormai saturo di insediamenti impattanti come gli allevamenti intensivi, l'inquinamento che ne deriva (in buona parte, perché le cause sono più di una: industria, traffico, riscaldamento, conformazione orografica) e la bilancia che pende pericolosamente dalla parte dell'economia a scapito della salute e dell'ambiente.

Attenzione: nessuno chiede di chiudere l'esistente. Ma porre un freno - a fronte della grave emergenza ambientale che interessa tutta la Pianura Padana - è possibile, come dimostra la recente dicisione di Torre d'Isola.

E il parallelo con Cremona, va da sé, è immediato. Qui siamo letteralmente sommersi da allevamenti intensivi, insediamenti impattanti, biogas, industrie e chi più ne ha, più ne metta. Ma il tema non sembra entrare in discussione. Nessuno stop, qui. Anzi: spesso si assiste addirittura ad ampliamenti di allevamenti esistenti.

E' il caso, ad esempio, di un allevamento zootecnico nell'area alle porte di Cremona e che interessa i territori vicini al Bosco. Qui, a fronte dell'ampliamento dell'allevamento, si è registrato oltretutto un forte aumento del transito di mezzi pesanti. Un risvolto che ha già fatto alzare il sopracciglio a diversi residenti.

Ma il punto è: esempi come quello del Comune pavese dimostrano che quando si ha la contezza del problema e quando c'è la volontà, porre un freno per tutelare l'ambiente e la salute di tutti è possibile

La notizia è recente ed è stata riportata il 21 maggio da La Provincia Pavese, che annota: "Stop ad un nuovo allevamento di bovini. A decidere il blocco del progetto è stato il consiglio comunale che ha adottato una nuova variante al Pgt, il Piano di governo del territorio. Progetto che prevede la realizzazione, su un’area in località Campone di un allevamento intensivo di 4mila bovini".

«Le motivazioni alla base della decisione della giunta - ha spiega al giornale il sindaco Roberto Veronesi - sono di tutela ambientale e paesaggistica della zona, oltre che di equilibrio tra nuclei urbani e spazi pubblici, rispetto del diritto alla salute dei cittadini».

"La proposta - prosegue l'articolo - era stata presentata in via informale all’amministrazione. «Rappresenta un impatto quantitativo imponente, giudicato incompatibile con la linea di sviluppo sostenibile che la comunità persegue ormai da oltre un decennio», precisa il primo cittadino, ricordando che la zona in questione ricade sotto la competenza del Parco del Ticino, un ecosistema fragile che il Comune difende da anni da speculazioni edilizie, logistica, data center e fotovoltaico a terra. Il timore, espresso dall’ente comunale, è quello di ricreare scenari già visti in altre zone della Lombardia, dove il numero di capi di bestiame supera nettamente quello degli abitanti, dal momento che nel comune è già presente uno storico allevamento, che ha recentemente subito degli ampliamenti".

Ed ecco il punto, sempre così come annotato da La Provincia Pavese: "Il rischio, aggiungono all’amministrazione, non è solo legato ai disagi olfattivi, ma è soprattutto sanitario e ambientale. Citando i dati Ispra, il Comune ricorda che gli allevamenti intensivi sono responsabili del 15% delle polveri sottili e del 94% delle emissioni di ammoniaca. Ciò avrebbe un impatto significativo anche per le zone limitrofe alla località Campone, di preciso il Villaggio dei Pioppi, Massaua, Santa Sofia, e la stessa Torre d’Isola, per motivi legati alla morfologia della zona. Lo stesso quadro normativo sovracomunale, a partire da Regione, Provincia e Parco del Ticino, risulta insufficiente a garantire una reale protezione del territorio".

Di qui la decisione della locale giunta e il voto in Consiglio.

Fantascienza? Stando alle dinamiche cremonesi parrebbe di sì. Ma la realtà sta cambiando. E c'è da sperare che Cremona non sia l'ultima ad accorgersene.

Federico Centenari

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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