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18 mar 2026
Fiume Po tramonto

Il fiume chimico: con quasi ottomila rifiuti, il 62% dei quali di natura plastica, il Po è una delle principali fonti di inquinamento del Mediterraneo

Tanto bello da ammirare ad ogni ora, quanto inquinate e sporche sono in realtà le sue acque. Il fiume Po, uno degli elementi naturali che maggiormente caratterizzano il Cremonese, rimane gravemente "ammalato". Nelle sue acque non finiscono solo sversamenti di liquami e sostanze chimiche, purtroppo. Anche tanta, tantissima plastica e rifiuti di ogni tipo

Alla faccia della tanto sbandierata balneabilità del Po, di cui si è ricominciato a parlare negli scorsi anni. Le realtà è ben altra: con quasi ottomila rifiuti catalogati scientificamente nel 2025, il 62% dei quali di natura plastica, il Grande Fiume è una delle principali fonti di inquinamento da plastica del Mar Mediterraneo.

A dirlo è un recente report del WWF pubblicato in occasione della Giornata Internazionale di azione per i fiumi (14 marzo). In particolare, annota il WWF, "Ogni anno le acque trasportano tonnellate di rifiuti plastici lungo gli alvei fluviali. Questi materiali si accumulano sulle sponde e raggiungendo il mare, circa l’80% della plastica presente negli oceani ha origine fluviale, e il Mediterraneo non fa eccezione. Il fiume Po risulta tra i principali vettori di trasporto verso l’Adriatico. Dei quasi 8.000 rifiuti catalogati scientificamente nell’iniziativa del 2025 il 62% è risultato essere plastica".

Sotto il profilo dell'inquinamento, purtroppo, il Po non è affatto un caso isolato in Italia. Annota infatti l'associazione ambientalista: "In un Paese dove, secondo il report della Direttiva quadro acque, oltre il 57% dei corsi d’acqua non è in buono stato ecologico l’appello del WWF è d’obbligo: riportare allo stato naturale e rigenerare un tratto di fiume o lago aderendo all’iniziativa Adopt Rivers and Lakes". 

L’invito è stato rivolto ai cittadini proprio in occasione della Giornata Internazionale di azione per i fiumi, "sull’onda del grande successo dello scorso anno nel quale sono state mobilitate oltre 1000 persone con risultati tangibili per la tutela degli ecosistemi d’acqua dolce in Italia: 64 interventi di pulizia in 14 regioni italiane, dalla Lombardia alla Basilicata, dal Veneto alla Puglia. Fiumi, laghi, fondali e perfino due tratti costieri ripuliti e rigenerati, a testimonianza del carattere sistemico dell’inquinamento da plastica che dai corsi d’acqua finisce per riversarsi in mare. I volontari avevano individuato anche briglie, barriere artificiali, scarichi non autorizzati e depositi di rifiuti in 11 località diverse".

Grazie alle attività di citizen science, informa infine il WWF, "i cittadini, con l’aiuto degli esperti, hanno catalogato 7.895 oggetti-rifiuto, appartenenti a 183 tipologie diverse, con una netta predominanza di materiali plastici (62%). Le categorie più frequenti includono mozziconi di sigaretta (9%), frammenti plastici tra 2,5 e 50 cm (7,8%), bottiglie di plastica (6,6%) e bottiglie di vetro (5,6%). In termini assoluti, considerando tutte le operazioni di pulizia, i volontari hanno rimosso 19.693 rifiuti, di cui circa 6.000 solo alla Foce del fiume Sarno, una delle aree più critiche del Paese. In questa zona, nelle sole attività monitorate, sono stati registrati 2.173 rifiuti (pari al 27,5% del totale catalogato) su un’area di appena 1.000 m², confermando il forte degrado ambientale del bacino e il ruolo del fiume come vettore di rifiuti verso il mare".  

La foto in alto è di Paolo Panni, che si ringrazia.

Federico Centenari

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