L'intervento

04 apr 2026
Ospedale e Rufo

Cremona nel sistema CUP unico regionale: per il PSI "ennesima operazione di facciata che non affronta la desertificazione della sanità pubblica"

Egregio Direttore,

il prossimo passaggio dell’ASST di Cremona al sistema del CUP Unico regionale, previsto per metà aprile 2026, viene presentato dalla Regione Lombardia come una "rivoluzione digitale". Ma per noi del PSI di Cremona, dietro i proclami dell’efficienza tecnologica, si nasconde l'ennesima operazione di facciata che non affronta il cuore del problema: la desertificazione della sanità pubblica territoriale.

Il blocco delle prenotazioni previsto dall'8 al 12 aprile è solo il segnale d'allarme di un sistema fragile. Il vero dramma è ciò che accade il giorno dopo. Mettere in rete le agende di pubblico e privato accreditato senza un controllo ferreo sui volumi di prestazioni non crea un solo esame in più. Al contrario, rischia di istituzionalizzare quel "mal costume" che vede il privato incassare fondi pubblici scegliendo le prestazioni più remunerative e lasciando al pubblico i casi complessi e le briciole delle liste d’attesa.

Oggi viviamo un paradosso inaccettabile: un cittadino di Cremona che necessita di una visita specialistica si sente rispondere dal sistema che il primo posto disponibile è a 80 chilometri di distanza. È una "mobilità forzata" che umilia le persone fragili e gli anziani, costretti a viaggi della speranza per un diritto che dovrebbe essere garantito sotto casa.

Il risultato di questo fallimento è certificato da numeri che dovrebbero far tremare i polsi: in Lombardia, circa 2 milioni di pazienti hanno smesso di fare prevenzione o hanno rinunciato alle cure mediche a causa di liste d'attesa chiuse e costi elevati. A livello nazionale, quasi il 10% della popolazione dichiara di non riuscire più ad accedere alle prestazioni necessarie. Di fronte a attese infinite, chi non può permettersi il privato semplicemente si arrende.

La prevenzione non può essere un lusso per chi ha la carta di credito, ma deve tornare a essere il pilastro della sanità pubblica.

Ben venga il supporto delle farmacie, che restano un presidio di prossimità insostituibile, ma attenzione: non possono diventare lo "scudo umano" della Regione per coprire la chiusura degli sportelli pubblici o l’inefficienza dei call center. La farmacia deve essere un aiuto in più, non il paravento dietro cui nascondere il fallimento delle Case di Comunità.

Come PSI di Cremona chiediamo soluzioni concrete:

Case di Comunità vere: Non gusci vuoti, ma centri attivi h24 con personale amministrativo e sanitario che guidi il paziente, senza rimbalzarlo su un'App.

Governo delle agende: Se una struttura privata riceve fondi pubblici, le sue agende devono essere totalmente trasparenti e a disposizione del CUP. Basta con le corsie preferenziali per chi paga.

Medicina di prossimità: Potenziare l’assistenza domiciliare e la rete dei medici di base per evitare che l'unica risposta ai bisogni di salute sia un algoritmo che ti spedisce fuori provincia.

La salute non è una merce e il CUP Unico non deve diventare il notaio di un disastro annunciato. I socialisti cremonesi continueranno a battersi perché curarsi torni a essere un diritto universale, gratuito e, soprattutto, possibile nel proprio territorio.

Segretario cittadino PSI

Diego Rufo

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