L'intervento
22 feb 2026
Le Olimpiadi e le Paralimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026: una disamina a cavallo tra società, integrazione, democrazia e politica
È l'operazione in cui si cimenta, con equilibrio, il libro di Andrea Goldstein, Quando l'importante è vincere. Politica ed economia delle Olimpiadi, uscito nel 2024 e disponibile agli utenti del Sistema bibliotecario e documentale d'Ateneo.
Capovolgendo fin dal titolo la massima decubertiniana, il volume adotta un approccio realistico, evidenziando il sacrificio degli atleti nel prepararsi ai Giochi, i costi sostenuti dalle città e dalle nazioni per costruire infrastrutture che non sempre trovano successivo utilizzo, le cifre ingenti a carico delle imprese che sponsorizzano le competizioni in paesi non sempre rispettosi dei diritti fondamentali; e facendo intuire quanto - a fronte di tutto ciò - sia importante anche vincere, non solo partecipare.
Sottolinea anche, tuttavia, come tali concreti aspetti non riescano a minare il fascino delle Olimpiadi, attese con trepidazione dagli appassionati e commentate in modo critico da coloro che le reputano "un giochino costoso in cui - distratti dall'illusione di parlare di performance e di pace - si fanno gli interessi di sponsor, dittatori e atleti dopati".
Tanti i segnali che testimoniano la perdurante rilevanza di tale kermesse: le elevate audience televisive; il contributo delle gesta sportive nel rafforzare l’identità nazionale o nel costruirla, per i Paesi che si affacciano sul palcoscenico mondiale, in sintesi le ricadute per l’immagine di un Paese; l'occasione - fornita dai Giochi - di confrontarsi su questioni fondamentali: nazionalismo, protezione dei diritti umani, lotta contro i soprusi sessuali, rapporto tra sesso biologico e identità di genere, doping…
L'autore non tace il punto di vista di chi dell’olimpismo vede solo i lati più ipocriti e le criticità: gli investimenti richiesti, gli oneri - anche ambientali - lasciati in eredità, gli scandali per abusi e doping, una certa autoreferenzialità del Comitato olimpico internazionale e delle federazioni, il peso ingombrante di politici, sponsor, TV e social.
Certamente il fil rouge che lega Giochi, politica ed economia legittima i dubbi alla lettura della regola 1.1. della Carta olimpica, che recita: “l’obiettivo del Movimento olimpico è di contribuire alla costruzione di un mondo pacifico e migliore, educando la gioventù attraverso la pratica dello sport nel rispetto dell’Olimpismo e dei suoi valori”; e non priva di ingenuità, o di ipocrisia, può apparire la regola 50 dello stesso documento, la quale sancisce che “non è permessa nessuna manifestazione o propaganda politica, religiosa o razziale su nessun sito olimpico”, come se le Olimpiadi possano esistere in un mondo etereo, senza politica, interessi e rivalità.
Forse la reazione all'invasione russa dell'Ucraina rappresenta un momento veramente storico per il Movimento olimpico, sostituendo la neutralità con la difesa di valori fondamentali, a partire da inviolabilità delle frontiere e autodeterminazione dei popoli.
Il CIO ha anche chiarito che i Paesi che rifiutano la partecipazione di atleti per motivi politici vedranno fortemente compromesse le proprie chance di ospitare le Olimpiadi.
Altra chiave di lettura dei Giochi - proposta dal volume - è la globalizzazione. Si rimarca come, alla fine del XIX secolo, lo sport precedette la politica nel riconoscere l'importanza dell'apertura agli scambi di talento e di manodopera qualificata; e come il Movimento olimpico si dimostrò altrettanto tempestivo nel riconoscere che la decolonizzazione stava cambiando in profondità il sistema globale: l’ingresso di dirigenti africani o asiatici nel CIO, ben prima di vederli nei consigli d'amministrazione di imprese occidentali, dimostra piena comprensione dei meccanismi della globalizzazione.
Sotto altri punti di vista, invece, si rileva come lo sport di alto livello sia stato lento nell'interpretare le dinamiche della società contemporanea, in particolare per quanto riguarda le questioni di genere. Per secoli è stato appannaggio esclusivo dei maschi, l'arena agonistica dove coltivare e dimostrare mascolinità, virilità, forza fisica, il che giustificava l'esclusione delle donne dalle competizioni. Considerazioni simili valgono per altri gruppi minoritari e discriminati, come gli atleti neri e afroamericani.
Nel XXI secolo, in ogni caso, tutto è diventato globale e l'olimpismo ha compiuto ulteriori passi in questa direzione, basti pensare all'origine degli sponsor, al numero crescente di atleti che gareggiano per una nazione che non è quella in cui sono nati e/o che esercitano la loro professione all'estero, o, ancora, agli investimenti stranieri nei club e persino nelle leghe che gestiscono i campionati.
Tutto ciò coesiste con il paradosso di una manifestazione tanto significativa della globalizzazione contemporanea che, ad ogni piè sospinto, fa ricorso allo Stato-nazione. La prova plastica di ciò è offerta dai concorrenti, che in teoria rappresentano sé stessi e non un Paese, eppure sfoggiano indumenti farciti di simboli patriottici e celebrano le vittorie con l’inno nazionale.
I Giochi, malgrado il suggerimento mai accolto che si svolgano sempre nella stessa località, magari Atene, e di dar loro una forma giuridica sovranazionale, sono invece organizzati dai comitati nazionali e locali. Che cercano e ottengono il sostegno dei Governi.
E negli ultimi anni sembra che i Governi più interessati a ospitare le manifestazioni sportive siano i regimi autoritari che intendono nascondere le proprie magagne sotto il tappeto di stadi e record, il cosiddetto sportwashing.
E, ancora, è lo sport in generale a vivere una trasformazione rapida dal punto di vista organizzativo, economico e regolamentare, più che propriamente agonistico.
Ciò si traduce nel rischio che interessi finanziari e politici, progresso tecnologico, moltiplicazione dei campionati a differenti livelli e concorrenza di altre forme di intrattenimento snaturino ciò che sopravvive dello spirito olimpico.
In ogni caso - tiene a ribadire l’autore - ricordare le molteplici zone d'ombra non equivale a scegliere tra posizioni estreme o a fare, attraverso i Giochi, il processo al capitalismo e alla mercificazione, al patriottismo e alla globalizzazione. Piuttosto, il libro propone una via per analizzare da diverse angolature le trasformazioni recenti e le prospettive dell'olimpismo.
Anche circa il futuro delle Olimpiadi, Goldstein sceglie di non celare gli aspetti problematici: i costi e l’impatto ambientale delle infrastrutture sportive ed extra sportive sollevano l'inquietudine della società civile e indeboliscono il sostegno dell'opinione pubblica verso un avvenimento che dovrebbe rappresentare il trionfo della gioventù e dell'amicizia tra i popoli; la crescente politicizzazione dello sport, e quindi anche dei Giochi, mette a nudo una realtà che ha radici antiche, ma che era stato possibile mascherare.
Oggi non più, tanto sono palesi le sue manifestazioni: Olimpiadi in Paesi non democratici, campionati organizzati da investitori privati al di fuori delle federazioni, persino manifestazioni multi-sport alternative come i "Giochi dell'amicizia" di Iekaterinbourg, in Russia.
Per ridare smalto all’olimpismo, nel volume si sottolinea con chiarezza che “il Movimento deve riconoscere che il futuro appartiene al mondo non occidentale, il cosiddetto Global South, che rimane sotto rappresentato nel CIO e nelle federazioni internazionali: i celebri BRICS hanno 9 rappresentanti nel primo (rispetto ai 3 dei micro-Stati europei, con una popolazione complessiva minore di quella di un isolato di Pechino o Mumbai) e appena 3 Presidenti di federazioni”.
Più in generale, si evidenzia un problema di governance e di legittimità, di conflitti d'interesse, di lampante disparità nel trattamento dell'invasione dello spazio sportivo da parte della politica, delle multinazionali e dei media.
“Non bisogna però neppure esagerare col revisionismo. Certamente ci sono state le due Olimpiadi invernali di Pechino e quelle di Sochi, cui si può aggiungere la Coppa del mondo di calcio in Qatar, ma Londra-Rio-Tokyo-Parigi-LA-Brisbane nel periodo 2012-2032 rappresenta una sequenza ventennale di Giochi in democrazia”.
Inoltre, ”l’attenzione sincera e sempre crescente verso inclusione e diversità, nonché il contrasto più efficace alle derive della pratica sportiva, come gli abusi da parte di chi ha il potere o il ricorso illecito alla medicina per migliorare le performance, testimoniano che sussistono volontà e capacità di preservare lo spirito olimpico”.
Nella ragguardevole “letteratura” che si è occupata delle Olimpiadi, la storiografia si è concentrata sulla descrizione accurata degli eventi e dei protagonisti, ogni tanto con un approccio anche statistico; le scienze sociali (antropologia, sociologia, relazioni internazionali, studi di genere, ecc.) hanno situato le Olimpiadi in paradigmi più generali di interpretazione del fatto sociale e delle relazioni di potere; l’economia dello sport ha studiato le determinanti del successo degli atleti, l'impatto dei Giochi e le modalità di governance e organizzazione. Il libro di Andrea Goldstein tenta una sintesi, sceglie la strada della curiosità empirica, del metodo interdisciplinare e dell'indipendenza di giudizio.
Il volume, inoltre, tratta delle Olimpiadi e non analizza le Paralimpiadi. Anche se molti dei temi trattati rivestono uguale importanza per entrambe le competizioni, "ci sono specificità nella seconda che rendono necessario possedere conoscenze e competenze che chi scrive non possiede", chiosa l’autore.
Impostazione assolutamente differente quella adottata dal testo Dentro le Olimpiadi e le Paraolimpiadi: Milano-Cortina 2026, a cura di Paolo Corvo, pubblicato nel 2026 e già a disposizione degli utenti del Sistema bibliotecario e documentale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Si tratta di un libro a più voci che racconta specificatamente Milano-Cortina 2026, da prospettive diverse ancorché interconnesse: sociologi dello sport, giornalisti, esperti di turismo e ospitalità analizzano i molteplici significati dei Giochi e le sfide che pongono in termini di sviluppo locale e coesione sociale. Si parla di sci e di hockey, ma anche di parità di genere, disabilità, pace olimpica e volontariato. Con un linguaggio accessibile ma rigoroso, il volume offre uno sguardo multidisciplinare su un grande evento globale che tocca da vicino le Alpi e la città metropolitana di Milano, ma interroga l’intero Paese.
Un’opera che aiuta a cogliere come le Olimpiadi invernali non siano solo sport e spettacolo ma un evento complesso, capace di trasformare territori, coinvolgere comunità e generare identità.
Il libro entra nel cuore delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 viste come “un’opportunità unica per l’Italia di riscoprire la propria passione per lo sport, toccando la vita di ogni persona e ispirando un futuro più sano, attivo e inclusivo, attraverso il potere dello sport”. Una manifestazione nata con l’ambizione di “partire dalle esigenze dei territori, valorizzando le infrastrutture esistenti, per creare un evento sostenibile sotto ogni punto di vista, ambientale, sociale ed economico.
“Insieme” è la parola chiave che definisce lo spirito di Milano-Cortina 2026. Un valore ricompreso nel nuovo motto del CIO - Altius, Fortius, Citius - Communiter - che celebra il senso di appartenenza e di condivisione, pilastri fondamentali dello sport.
Milano-Cortina 2026 - si evince dal testo - si propone di lasciare un’eredità duplice: tangibile, le nuove infrastrutture e opportunità di crescita per i territori coinvolti; intangibile, attraverso i programmi di education, cultura e “Italia dei Giochi”, destinati a coinvolgere tutto il Paese. Alla base la convinzione che lo sport ha il potere di trasformare la vita delle persone. Si rimarca come “grazie a questo evento, la parola “Sport” è entrata di diritto nella nostra Costituzione, arricchendone e rafforzandone il valore. I Giochi hanno offerto ai nostri atleti grandi opportunità, come dimostrano l’adozione del decreto ministeriale sulla “Dual Career” e la nuova legge sui permessi sportivi per Atleti/lavoratori”.
Viene, inoltre, sottolineato come gli investimenti generati da Milano-Cortina abbiano portato l’Italia all’avanguardia globale per le infrastrutture sportive invernali di altissimo livello e per la conoscenza e il Know-How sviluppati nella gestione di un evento Olimpico e Paralimpico.
Questi modelli di management di eccellenza dovrebbero rendere il nostro Paese molto più attrattivo per futuri grandi eventi internazionali.
L’impatto dei Giochi si estende al miglioramento della vita quotidiana dei cittadini, con l’accelerazione degli investimenti in accessibilità (abbattimento delle barriere architettoniche) e in viabilità (miglioramento degli spostamenti giornalieri). Altro effetto evidenziato, “lo Sport come evento globale ha la capacità di innalzare l’asticella su tematiche sociali e morali chiave, come la parità di genere. Milano-Cortina 2026 è l’Olimpiade invernale con il più alto tasso di partecipazione femminile della storia e la Fondazione vanta un perfetto bilanciamento di genere tra i propri dipendenti. Il focus sulla Gender Equality ha portato l’obbligo di inserire la parità di genere nella governance dei Comitati organizzatori dei grandi eventi sportivi strategici per il nostro Paese”.
Altro aspetto cruciale, i Giochi hanno promosso l’Inclusione Sociale, attraverso programmi specifici e lo sviluppo di progetti che utilizzano l’attività sportiva come strumento di integrazione. Tutto ciò - si ribadisce - è realizzabile solo insieme, nel “Communiter”: eredità dei Giochi “è anche il lavoro congiunto di pubblico e privato, la collaborazione indirizzata verso un unico obiettivo, migliorare concretamente la vita delle persone”.
Nella convinzione che “i Giochi non sono solo quegli attimi in cui ammiriamo i campioni, ascoltando le loro storie di passione e sacrificio. Rappresentano una celebrazione del potenziale umano, un’occasione in cui le differenze si trasformano in punti di forza e dove il rispetto, l’inclusione e il supporto reciproco diventano valori condivisi. Attraverso lo sport si inviano messaggi potenti di speranza, dialogo e progresso, che superano confini e barriere culturali”.
Dal testo emerge, altresì, come, grazie a 3.500 atleti provenienti da più di 90 Paesi e a milioni di spettatori in presenza e online, Milano-Cortina sia destinata a impattare sui territori, le comunità e le imprese, lasciando un’eredità che va oltre le medaglie e le competizioni, fatta di valori, inclusione e innovazione.
“I programmi che hanno coinvolto la popolazione e i territori hanno permesso di raccontare l’eccellenza italiana, in termini di valori, passione, accoglienza e inclusione. Quindi molto di più di uno spettacolo sportivo: un’opportunità per Milano, per Cortina, per tutti i territori coinvolti direttamente dai Giochi, per l’intera Italia, che avrà un impatto duraturo su comunità, imprese e istituzioni, mettendo in luce il talento, la resilienza e l’innovazione di cui sono capaci gli italiani. Le Olimpiadi e le Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026, accendendo i riflettori internazionali sul nostro Paese, ne dimostrano la capacità di coniugare tradizione e innovazione, cultura e impresa, resilienza e creatività, raccontando il meglio dell’Italia”.
Il libro, in definitiva, è un invito a credere nel potere dello sport di unire, ispirare e trasformare.
Da ultimo, per chi fosse interessato a una ricostruzione storico-politica delle Olimpiadi moderne, dai Giochi di Atene 1896 a quelli di Parigi 2024, può essere utile, di U. Tulli, “Breve storia delle Olimpiadi: lo sport e la politica da de Coubertin a oggi”, Carocci, 2025 (nuova edizione), sempre in dotazione al Sistema bibliotecario e documentale d’Ateneo.
Antonio Agazzi
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