L'intervento

18 mar 2026
Paolo Losco

Sinistra Italiana: "Il 22 e 23 marzo votiamo No per difendere la Costituzione e fermare un attacco ai contrappesi democratici"

Il 22 e 23 marzo non voteremo su una questione per addetti ai lavori. Voteremo su un'idea precisa di democrazia, di giustizia e di rapporto tra i poteri dello Stato. Una ragione limpida votare No alla riforma Nordio c'è: non riduce la durata dei processi, non migliora la vita dei cittadini, non rafforza i diritti di chi subisce un'ingiustizia.

Fa un'altra cosa: colpisce l'autonomia della magistratura e indebolisce un equilibrio costituzionale decisivo. La riforma non separa le carriere divide il CSM, introduce il sorteggio nella composizione dei nuovi organi e istituisce una nuova Alta Corte disciplinare, con un notevole incremento di costi che sottrarranno risorse al settore giustizia peggiorando la qualità dei servizi per i cittadini.

La destra la racconta come la soluzione a tutti i mali, arrivando a promettere la fine degli errori giudiziari e perfino il rientro dei giovani emigrati. Ma siamo alla propaganda più spudorata. Questa riforma non risolve nessuno dei problemi della giustizia. Serve solo ad alimentare lo scontro con la magistratura e a minare i contrappesi democratici. In queste settimane abbiamo visto di tutto: semplificazioni, strumentalizzazioni, menzogne scomposte e una campagna aggressiva contro chiunque osasse dissentire.

E questo non arriva per caso. Si inserisce in un disegno molto chiaro, in cui il governo Meloni ha già ristretto o indebolito strumenti importanti di accertamento e controllo nelle indagini sui rapporti tra politica, affari e criminalità: limitando le intercettazioni, abrogando l'abuso d'ufficio, restringendo il traffico di influenze illecite, intervenendo sulla Corte dei conti. Atti che vanno in una direzione: meno controlli, meno strumenti per arrivare alla verità, più spazio per chi il potere già lo esercita. E se a questo aggiungiamo le troppe volte in cui, in questa legislatura, sono state chiamate le protezioni politiche come scudo contro l'accertamento della verità, il quadro diventa completo.

Anche il sorteggio, venduto come garanzia di neutralità, racconta in realtà altro. La politica non scompare affatto: resta a monte, nella formazione degli elenchi da cui vengono estratti i componenti laici dei nuovi CSM e una parte dei giudici dell'Alta Corte disciplinare. Chiamarla indipendenza è una forzatura. È piuttosto un modo opaco per aumentare il peso politico su un terreno delicatissimo.

Perfino il testo della riforma rivela, del resto, l'approssimazione con cui la destra ha messo mano alla Costituzione: il mancato coordinamento tra l'articolo 105 e l'articolo 107 apre un conflitto interpretativo su un punto delicatissimo come il procedimento disciplinare dei magistrati. Non è un dettaglio per specialisti. È un fatto che dice molto della considerazione che questa destra ha per la nostra Costituzione: una Carta evidentemente scomoda, trattata con sciatteria.

E c'è un ultimo punto politico: la reale portata di molte di queste modifiche la capiremo solo dopo, attraverso le leggi ordinarie che dovranno attuarle. Ci stanno chiedendo, di fatto, un assegno in bianco.

Per questo votare No significa difendere un principio democratico essenziale: chi governa non può liberarsi dei controlli, e la Costituzione non può essere piegata a una battaglia di propaganda, di rivalsa e di potere.

La nostra Carta è una cosa seria. Ed è proprio per questo che va difesa.

Segretario provinciale Sinistra Italiana Cremona

Paolo Losco

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