Attualità

25 giu 2026
Agrivoltaico fotovoltaico

Barricate o partnership? La strana evoluzione della cabina di regia sugli impianti agrivoltaici e la lettera inviata da Consorzio.it ai Comuni del Cremasco

C'è un passaggio che merita attenzione nella lettera inviata in questi giorni da Consorzio.it ai Comuni del Cremasco per raccogliere informazioni sugli impianti agrivoltaici e fotovoltaici di grandi dimensioni presenti, autorizzati o in fase autorizzativa sul territorio.

A una prima lettura potrebbe sembrare una normale attività di monitoraggio. Del resto, da oltre un anno il Cremasco si interroga sugli effetti della diffusione di impianti agrivoltaici: consumo di suolo agricolo, impatto sul paesaggio, trasformazione del territorio, procedure autorizzative complesse e margini di intervento spesso limitati per le amministrazioni locali.

Una preoccupazione che aveva portato, nel 2025, alla proposta di una "regia territoriale" avanzata dal presidente dell'Area Omogenea Cremasca, Gianni Rossoni. L'obiettivo dichiarato era favorire il coordinamento tra i Comuni, condividere informazioni e costruire una visione complessiva del fenomeno.

Attorno a quel tavolo sedevano il Comune di Crema, l'Area Omogenea e le amministrazioni interessate dalle richieste di nuovi impianti. L'intento era aiutare i Comuni a comprendere e governare un fenomeno percepito da molti amministratori come particolarmente complesso.

La lettera di Consorzio.it sembra oggi aprire una riflessione ulteriore.

Oltre alla raccolta delle informazioni sugli impianti esistenti o in fase autorizzativa, il documento richiama infatti la possibilità di promuovere da parte di Consorzio.it confronti con proprietari, sviluppatori, fondi di investimento e altri soggetti coinvolti nelle iniziative presenti sul territorio.

Viene inoltre richiamato il tema delle Comunità Energetiche Rinnovabili e delle possibili interazioni tra queste e gli impianti di maggiore dimensione.

Nella lettera si legge che il coinvolgimento di tali impianti potrebbe consentire di incrementare l'energia condivisibile all'interno delle CER e generare ulteriori opportunità economiche sia per le comunità energetiche sia per i soggetti titolari degli investimenti.

Si prospetta inoltre la possibilità di approfondire eventuali adattamenti progettuali finalizzati a verificare la compatibilità di alcune porzioni degli impianti con la normativa che disciplina le CER.

È qui che emerge il punto politico e amministrativo più interessante.

Una cosa è analizzare l'impatto di un impianto sul territorio e supportare i Comuni nella valutazione delle conseguenze paesaggistiche, agricole e urbanistiche. Un'altra è interrogarsi sulle modalità attraverso cui lo stesso impianto possa essere integrato negli strumenti incentivanti previsti dalla normativa energetica.

Le due prospettive non sono necessariamente incompatibili. Ma rispondono a logiche differenti.

Per comprendere il tema può essere utile un esempio.

Di fronte a un impianto agrivoltaico da 4 MW a grande impatto, una valutazione orientata alla pianificazione territoriale si concentrerebbe anzitutto sulla sua compatibilità con il contesto in cui dovrebbe essere realizzato ed eventuali problemi e rischi. Un approccio diverso potrebbe invece interrogarsi su come alcune porzioni dell'impianto possano essere organizzate o configurate per risultare compatibili con i requisiti richiesti dalle Comunità Energetiche Rinnovabili.

Alcuni osservatori evidenziano come, in diversi contesti nazionali, il dibattito sulle CER abbia già sollevato il tema delle configurazioni progettuali adottate per rendere compatibili con determinati incentivi o strumenti parti di impianti energetici di dimensione più rilevante.

È il tema che, in modo semplificato, viene talvolta definito come il rischio dello "spezzatino": la suddivisione di progetti più ampi in configurazioni differenti per accedere a opportunità normative o incentivanti. Si tratta di questioni tecniche e perfettamente legittime dal punto di vista progettuale, ma che incidono inevitabilmente sul dibattito relativo alla funzione originaria delle Comunità Energetiche.

Le CER, infatti, sono state introdotte dall'Unione Europea per favorire la produzione e la condivisione locale dell'energia coinvolgendo cittadini, enti pubblici, associazioni e imprese in un modello fondato sulla solidarietà e partecipazione e sulla distribuzione dei benefici energetici ed economici.

L'idea originaria era quella di incentivare una produzione diffusa e radicata nei territori, valorizzando edifici pubblici e privati, capannoni e superfici già urbanizzate.

Per questo motivo appare legittimo interrogarsi sul rapporto tra questa filosofia originaria e il possibile coinvolgimento di grandi investimenti energetici sviluppati principalmente secondo logiche industriali e finanziarie.

La questione, in fondo, è semplice.

La cabina di regia sugli agrivoltaici era nata per aiutare i Comuni a comprendere e governare un fenomeno percepito come potenzialmente critico per il territorio. La lettera di Consorzio.it apre oggi una discussione ulteriore: se quel ruolo debba limitarsi alla valutazione degli impatti oppure possa estendersi anche alla ricerca di modalità di integrazione e valorizzazione economica dei progetti energetici esistenti.

È una scelta legittima. Ma proprio per questo merita di essere esplicitata e discussa pubblicamente, cercando di capire in primis quale sia stato l'effettivo mandato conferito dai soci alla partecipata pubblica.

Perché quando si parla di energia non si decide soltanto come produrla. Si decide anche quale modello di territorio si vuole costruire.

Marco Degli Angeli

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