Attualità

22 lug 2026
Marco Stanga

Commercio in affanno: tra il 2018 e il 2025, giù del 14,4% i punti vendita. Cremona conferma il trend nazionale. E Cardaminopsis spaventa

Il commercio al dettaglio italiano sta attraversando una profonda trasformazione: diminuiscono i negozi, ma le imprese diventano più strutturate, più produttive e capaci di adattarsi ai cambiamenti dei consumi.

È quanto emerge dal primo Rapporto Confcommercio sul commercio in Italia, elaborato dall'Ufficio Studi della Confederazione e presentato oggi a Roma, che fotografa un settore in evoluzione, sospeso tra la crescita economica delle imprese e la progressiva desertificazione commerciale dei territori. 

Tra il 2018 e il 2025 il numero delle unità locali del commercio al dettaglio è sceso da 666.479 a 570.313 (-14,4%), con una contrazione che ha colpito soprattutto il commercio ambulante (-27,3%) e i piccoli negozi alimentari (-17,9%).

Gli addetti, invece, sono diminuiti in misura molto più contenuta (-1,8%), segnale che il ridimensionamento della rete commerciale non si è tradotto in un analogo calo dell'occupazione.

Nello stesso periodo il fatturato complessivo del settore è cresciuto del 25,7%, raggiungendo i 410,7 miliardi di euro, mentre il fatturato medio per addetto è aumentato del 27,9%, confermando un deciso incremento della produttività. 

Cambia anche la struttura delle imprese. Tra il 2012 e il 2025 la quota delle società di capitali è quasi raddoppiata, passando dal 9% al 17,4% del totale: un indicatore che racconta un commercio composto da aziende mediamente più organizzate, con maggiore capacità finanziaria e dimensioni più ampie. 

A trainare la crescita sono soprattutto i discount alimentari, il cui fatturato è più che raddoppiato (+101,1%), insieme ai canali alternativi di vendita, come e-commerce, porta a porta e distributori automatici (+41,9%). Al contrario, continuano a perdere terreno gli ipermercati (-8,4%) e il commercio ambulante (-14,9%).

La tendenza è chiara: diminuiscono i punti vendita, ma aumenta la dimensione media delle imprese, con operatori più efficienti e strutturati

Tra i comparti più dinamici si distinguono anche le farmacie, che registrano una crescita del fatturato del 43,5%, sostenute dall'ampliamento dei servizi sanitari e dell'offerta legata al benessere. In crescita anche i negozi dedicati alla casa e alla persona e quelli specializzati nei prodotti ICT.  

Più complessa, invece, la situazione delle attività di prossimità – come edicole, librerie, cartolerie e negozi di giocattoli – che continuano a ridursi, con effetti che, secondo Confcommercio, non sono soltanto economici ma incidono anche sulla qualità della vita e sulla vitalità dei centri urbani. 

Lombardia: meno punti vendita, ma occupazione in crescita

In questo scenario la Lombardia conferma il proprio ruolo di locomotiva del commercio italiano. Il Rapporto rileva 79.928 unità locali del commercio al dettaglio, in calo dell'8,3% rispetto al 2018, una riduzione inferiore alla media nazionale. Allo stesso tempo la regione registra 321.701 addetti, il dato più elevato d'Italia e in crescita dell'1%, confermando una buona capacità di tenuta occupazionale nonostante la riduzione dei punti vendita.

La situazione a Cremona

Il Rapporto conferma quanto emerso dai dati sul comune di Cremona diffusi da Confcommercio Provincia di Cremona nelle scorse settimane.

Nel capoluogo, tra il 2012 e il 2025, le imprese attive nel commercio al dettaglio sono diminuite del 27,5% nel centro storico e del 27,8% nelle aree esterne, collocando Cremona al 27° posto tra i 122 comuni italiani analizzati per riduzione dei negozi.

Un fenomeno che interessa soprattutto alcuni comparti tradizionali del commercio urbano, come abbigliamento e calzature, edicole, librerie e cartolerie, mentre mostrano una maggiore capacità di tenuta le attività legate alla ristorazione e alla somministrazione, sempre più protagoniste della vitalità del centro cittadino.

L’analisi di Marco Stanga (Vicepresidente ConfCommercio Cremona) 

Il Rapporto - dichiara il vicepresidente di Confcommercio Cremona, Marco Stanga - racconta un commercio che ha dimostrato una straordinaria capacità di adattamento: le imprese hanno investito, innovato e saputo affrontare anni molto complessi. È un segnale importante, ma non basta a nascondere una criticità che viviamo ogni giorno anche sul nostro territorio: la progressiva desertificazione commerciale dei centri urbani. Quando chiude un negozio non perdiamo soltanto un'attività economica, ma un presidio di sicurezza, di socialità e di qualità della vita. Un centro storico con meno commercio è un centro storico meno vivo".

"A Cremona - aggiunge - il fenomeno è ormai evidente. La pedonalità si concentra in poche vie del centro, mentre in molte altre il passaggio delle persone è diminuito sensibilmente. A questo si aggiungono la concorrenza della grande distribuzione, che può contare su parcheggi gratuiti e servizi concentrati, le estati sempre più calde, che spingono molti consumatori verso luoghi climatizzati e – se verranno realizzate nuove superfici commerciali, come il progetto Cardaminopsis – il rischio di un'ulteriore frammentazione di un mercato che oggi non cresce, ma redistribuisce gli stessi consumi. Sono tutti fattori che rendono ancora più difficile il lavoro delle imprese di prossimità".

Conclude Stanga: "Serve una strategia condivisa che coinvolga istituzioni, associazioni e operatori economici. Occorrono politiche che rendano i centri storici più attrattivi, accessibili e vitali, riducano gli ostacoli burocratici e sostengano gli investimenti delle imprese. Il commercio non è soltanto un settore produttivo: è un'infrastruttura economica e sociale che contribuisce all'identità delle nostre città. Difendere i negozi di vicinato significa difendere la qualità della vita delle comunità locali e il futuro dei nostri centri storici.”

redaz.

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