Attualità

18 giu 2026
Fabrizio Cezza Disck-Jockey '70

Compie 50 anni "Disc Jockey 70": più che un negozio, un luogo senza tempo per chi ama la musica. La sorpresa? La classica vende poco, a Cremona tira il metal

Anonimo martedì mattina di giugno in una Cremona sonnolenta e semivuota. Prendo la busta con i mei vinili da "vecchio" - Charlie Parker, Muddy Waters, i Mountain - e mi cade l'occhio sul Cd che un ragazzino dall'aria furba e coi capelli che gli lambiscono le spalle stringe tra le mani.

Aggrotto la fronte: quello che si rigira tra le dita sottili è un Cd di Frank Zappa.

"Ti piace Zappa?", chiedo.

"".

"Hot Rats ce l'hai? E' un discone, quello".

"Sì certo, ce l'ho".

"Senti, ma quanti anni hai?".

"Quindici".

"E ascolti Zappa".

Annuisce. "Sì, ma mi piace anche il progressive italiano, poi i Jethro Tull...".

Non so che dire, vorrei abbracciarlo. Da dietro il bancone, Fabrizio si sporge in avanti: "Guarda che lui ascolta quella musica lì eh".

Mollo un fischio: "Ragazzo, hai la mia stima".

Poi dicono che non c'è speranza per il futuro. Palle. Qui dentro, negli spazi colmi di vinili e Cd del Disc Jockey 70 in vicolo Bordigallo, la speranza ha il sorriso furbo di questo ragazzino che a 15 anni ascolta Frank Zappa. 

Perché è questo il potere della musica. Ed è questo il potere di un luogo magico, sospeso nel tempo, come il Disc Jockey 70, l'unico negozio di dischi a Cremona. L'ultimo baluardo di un'epoca gloriosa, quando la musica non era solo il sottofondo di uno spostamento in auto.

Quando la fruizione della musica era molto di più. Era un rituale. Il vinile da estrarre dalla cover, sfilare dalla busta di carta sottile, pulire dalla polvere, poggiare sul giradischi, far baciare con delicatezza dalla puntina. 

Il simbolo di un tempo che qui dentro, in questo negozio, sembra non voler passare, anche se di anni, in realtà, ne son passati ben 50 dalla sua apertura

Già, perché il Disc Jockey 70 quest'anno saluta cinque decadi. E di scene come quella di martedì mattina ne avrà viste a centinaia, perché questo non è solo un negozio di dischi. O meglio, può esserlo: puoi entrare, chiedere un disco, pagare e andartene. 

Ma hai anche un'altra possibilità: puoi entrare, fare due chiacchiere con Fabrizio, farti consigliare sulle nuove uscite o discutere se il lavoro migliore degli Stones è Exile on Main Street o no; oppure puoi scambiare due chiacchiere con lui sui fatti di Cremona mentre allunghi l'occhio tra i cd sparsi sul bancone. Puoi parlare di tecnologia, di politica, di libri, di arte: Fabrizio ha grande cultura e ampie vedute.

Oppure puoi entrare e trovarci Fede, il tuo vecchio amico metallone, e sorbirti il pippone su quanto gli pesa Lou Reed e chiedergli che ne pensa della decisione di Dave Mustaine di fermare i suoi Megadeth.

Per dire: questo non è "solo" un negozio. E' molto di più. E' una comunità. Un patrimonio di Cremona. Un presidio culturale. Esattamente come le librerie indipendenti.

E allora, sono 50 primavere. Nel 1976 aprì i battenti sotto la Gallera XXV Aprile. L'insegna diceva "Club 33" e dentro ci trovavi esclusivamente vinili.

Oltre vent'anni dopo, il negozio si è spostato nella caratteristica via Bordigallo e nel 2007 l'insegna iniziò a sdoganare l'attuale denominazione commerciale: Disc Jockey 70

Al tempo dietro al bancone c'era Cinzia. Quanto mi piaceva Cinzia. Minuta, bella, sveglia. Uno sguardo profondo come i suoi pensieri ("La voce di Cash ti scava dentro" mi disse una volta, subito dopo aver preso un Cd del Man In Black, uno di quelli della serie American Recordings).

Sapeva tutto di musica, Cinzia. Ovviamente.

Poi arriva il 2011 e nel 2011 ariva Fabrizio Cesario. Che non è bello come Cinzia (de gustibus). Però ci sa maledettamente fare. E ci mancherebbe altro: Fabrizio ha lavorato per vent'anni alla Sweet Music di Salsomaggiore e con gli anni in vicolo Bordigallo respira e vive di musica da 35 primavere.

Lui è modesto e dice che fa il commesso - il che è anche vero perché la gestione del negozio è della Master Music di Piacenza - ma Fabrizio è molto più di un commesso.

Se non cerchi dialogo, non ti rompe le scatole. Se sei in vena di chiacchiere potresti star là dentro fino a sera. E così vale un po' per tutto lo "zoccolo duro" della sua clientela. Gente che arriva non solo da Cremona, ma anche dal Bresciano, da Parma, da Mantova.

Perché luoghi come il Disc Jockey sono delle macchine del tempo e ritrovi socio-culturali e non è che ne incroci uno a ogni angolo.

Fabrizio ne è perfettamente consapevole: "In una città delle dimensioni di Cremona, difficilmente reggerebbe un negozio di musica. Qui ce la facciamo perché abbiamo dietro un grande magazzino. E poi, dopo tanti anni si è creato uno zoccolo duro e il negozio è diventato un punto di ritrovo. Ci si viene per cercare le novità o anche solo per parlare di musica e di qualsiasi altro tema".

E non è poco, oggi come oggi. Specie in un settore, quello musicale, travolto come tanti altri dalla tecnologia.

"Oggi - spiega Fabrizio - il 70-75% del mercato è digitale. Il restante 30% beneficia della ripresa del vinile, che si prende una fetta del 20%. Anche rispetto al Cd il vinile è rimontato moltissimo, superandolo ampiamente".

E poi il dato che non ti aspetti: "Cremona? Qui si vende soprattutto rock. Metal in particolare. I classici vanno sempre: Pink Floyd, Radiohead, Black Sabbath, Iron Maiden, Beatles. Molti giovani cercano vinili di rap, mentre jazz e blues hanno una clientela un po' più adulta. Ma il metal qui va sempre forte... E la vuoi sapere una cosa? Qui a Cremona, città della liuteria e della musica, si vende pochissima musica classica".

E chi l'avrebbe detto? Che in fondo, se c'è un purista, quello è l'ascoltatore di classica e ti aspetteresti che vada dritto sul vinile e con la puntina del giradischi forgiata direttamente da una scheggia prelevata dalla spada Excalibur. E invece... O va di streaming o cerca i dischi su Amazon.

Misteri della vita.

Resta il fatto - si tratti di classica, jazz, metal, rock, rap - che il vinile ha stretto il faustiano patto col diavolo, non c'è dubbio. Non invecchia. Sembrava morto e invece eccolo qua, a sorreggere il settore. Proprio come faceva nel '76, quando aprì il "Club 33".

Fabrizio ha una spiegazione tanto semplice quanto profonda e poetica: "Il vinile ti permette di rallentare per un po' la tua vita. Richiede il suo rituale, ti obbliga ad ascoltarlo, a voltare la facciata. Un vinile non è un insieme di canzoni e basta, perché l'ordine di quelle canzoni è voluto. Con il vinile difficilmente salti da un brano all'altro: ascolti l'opera così come è stata concepita. E poi sai cosa? Ti concede il lusso di sbagliare e ti fa ragionare. Sì, perché non hai la preview, come col digitale. Per questo dico che ti concede il lusso di sbagliare: lo ascolti e magari ti piace solo il singolo. Poi lo riascolti qualche mese dopo e ti dici: ma sai che è proprio un buon disco?".

Hai capito Fabrizio? Quando scrivevo che non è un commesso e basta. Ecco, Fabrizio e il Disc Jockey ti fanno capire cosa sia la qualità. Cosa sia il rapporto umano. Quale sia l'importanza dell'esperienza e del contatto diretto. Altro che streaming.

E allora, buon compleanno Disc Jockey 70.

E altri milioni di solchi consumati da puntine di vecchi giradischi!

SABATO SI FESTEGGIA

Quasi dimenticavo: sabato 20 giugno il negozio festeggia i suoi 50 anni. "Io e Cinzia - scrive Fabrizio nell'evento pubblicizzato su Facebook - saremo ancora qui a salutarvi, chiacchierare con voi, ricordare il passato e pensare al futuro della musica. Vi aspettiamo".

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Federico Centenari

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