Attualità
14 lug 2026
Contrordine: se fino a ieri sui data center il nostro territorio era immobile, adesso spunta il progetto per un insediamento da 270 mila metri quadri a Pozzaglio
Contrordine. Se pochi giorni fa abbiamo scritto che sul Cremonese, a differenza del resto della Lombardia, nulla sembrava muoversi sul fronte dei data center (qui l'articolo), oggi emerge un segnale preciso e appurato.
E il segnale arriva da Pozzaglio, dove è in campo un progetto per un grande impianto di data center. Di fatto il primo nel Cremonese.
Per anni, come abbiamo rilevato nella nostra inchiesta, il nostro territorio è rimasto ai margini della corsa ai data center, mentre altre aree della Lombardia (Milanese e Pavese in testa) consolidavano il proprio ruolo di snodo strategico per l’economia digitale.
Nelle analisi pubblicate nei giorni scorsi si evidenziava proprio questa assenza: nessun impianto, nessun progetto concreto, nessun segnale di sviluppo in questa direzione.
Oggi, però, quello scenario sembra mutare. A Pozzaglio ed Uniti è infatti emersa la proposta di realizzare un maxi data center che, per dimensioni e impatto, segnerebbe un punto di svolta per l’intero territorio provinciale.
IL PROGETTO
Il progetto riguarda una superficie di circa 270 mila metri quadrati, equivalenti a decine di ettari di terreno attualmente agricolo, e prevede la costruzione di una grande infrastruttura destinata a ospitare migliaia di server e sistemi digitali. Non si tratta quindi di un semplice insediamento produttivo, ma di una vera e propria piattaforma tecnologica destinata a funzionare ininterrottamente.
L’intervento non si limita all’edificio principale. Tra gli elementi più rilevanti figura la realizzazione di un nuovo elettrodotto ad alta tensione, necessario per garantire l’alimentazione energetica della struttura. Un’infrastruttura che, da sola, estende l’impatto del progetto ben oltre i confini comunali, coinvolgendo diversi centri del circondario, tra cui Cremona, Castelverde, Corte de’ Frati, Robecco d’Oglio, Casalbuttano, Olmeneta e Persico Dosimo.
L'ITER AMMINISTRATIVO
Dal punto di vista amministrativo, a quanto si apprende l’iter è già stato avviato con il deposito della proposta allo sportello unico e con l’avvio di una variante urbanistica al Piano di governo del territorio, passaggio indispensabile per trasformare aree agricole in zone idonee a ospitare l’impianto. Nei prossimi mesi il progetto dovrà affrontare la conferenza dei servizi e tutte le valutazioni ambientali previste.
E con l'iter sono partite anche le proteste di diversi cittadini e associazioni ambientaliste, contrarie al consumo di suolo e all'impatto che l'impianto presenta sul piano ambientale.
Le caratteristiche tecniche dell’intervento sollevano, come avevamo rilevato nel primo articolo, una serie di interrogativi. I data center sono strutture energivore, attive 24 ore su 24, che richiedono grandi quantità di elettricità non solo per alimentare i server ma anche per i sistemi di raffreddamento. A questo si aggiunge il fabbisogno idrico e il consumo di suolo, elementi particolarmente sensibili in un territorio a forte vocazione agricola.
Non a caso, tra i punti più discussi vi sono proprio le ricadute ambientali e paesaggistiche: dalla sottrazione di terreni coltivati alla presenza di infrastrutture energetiche di grande scala, fino alla vicinanza con aree abitate e servizi sensibili, come il polo scolastico della frazione di Brazzuoli. Il progetto, inoltre, rientrerebbe nelle normative sugli impianti a rischio rilevante, elemento che aggiunge ulteriori livelli di attenzione nella fase autorizzativa.
ASSOCIAZIONI E CITTADINI CONTRARI
Sul territorio, come detto, iniziano a emergere le prime reazioni. Associazioni e cittadini sollevano dubbi su consumo di suolo, impatto energetico e sostenibilità complessiva dell’intervento.
Ed è proprio qui che il caso Pozzaglio assume un significato più generale. Se fino a ieri Cremona sembrava esclusa dalla geografia delle infrastrutture digitali, oggi si trova improvvisamente al centro di una scelta strategica. Da un lato, l’opportunità di agganciarsi a un settore in forte espansione, trainato da cloud e intelligenza artificiale; dall’altro, la necessità di valutare con attenzione gli effetti sul territorio.
Il Cremonese, finora rimasto ai margini, si trova dunque davanti a un passaggio decisivo. Il progetto di Pozzaglio non è solo un intervento edilizio, ma il segnale di un possibile cambio di fase: l’ingresso, a pieno titolo, in una trasformazione che altrove è già realtà.
Federico Centenari
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