L'inchiesta

10 lug 2026
Cremona e data center

La proliferazione dei data center: Lombardia al primo posto in Italia. Milano al top, Pavia in Espansione. Cremona ferma. Un bene o un male per il nostro futuro?

L'Intelligenza Artificiale sta entrando in modo sempre più pervasivo nelle nostre vite. Se ben utilizzata, come qualsiasi “strumento”, può rivelarsi di grande utilità in quasi tutti gli ambiti: dal lavoro alla ricerca, all'approfondimento, alla realizzazione di grafiche e immagini per svariati scopi.

E questo è solo la punta di quell'iceberg che prima o poi avrà ripercussioni in termini di posti di lavoro, anche se è opportuno non creare allarmismi: il futuro è tutto da costruire e non è detto che debba necessariamente essere drammatico sul fronte lavorativo.

Un dato è certo: per supportare la diffusione dell'Intelligenza Artificiale su ogni dispositivo, sono necessari spazi fisici dove allocare server e computer. In una parola, i data center, che altro non sono se non infrastrutture fisiche in grado di ospitare materialmente i server, i sistemi di archiviazione e tutte le reti necessarie per elaborare e quindi erogare i dati e i servizi digitali prodotti.

I data center sono ambienti progettati per garantire continuità operativa e connessioni veloci. Si tratta, nei fatti, di tutto ciò che materialmente sta alla base della piramide sulla quale si erge oggi Internet con tutto ciò che ne consegue (cloud e applicazioni online).

In soldoni: grandi fabbricati. Strutture, capannoni, edifici. Di conseguenza, spazio da sottrarre all'ambiente. Cemento da stendere oppure aree da riqualificare.

E' il progresso e sarebbe ipocrita nascondersi dietro un dito. Tutti noi utilizziamo la rete e lo faremo sempre più man mano che l'Intelligenza Artificiale farà come i primi computer e i primi smartphone: da strumento per pochi diventerà strumento “obbligatorio” per esercitare moltissime professioni o semplicemente per restare “connessi” in questo mondo.

 

Il quadro in Lombardia

Allora, proprio avvalendoci della Rete, abbiamo cercato quante più informazioni possibile su siti specializzati e su giornali nazionali per avere il quadro della situazione in Lombardia.

Ne emerge che la nostra regione è già ora il primo hub italiano per presenza di data center. La città metropolitana di Milano, come era prevedibile, è il fulcro di questa concentrazione di data center, mentre la realtà lombarda in maggiore espansione è Pavia.

 

A Cremona ancora nulla si muove

Cremona è al palo. E' tra le poche province lombarde a non essersi ancora dotata di data center ed è una delle poche province nelle quali non sono previsti insediamenti di questo tipo nei prossimi anni. In altre parole, al momento non risultano depositate richieste di autorizzazione per installare data center nel Cremonese.

In base alle informazioni raccolte da siti del settore e dalla stampa specializzata come Corriere Comunicazioni e Infobuild, ad oggi in Lombardia sono presenti tra i 50 e i 70 data center operativi

Il dato si traduce in una concentrazione pari a circa il 40% dell’intera "dotazione" nazionale.

 

Le province più attive

Sotto il profilo della distribuzione geografica, emerge come detto una spiccata polarizzazione nell’area metropolitana di Milano. Secondo Corriere Comunicazioni, in particolare, circa 33 strutture si trovano nell’area milanese, che rappresenta dunque il principale nodo italiano grazie alla presenza del MIX (Milan Internet Exchange) e delle principali dorsali di rete.

I data center risultano distribuiti in molti comuni dell’hinterland, come Cornaredo, Rho, Segrate, Settimo Milanese e Peschiera Borromeo.

 

Il Pavese in forte espansione

Dopo Milano è molto attivo il Pavese. Secondo alcuni dati riportati dalla Provincia Pavese, nella provincia di Pavia si rileva un forte incremento di progetti, con quasi 20 comuni coinvolti tra impianti esistenti e proposte.

Tra i Comuni del Pavese interessati dalla presenza o da progetti di costruzione di data center, spiccano Siziano e Belgioioso. Da quanto si apprende dai giornali locali, la scelta di quest'area è legata alla disponibilità di terreni, ai costi inferiori e alla vicinanza con Milano.

Tutti fattori, se ci si fa caso, comuni a Cremona, sebbene qui, come anticipato, siamo ancora fermi.

 

La crescita nei prossimi anni

Di rilievo è il dato relativo alla crescita dei data center nella nostra regione prevista nei prossimi. Il quotidiano milanese Il Giorno, in un suo articolo, parla di circa 150 richieste di autorizzazione presentate in Lombardia, mentre il giornale online Affari Italiani conta 83 nuovi progetti tra il 2026 e il 2028.

Una forte espansione, dunque, che potrebbe portare a un aumento compreso tra 80 e 150 nuovi data center nel medio periodo. E che lascerebbe Cremona molto indietro.

 

Cremona arretrata: un bene o un male?

Se questo è positivo dal punto di vista ambientale e del consumo di suolo, potrebbe al contempo rivelarsi pericoloso per il futuro di una città, la nostra, già di per sé molto statica, per certi versi “arretrata” rispetto ad esempio alla vicina Brescia o alla stessa Pavia.

 

La trasformazione territoriale

Altro dato che emerge dalla nostra inchiesta è relativo alla trasformazione territoriale. Un’analisi pubblicata proprio ieri, 9 luglio da Il Manifesto (dal titolo: “La Lombardia punta sui data center, l’affare che divora risorse e territori”) evidenzia come “Milano e la Lombardia stanno entrando nella geografia globale delle città-data center”.

Non solo: l'analisi descrive la regione come una piattaforma infrastrutturale per cloud e intelligenza artificiale e nello stesso articolo viene evidenziato come questa crescita venga presentata come un “processo di modernizzazione, ma anche come una fase di intensificazione dell’uso del territorio”.

 

In Lombardia investimenti per 11 miliardi nei prossimi anni

Altre informazioni si apprendono esaminando il quadro normativo e infrastrutturale della Regione Lombardia. In particolare, in base ad alcuni approfondimenti pubblicati sulla rivista online The Brief, in Lombardia sarebbero allocati 67 data center su 168 nazionali, il che fa sì che nella nostra regione si concentri una grande quota del fabbisogno energetico del comparto, con investimenti stimati in circa 11 miliardi di euro nei prossimi anni.

Sempre The Brief annota che queste infrastrutture comportano un “significativo utilizzo di spazio ed energia”, e che richiedendo una pianificazione specifica.

E anche questo è un dato fondamentale da tenere in grande considerazione, specie in un territorio compromesso dal punto di vista ambientale come il Cremonese.

 

Cremona dorme ancora: un bene o un male?

Nel grande quadro lombardo, ad oggi, Cremona e il suo territorio risultato dunque marginali, se non insiginificanti. Non a caso, le principali mappature di settore, così come alcune analisi tra cui quelle pubblicate da IRPI Media sul consumo di suolo, non evidenziano la presenza di strutture rilevanti né progetti di dimensione significativa.

Anche i dati sulle richieste di connessione alla rete elettrica non segnalano concentrazioni comparabili a quelle riscontrate nelle province di Milano, Pavia o Lodi.

Come riportato all'inizio dell'articolo, dunque, la distribuzione attuale delle infrastrutture digitali in Lombardia conferma un'alta concentrazione lungo l’asse Milano–Pavia, mentre il Cremonese è ancora al di fuori dei principali snodi di sviluppo del comparto.

Un bene? Un male? Sarà il futuro a dircelo. Un futuro che sta già bussando alla nostra porta.

Federico Centenari

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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