Attualità
06 mag 2026
Ecco la Casa dell'Accoglienza di Cremona rimessa a nuovo: i lavori sono stati voluti e sostenuti dall'imprenditore Giovanni Arvedi
E' stata inaugurata ieri, lunedì 5 maggio, la "nuova" Casa dell'Accoglienza di Cremona, dopo i lavori di riprogettazione e ristrutturazione voluti e finanziati dall'imprenditore Giovanni Arvedi. Ecco, tratta dal sito della Diocesi di Cremona, la sintesi dell'evento di ieri.
«Luogo di incontro, dialogo tra le generazioni e le culture, laboratorio fecondo da dove passano storie di Risurrezione», così il vescovo Antonio Napolioni ha definito la “nuova” Casa dell’Accoglienza di Cremona, presentata ufficialmente nel pomeriggio di martedì 5 maggio dopo la ristrutturazione. Non si tratta solo di nuove mura o nuovi spazi, ma di un nuovo modo di pensare l’accoglienza, condiviso con l’intera città.
Dopo due anni di lavori, di riprogettazione degli spazi, la struttura, ora può ospitare 180 persone. Un luogo ricco di storia e di umanità, frutto certo di una tradizione antica di carità e volontariato che caratterizza il territorio (basti pensare al patrono sant’Omobono, laico della carità e dalla borsa sempre piena per aprirsi per i poveri), ma oggi anche segno di rinnovamento e ripensamento di cosa oggi voglia dire accogliere, a 40 anni dalla sua inaugurazione, voluta dal vescovo Enrico Assi che aveva ereditato la struttura del Collegio Sfondrati. «Ci poniamo – ha chiarito il direttore della Caritas diocesana di Cremona, don Pierluigi Codazzi – in un solco tracciato da una lunga storia di solidarietà, ci collochiamo dentro a questo solco e dentro a questa tradizione del territorio a cui siamo grati».
Ma la nuova Casa sa guardare anche oltre, sa aprirsi al nuovo e se «continuerà l’impegno di accoglienza dei flussi migratori, si darà accoglienza anche alle famiglie che sono segnate da sfratti esecutivi, ai senza tetto e a quei lavoratori temporanei che cercano alloggio», ha chiarito don Codazzi. Una progettualità nuova dunque in spazi nuovi. Voluti e realizzati grazie al contributo del cavalier Giovanni Arvedi che, credendo a questo progetto, lancia una sfida alla città: promuovere una cultura della prossimità insieme, credenti e non credenti. Una sfida che non è della sola diocesi, ma della città, intesa come comunità di uomini.
«Ci auguriamo che sia una casa abitata, – ha dichiarato il sindaco di Cremona, Andrea Virgilio – una parte viva della città, una casa dove non entrino solo i bisogni, ma anche le speranze». E in diversi interventi è risuonata la parola “corresponsabilità”, perché durante questa presentazione si è condivisa la voglia di unire le forze e gli intenti del mondo ecclesiale, del volontariato, dell’associazionismo e della società civile per «aprire una nuova stagione» dove all’opera ci siano «operai delle relazioni», come le ha definiti il primo cittadino.
La struttura ospiterà dunque chi ha bisogno di un tetto, oltre a tutti i servizi già attivi della Caritas diocesana (uffici, centro di dscolto, punto salute…) e della San Vincenzo de’ Paolo con le Cucine benefiche. È stato ampliato il numero dei posti del Rifugio notturno in relazione alla domanda sempre più frequente. Insomma non si tratta solo di rispondere a bisogni immediati e già noti, ma di aprirsi alle nuove richieste. Tenendo conto che anche l’aumento del numero di pasti distribuiti alla Cucine benefiche (70 ogni giorno), delle persone in cerca di aiuti sanitari (90 al mese) e la crescita degli accessi al centro d’ascolto (290 l’anno) fanno riflettere. È vero che «i poveri non si contano ma si abbracciano, diceva don Mazzolari», come ha ricordato Alessio Antonioli, responsabile del Centro di ascolto della Caritas, ma è anche vero che i numeri incitano a pensare a ciò che non stia funzionando nella società e sul territorio.
La presentazione della Casa dell’Accoglienza di Cremona rinnovata – alle presenza delle più alte autorità istituzionali del territorio, insieme anche alle rappresentanze del mondo sociale e del volontariato – ha dimostrato unità di intenti e di partecipazione, visto che il cortile interno era gremito. Numerosa la rappresentanza dei lavoratori del Gruppo Arvedi a cui il cavalier Giovanni Arvedi, con accanto la moglie Luciana Buschini, ha deciso di dedicare questi lavori di rinnovamento, con una targa commemorativa (benedetta dal vescovo) che ne ricorda il prezioso lavoro quotidiano.
La foto è tratta dal sito della Diocesi di Cremona
redaz.
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