Attualità

05 lug 2026
Losco e sanità

Il "pasticciaccio brutto" della sanità e il caso di Paolo Losco a Crema: anche i neonati diventano un problema di mercato per la sanità pubblica

Ha sollevato un vero e proprio caso il recente intervento di Paolo Losco, segretario di Sinistra Italiana sulla sanità Pubblica. Premessa necessaria: Losco è intervenuto non in veste di segretario di partito, bensì firmandosi "Paolo Losco, padre". Una scelta emblematica per rappresentare un problema che tocca da vicino i cittadini.

Ecco, nell'intervento di Paolo Losco, i fatti:

Quando lo smantellamento della sanità pubblica arriva fino ai neonati, non è più semplice disservizio ma qualcosa di indecente. Tra la quarta e la sesta settimana di vita, prorogabile fino all’ottava, ogni neonato deve effettuare un controllo importante alle anche: un’ecografia necessaria per verificare che non ci siano malformazioni e, se serve, intervenire in tempo.

Eppure, al momento della prenotazione, a mia moglie è stato riferito che ASST Crema, dal 9 luglio, non erogherà più questo servizio essenziale.

La soluzione indicata? Spostarsi a Vigevano, in provincia di Pavia, o a Casalmaggiore. Tradotto: per una visita necessaria a un neonato di poche settimane, anche un’ora e mezza di auto all’andata e un’ora e mezza al ritorno.
Tre ore di viaggio per un controllo che dovrebbe essere garantito vicino a casa. Oppure pagate il privato.

Questa volta il racconto non è per sentito dire: riguarda mio figlio. Ma il punto non è la mia vicenda personale. Una famiglia non dovrebbe scoprire sulla pelle di un neonato quanto si sia impoverita la sanità pubblica del proprio territorio.

Questi sono i fatti. Una madre ha provato a prenotare una visita necessaria per il proprio bambino e si è sentita indicare il privato o strutture lontane decine di chilometri. Poi si è rivolta allo Sportello Salute di Crema, che ringraziamo per il supporto e per il lavoro che svolge ogni giorno accanto ai cittadini.

Nei giorni scorsi ASST Crema ha risposto a chi denunciava i problemi strutturali di una sanità con sempre meno servizi e sempre più attese. Lo ha fatto con numeri raccontati in modo autoassolutorio, formule vaghe, parole rassicuranti.

A tratti sembrava il miglior Conte Mascetti: “attrattività prematurata”, “percorso di crescita con scappellamento a destra”. Ma fuori dalle supercazzole, la realtà è ben diversa.

Se un servizio pubblico sparisce, chi può paga il privato. Chi ha tempo, macchina - e aria condizionata, viste le temperature - e possibilità si sposta. Chi non ha soldi, tempo o tutele? Fatti suoi.

E obbligare una famiglia a scegliere tra privato, distanza o rinuncia non è un problema organizzativo. È il segno di una sanità pubblica che sta smettendo di fare il suo mestiere. È il segno di una sanità sempre più piegata al profitto del privato e sempre meno fedele a quello che dovrebbe essere il suo primo obiettivo: : curare le persone, non spingerle verso il mercato.

La situazione non nasce oggi. La conosciamo da anni: disservizi, liste d’attesa, l’ipocrita pratica dell’intramoenia dentro le strutture pubbliche, il drenaggio di fondi pubblici prima e di utenza poi verso la sanità privata.

Prima si finanzia il privato. Poi si indebolisce il pubblico. Poi si dice ai cittadini: arrangiatevi.

E quando questo smantellamento colpisce persino i neonati, e non per prestazioni occasionali, specialistiche o rare, ma per visite previste nelle prime settimane di vita, allora chiamarlo disservizio è già troppo gentile.

Un neonato di quattro settimane non dovrebbe attraversare mezza Lombardia per una visita che la sanità pubblica stessa considera necessaria. È semplicemente uno schifo.

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LA REPLICA DELL'ASST

A stretto giro, uscito il commento di Paolo losco, sui giornali è comparsa la replica dell'ASST di Crema: “Il servizio dedicato ai neonati con indicazione clinica - ha precisato l'ASST - non viene meno e continuerà a essere regolarmente garantito". 

Nella lettera di dimissione - ha spiegato la direttrice facente funzione della Pediatria, Daniela Migliavacca - l’ecografia delle anche è stata finora indicata come esame consigliato tra la sesta e l’ottava settimana di vita. Durante la degenza, tuttavia, tutti i neonati vengono sottoposti allo screening clinico mediante le manovre di Ortolani-Barlow. Solo per i neonati che presentano fattori di rischio o un esame clinico positivo viene programmata direttamente l’ecografia delle anche presso i nostri ambulatori e l’appuntamento è già riportato nella lettera di dimissione”.

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CONTROREPLICA

Preso atto della dichiarazione dell'ASST, Losco ha ritenuto opportuno evidenziare alcuni aspetti della vicenda.

"ASST Crema - ha scritto - ha risposto alla mia denuncia sulle ecografie alle anche dei neonati. E devo dire che la pezza è peggio del buco. Il comunicato sostiene che "il servizio non viene sospeso". Bene. Allora la domanda è molto semplice: se il servizio non viene sospeso, perché una madre, seguendo le indicazioni ricevute alla dimissione del proprio figlio, si presenta al CUP e si sente indicare Casalmaggiore, Vigevano o il privato? Mio figlio è nato nel mese di giugno. Nella lettera di dimissioni, tra gli "accertamenti/visite in programma", è indicata l'ecografia delle anche. È scritto che va eseguita tra la sesta e l'ottava settimana di vita, da prenotare al CUP con impegnativa fornita dal curante. Quindi ricapitoliamo. La struttura indica l'esame nella documentazione di dimissione. Il pediatra fornisce l'impegnativa. Una madre va al CUP per prenotarlo. E lì le viene detto di andare a Casalmaggiore, a Vigevano o di rivolgersi al privato".

"A questo punto - prosegue Losco - il problema non è solo se il servizio venga chiamato "sospeso", "rimodulato", "non più erogato universalmente" o con qualunque altra formula amministrativa. Perché qui la supercazzola è evidente: ci viene detto che "il servizio non cambia", cambia solo il "percorso organizzativo", perché si passerebbe a uno "screening selettivo". Tradotto fuori dal burocratese: un servizio che fino a ieri veniva indicato alle famiglie come percorso ordinario per i neonati oggi viene ristretto. Non sparisce nel comunicato, ma sparisce nella vita concreta di chi prova a prenotarlo. E alcune famiglie lo scoprono solo quando arrivano davanti allo sportello. Si può discutere di linee guida internazionali, criteri scientifici, scelte organizzative o ragioni economiche. Possibilmente senza supercazzole, però. Perché una cosa resta: a un neonato dimesso da questa struttura è stato raccomandato un esame; alla sua famiglia è stato scritto di prenotarlo al CUP; e al CUP quell'esame, a Crema, non è stato possibile prenotarlo. Quanti altri neonati sono nella stessa situazione?".

Incalza Losco: "Un cittadino, soprattutto quando si tratta di un figlio neonato, si affida ai medici. Si affida alle indicazioni ricevute. Si fida di quello che trova scritto nei documenti sanitari. Se poi, al momento della prenotazione, la risposta diventa "andate altrove" oppure "rivolgetevi al privato", allora qualcosa non funziona. E non funziona nel rapporto più delicato che esista: quello tra una famiglia e il servizio pubblico che dovrebbe prendersene cura. La risposta di ASST, invece di chiarire, apre altre domande. Come si devono comportare le famiglie? Perché nella documentazione viene indicato un percorso che poi al CUP non risulta praticabile a Crema?Da quando  questo servizio non è più prenotabile nelle condizioni precedenti? Quali alternative pubbliche, vicine e accessibili vengono garantite ai neonati del territorio? Una "riorganizzazione" così importante del servizio è stata fatta in modo così radicale in tre settimane? E soprattutto: perché una famiglia deve scoprirlo solo davanti allo sportello? Ma ancora di più: perché questa comunicazione arriva solo dopo la denuncia pubblica di una persona che, evidentemente, ha avuto il privilegio di ottenere una risposta da ASST solo perché ha potuto sollevare il caso a mezzo stampa? E tutti gli altri?".

Conclude quindi Paolo Losco: "Questa risposta conferma il problema politico — e umano — che ho sollevato. Una sanità pubblica non si misura solo dai comunicati. Si misura da quello che accade quando una madre prova a prenotare un esame per suo figlio. E se la risposta concreta è distanza, confusione o privato, allora non basta dire che "il servizio non viene sospeso", usando giri di parole per poi ammettere che il percorso cambia. Bisogna spiegare perché, per le famiglie, quel servizio di fatto sparisce. E bisogna spiegare perché famiglie che fino a ieri ricevevano l'indicazione di prenotare quell'esame al CUP oggi se lo vedono negare dalla stessa struttura che lo aveva prescritto. Ma soprattutto, e forse è la domanda più importante: perché è stata così celere la risposta a mezzo stampa rispetto a quella formale alla richiesta di una madre che è ancora in  attesa di capire cosa dovrà fare?".

f.c.

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