Attualità
02 giu 2026
La Festa della Repubblica si specchia nel Po. Il sindaco Virgilio: "La Costituzione come un fiume: ha una sorgente, attraversa epoche, ma mantiene una direzione"
Fortunatamente il pur incerto meteo non ha rovinato la parte centrale delle celebrazioni della Festa della Repubblica. Oggi, 2 gugno, all'incirca dalle ore 11, per la prima volta lungo il fiume Po, si è tenita la cerimonia di festeggiamento della ricorrenza.
L'ingresso della banda di Cremona è stato seguito dallo schieramento dei reparti. A seguire, gli onori del Prefetto di Cremona, poi la cerimonia dell'Alzabandiera con l'intonazione dell'inno nazionale, la lettura del messaggio augurale del Presidente delle Repubblica e gli interventi del sindaco Andrea Virgilio e del Presidente della Provincia, Roberto Mariani.
Sempre al Prefetto di Cremona, Antonio Giannelli, sono stati affidati gli onori finali.
Pubblichiamo qui di seguito il testo integrale dell'intervento del sindaco Virgilio.
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Autorità civili, militari e religiose, rappresentanti delle associazioni, cittadine e cittadini, questa mattina siamo di fronte a questo paesaggio che è parte della nostra storia. E possiamo provare a leggere questo fiume come una grande metafora civile. Come un corso d’acqua che, da secoli, ci insegna qualcosa sul modo in cui una comunità vive e si riconosce.
La Repubblica nasce da chi ha saputo dire no alla dittatura e ha pagato sulla propria pelle il prezzo della libertà.
Anche sulle rive del Po, anche nel Cremonese, la libertà ha avuto un prezzo. La Resistenza ha volti, nomi, luoghi. A volte ha il coraggio di un ragazzo, il silenzio di una famiglia. A volte resta incisa su un cippo lungo un argine, dove si passa magari distratti, senza sapere che lì la storia ha chiesto a qualcuno la vita.
Per questo il 2 giugno è la festa di una comunità che si riconosce in una promessa: non tornare alla sopraffazione, non accettare che la forza cancelli il diritto.
La Repubblica italiana nasce da questa scelta. Il 2 giugno 1946 le italiane e gli italiani decisero che, dopo le macerie del fascismo, bisognava costruire un Paese nuovo. Non perfetto, perché nessuna comunità umana lo è. Ma più libero e più consapevole.
La Costituzione che ne è nata non è un testo chiuso in una teca. È piuttosto simile a un fiume: ha una sorgente, ha un corso, attraversa epoche diverse, incontra ostacoli, cambia paesaggio, ma mantiene una direzione.
E come ogni fiume ha bisogno di argini e gli argini non sono muri contro la libertà. Sono ciò che consente alla forza dell’acqua di non diventare distruzione. Sono il limite che rende possibile la vita. Anche la Repubblica ha i suoi argini: la dignità della persona, l’uguaglianza, la solidarietà, il lavoro, la democrazia, il ripudio della guerra.
Senza argini, un fiume travolge. Senza valori condivisi, una società si smarrisce.
E qui, sul Po, questo lo capiamo bene. Lo hanno capito generazioni di cremonesi che hanno vissuto il fiume come compagno generoso e talvolta violento. Il Po delle nasse, dei pescatori, dei barcaioli, dei vogatori. Il Po delle piene, degli argini sorvegliati, dei sacchi di sabbia, della solidarietà concreta.
Il Po ci insegna la pazienza. Non procede in linea retta. Rallenta, accelera, si allarga, si ritrae. Gli argini, visti dall’alto, sembrano labirinti al contrario: non servono a smarrirsi, ma a trovare una direzione.
Anche la democrazia è così. Non è mai una scorciatoia. È un cammino che chiede pazienza e responsabilità.
E il Po come questa Repubblica è anche un grande archivio di storie.
È il fiume del mutualismo per offrire protezione ai braccianti. È il fiume delle nostre canottieri, il mare sotto casa dei cremonesi, è il mare prima ancora di diventare mare, è il fiume delle processioni che ci avvicinano a Dio.
È il Po orgoglio dei nostri campioni, da Oreste Perri a Valentina Rodini, a Giacomo Gentili, a tanti altri talenti, agli allenatori che nel sacrificio di ogni giorno raccontano la parte bella dello sport italiano. Nel gesto del remo c’è una piccola lezione repubblicana: si va avanti solo se si tiene il ritmo insieme. Se ognuno tira per conto proprio, la barca gira su sé stessa.
È il Po dei cittadini che lo curano, il Po di Sandro Talamazzini, di Armando Catullo, memoria viva di questa sponda. È il lungo Po di chi viene qui alla sera per correre, per contemplare il tramonto, per amarsi. È il fiume di un popolo che in parte lo ha aggredito e in parte lo ha curato, che qui racconta gioie ma anche tragedie.
È il Po salgariano dei mondi immaginati. È il Po della fragilità trasformata in potenza creativa, quella di Ligabue, che masticava la terra e che in mezzo ai pioppi vedeva tigri, lupi, serpenti e trasformava la pianura in visione, il tormento in arte.
Ed è anche il fiume che attraversa la nostra cultura profonda. Non c’è bisogno di forzare i nomi: Monteverdi e Verdi appartengono a geografie diverse, ma entrambi ci dicono che da questa pianura è nato un suono universale.
Il territorio non si ama in astratto. Lo si ama raccogliendo e trasmettendo memoria. Anche questo è il senso della Repubblica.
Cremona, città della musica e del saper fare, sa bene che le radici non sono il contrario del mondo. Sono il modo con cui una comunità può parlare al mondo senza perdere sé stessa.
Il Po continuerà a scorrere dopo questa giornata. Scorrerà come ha sempre fatto, portando con sé memorie, detriti, bellezza, domande. Anche la Repubblica deve continuare a scorrere. Non può fermarsi nella celebrazione.
Deve entrare nella vita quotidiana, nei comportamenti pubblici, nel modo in cui trattiamo il territorio e le persone. Celebrare il 2 giugno qui significa allora essere degni del fiume che abbiamo davanti e della Costituzione che abbiamo alle spalle e di fronte a noi.
Perché la Costituzione non è solo l’origine della Repubblica. È la corrente che ancora può portarci avanti.
Viva l’Italia, viva la Repubblica.
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redaz.
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