Attualità

15 lug 2026
provincia e data center

Procede l'iter per la realizzazione del primo data center nel Cremonese, a Pozzaglio. La Provincia convoca gli otto comuni interessati dall'insediamento

Procede senza sosta l'iter per la realizzazione del primo data center in provincia di Cremona, nella fattispecie nell'area che interessa il comune di Pozzaglio (qui l'articolo).

Il progetto del maxi insediamento tecnologico, che sta già registrando non poche critiche da parte di cittadini e associazioni per l'impatto ambientale, entra infatti in una fase decisiva.

La Provincia di Cremona ha promosso un incontro (in agenda per martedì 28 luglio) con gli amministratori degli otto Comuni interessati dall’insediamento, avviando un confronto istituzionale destinato a incidere sulle prossime scelte urbanistiche e ambientali. A questo primo passaggio tecnico parteciperanno naturalmente anche dirigenti e tecnici dell'amministrazione provinciale.

L'infrastruttura è di dimensioni tutt'altro che contenute: il complesso tecnologico potrebbe estendersi per centinaia di migliaia di metri quadrati tra le frazioni di Brazzuoli e Villanova Alghisi, in un’area oggi in gran parte a destinazione agricola.

L’insediamento è stato proposto, come emerso in questi giorni, da una società specializzata nel settore dei data center e rappresenterebbe uno dei più rilevanti investimenti digitali mai ipotizzati nel Cremonese.

L’iniziativa non riguarda però il solo Comune di Pozzaglio. Il progetto coinvolge realtà limitrofe come Cremona, Castelverde, Corte de’ Frati, Olmeneta, Casalbuttano e Robecco d’Oglio, chiamate a esprimere valutazioni e pareri nell’ambito dell’iter autorizzativo.

E proprio per coordinare questo passaggio, l'ente Provincia ha deciso di riunire i sindaci in un tavolo condiviso, con l’obiettivo di affrontare in modo unitario le criticità e le opportunità dell’intervento.

Dal punto di vista tecnico, il data center si configurerebbe come una grande piattaforma dedicata all’archiviazione e alla gestione dei dati digitali, con server attivi senza interruzioni.

Strutture di questo tipo comportano un fabbisogno energetico elevato e sistemi di raffreddamento intensivi, con possibili ricadute sul fronte del consumo di risorse così come, tout court, sull’ambiente.

Non a caso, il progetto ha già sollevato interrogativi e preoccupazioni, come si è detto.

Tra i temi più discussi, il consumo di suolo agricolo, l’impatto paesaggistico e la necessità di realizzare nuove infrastrutture energetiche, come elettrodotti dedicati, per sostenere l’impianto.

In un territorio a forte vocazione agricola, letteralmente "assediato da allevamenti intensivi e forti poli industriali, la trasformazione di ampie superfici in ambiti produttivi, va da sé, rappresenta uno degli aspetti più delicati.

Accanto alle criticità, non manca chi sottolinea le potenziali ricadute positive, considerato anche il fatto che mentre Cremona, su questo fronte, non si era ancora mossa, altre realtà come Milano e Pavia sono particolarmente attive (qui la nostra inchiesta). 

Va in effetti considerato che i data center, piaccia o meno, sono infrastrutture strategiche per lo sviluppo digitale, sempre più richieste in un contesto segnato dalla crescita dei servizi cloud e dell’intelligenza artificiale.

Al netto di questo, il percorso amministrativo è ancora in corso e prevede ulteriori passaggi, a partire dalla Conferenza dei servizi e dalle eventuali varianti urbanistiche.

L'incontro convocato in Provincia rappresenta quindi un primo momento di confronto anche politico, destinato a orientare le decisioni future su un progetto che potrebbe ridisegnare una parte significativa del paesaggio cremonese.

Federico Centenari

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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