Attualità

23 giu 2026
Fiume Po foto Gaimarri

Le spettacolari immagini del Po durante la magra. L'allarme di Legambiente: "Con il cambiamento climatico occorre ripensare il modello agricolo"

Immagini che da un lato lasciano senza fiato, affascinano e intrigano; dall'altro preoccupano. Sì, perché per rivedere il Grande Fiume in queste condizioni - basso, "smagrito" e fiaccato dalla siccità - sarebbe necessario tornare indietro di alcuni anni

Da settimane prosegue lo stato di magra del Po. Una delle fasi di magra più critiche e acute degli ultimi anni, caratterizzata da livelli idrometrici che lambiscono i minimi storici. A Cremona, in particolare, il Po ha fatto registrare una magra di circa otto metri sotto lo zero idrometrico. Si tratta di un valore prossimo ai record registrati durante la straordinaria siccità del 2022.

Il fenomeno è sempre più frequente negli ultimi anni, contraddistinti da un elemento: la precocità delle situazioni di magra. Già dalla metà del mese di giugno, infatti, il Po si presentava basso oltre misura, con ampie distese e anse di sabbia, come si può anche notare bene dalle immagini scattate da Mauro Gaimarri con l'ausilio di un drone.

La portata del Grande Fiume, già dalla metà di giugno era tra le più basse mai osservate per questo periodo dell'anno.

Al netto della "spettacolarità" del fenomeno, il problema è serio e stando a quanto rilevato a livello nazionale, la crisi idrica è legata principalmente a fattori climatici. Tra questi, il drastico calo dell’innevamento alpino, inferiore fino al 60% rispetto alla media, e le alte temperature primaverili che hanno anticipato lo scioglimento delle riserve d’acqua.

PESANTI RICADUTE SULL'AGRICOLTURA

Pesanti, naturalmente, le consegenze sull’agricoltura, in particolare qui nel Cremonese, dove il comparto dipende grandemente dall’irrigazione resa possibile proprio dal Grande Fiume. In particolare, la riduzione della portata mette a rischio le coltivazioni e potrebbe rendere necessari interventi straordinari per garantire l’approvvigionamento idrico durante l'estate (che è ancora ben lunga!).

Sempre stando alle analisi effettuate a livello nazionale, senza precipitazioni significative nelle prossime settimane, il rischio è che il 2026 venga ricordato come uno degli anni più critici per il Po e per l’intero bacino del Nord.

LA LETTURA DI LEGAMBIENTE

Una lettura interessante del fenomeno è stata data proprio nei giorni scorsi da Legambiente Lombardia.

"La portata del fiume Po è in caduta libera - annota l'associazione in un comunicato del 19 giugno -: in soli dieci giorni, nel punto di chiusura dell’intero bacino del grande fiume, a Pontelagoscuro presso Ferrara, si è scesi da oltre 1000 mc/sec a soli 300 mc/sec, con una riduzione di livello di ben 2 m, quasi 20 cm in meno ogni giorno. Non siamo ancora al record assoluto, misurato nel luglio 2022, con appena 114 mc/sec, ma già molto al di sotto della soglia (450 mc/sec) che comporta l’impossibilità di limitare l’ingresso di acqua salata alle prese d’acqua da cui attingono i terreni coltivati nell’area del delta, costringendo a bloccare i prelievi idrici per evitare di salinizzare i suoli e causare gravi danni alle colture".

Ebbene, annota in merito Legambiente: "Paradossalmente, ciò avviene mentre in Pianura Padana si è ancora lontani dallo stato di siccità: il rischio di grave carenza idrica persiste, vista la precoce fusione delle nevi primaverili, ma non è imminente: per ora, nei grandi laghi prealpini e negli invasi idroelettrici montani della sola Lombardia riposano riserve idriche per 1,5 miliardi di metri cubi d’acqua, abbastanza per garantire il deflusso degli emissari lacustri per almeno un mese, anche in assenza di piogge".

Ed ecco il punto rilevante: "Sommando a questa le portate di tutti gli affluenti piemontesi ed emiliani del grande fiume si superano di gran lunga i 1000 mc/sec che dovrebbero arrivare al Po. Perché tutta quest’acqua non arriva alla foce? La ragione è molto semplice: la gran parte delle portate fluviali è intercettata dalle opere di presa che riforniscono la rete irrigua. L’acqua non sparisce, ma viene utilizzata per l’irrigazione delle aree a monte, così il livello del Po si abbassa, e il delta paga per tutti".

In propisito, Lorenzo Baio, responsabile risorse idriche di Legambiente Lombardia e referente per il progetto LIFE CLIMAX PO, dichiara: “È sempre più chiaro che occorre ristrutturare il sistema agricolo padano, soprattutto lombardo, per adeguarlo al nuovo scenario di disponibilità idriche in regime di crisi climatica. In particolare, occorre attenuare il picco di fabbisogno idrico estivo, e per questo ridimensionare e modificare gli assortimenti delle foraggere estive riducendo le superfici a mais, gestire diversamente le acque nella coltura del riso, ritornando alla coltivazione con sommersione primaverile e, in generale, ripristinare gli usi irrigui invernali e primaverili delle acque, che permettono di alimentare la falda acquifera, per lasciar fluire più acqua nei fiumi nei mesi più caldi e secchi. Gli interventi ingegneristici possono poco rispetto al dispiegarsi degli effetti del cambiamento climatico. Se cambia il clima deve trasformarsi anche l’agricoltura, e non è detto che il cambiamento non generi nuove opportunità per tutti, dalle valli alpine al delta.

 

La splendida foto in alto e le altrettanto spettacolari foto nella gallery qui sotto sono di Mauro Gaimarri - http://www.officinafoto.it/ - che si ringrazia per la gentile concessione.

Galleria fotografica

Guarda le immagini a scorrimento (clicca sulla foto per ingrandire)

Federico Centenari

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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