Attualità
20 lug 2026
Nuovo strappo tra sindaco e opposizione sul manifesto pro-vita. Virgilio non va in Commissione Vigilanza: "La presidente Capelletti non ha garantito l'imparzialità"
Si tiene oggi, alle ore 17.30, la riunione della Commissione Vigilanza convocata dall'opposizione sulla tanto discussa rimozione del manifesto pro-vita davanti all'ospedale da parte del sindaco Andrea Virgilio.
Proprio lo stesso Virgilio non parteciperà all seduta, non senza polemica, dal momento che, evidenzia il sindaco, "La Presidente della Commissione (Chiara Capelletti, FDI; ndr) ha commesso un errore istituzionale: invece di garantire l'imparzialità dell'istruttoria, ha costruito personalmente l'impianto delle contestazioni. Così si indebolisce la credibilità della Commissione di Vigilanza".
Ecco di seguito l'intervento integrale del sindaco rivolto alle consigliere e ai consiglieri comunali e per conoscenza al Presidente del Consiglio comunale, Luciano Pizzetti.
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Gentili Consigliere, Gentili Consiglieri,
con riferimento alla seduta della Commissione di vigilanza convocata per il giorno 20 luglio, avente ad oggetto la vicenda relativa alla rimozione del manifesto "SOS Vita" presso la fermata dell'Ospedale, comunico che non prenderò parte ai lavori della Commissione.
La mia assenza nasce da una valutazione istituzionale precisa: non intendo avallare un'impostazione che considero non conforme rispetto alla natura e alle funzioni della Commissione di vigilanza.
Questa Commissione è un organo di garanzia del Consiglio comunale. Può verificare atti, procedure, rapporti contrattuali e profili amministrativi. Può ascoltare dirigenti, uffici, gestori e soggetti coinvolti.
Non può essere trasformata in un "tribunale" chiamato a confermare una tesi già costruita dai proponenti.
Nel documento di convocazione non ci si limita a porre quesiti, chiedere chiarimenti o domandare una verifica sulla correttezza della procedura seguita.
Si qualificano preventivamente i fatti, si attribuisce alla PEC da me inviata la natura di "provvedimento materiale o implicito" e si formulano, sviluppandole diffusamente, numerose ipotesi di violazioni di norme costituzionali, amministrative e procedimentali.
Nel medesimo testo sottoscritto dalla Presidente della Commissione si utilizzano espressioni quali "puro arbitrio", "natura prettamente censoria", "sviamento di potere", "diktat atipico e informale", "fuga dalle regole procedimentali" e "macroscopica invasione di campo".
Si tratta di qualificazioni che non si limitano a delimitare l'oggetto di una verifica, ma anticipano giudizi, valutazioni sommarie, responsabilità, conclusioni e soprattutto sovrappongono la dimensione giuridica con quella politica.
Una Commissione di vigilanza dovrebbe partire da fatti da accertare e da questioni aperte, non da responsabilità già descritte e argomentate, di fatto considerandole comprovate.
Ribadisco, nel merito, un punto essenziale. La PEC da me inviata costituisce una comunicazione istituzionale, pienamente acquisibile e verificabile. Essa non revoca alcuna autorizzazione, non risolve alcun contratto, non commina sanzioni e non esercita nei confronti dei soggetti interessati un potere amministrativo autoritativo.
Ritengo inoltre improprio che una Commissione consiliare venga investita, nei termini formulati nel documento, dell'accertamento di presunte violazioni della Costituzione, della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e di molteplici disposizioni della legge n. 241 del 1990.
Una simile impostazione attribuisce alla Commissione di vigilanza una funzione para-giurisdizionale del tutto estranea alle sue competenze, quasi essa fosse una sorta di Corte Costituzionale in salsa cremonese chiamata a pronunciarsi sulla legittimità dell'operato del Sindaco.
Il profilo istituzionalmente più delicato riguarda, tuttavia, il ruolo assunto dalla Presidente della Commissione di Vigilanza nella predisposizione del documento di convocazione.
La Presidente non si è limitata a ricevere e trasmettere una richiesta sottoscritta dai capigruppo di opposizione, a verificarne l'ammissibilità regolamentare o a organizzare il calendario dei lavori.
Nel documento da lei sottoscritto e presentato ai consiglieri formula direttamente, motivandole in modo dettagliato, le possibili violazioni che sarebbero imputabili al Sindaco. Non siamo, pertanto, in presenza di una convocazione che espone in termini neutrali i quesiti sottoposti alla Commissione.
Il documento contiene una vera e propria ricostruzione di parte.
A questo dato si aggiungono le dichiarazioni pubbliche della Presidente Chiara Capelletti, secondo le quali la convocazione sarebbe stata "molto approfondita, ragionata e frutto di un'analisi condotta insieme alla Vicepresidente Maria Vittoria Ceraso".
Tale affermazione conferma che la Presidenza non si è limitata a svolgere una funzione organizzativa o di garanzia, ma ha partecipato attivamente alla costruzione dell'impianto delle contestazioni che la Commissione viene ora chiamata a esaminare.
Il punto non riguarda l'appartenenza della Presidente alla minoranza, né il pieno diritto di tutti i consiglieri di promuovere iniziative di controllo e di sostenere le proprie posizioni politiche. Quel diritto è fondamentale.
Il punto riguarda la necessaria distinzione tra il ruolo politico del singolo consigliere e la funzione istituzionale esercitata da chi presiede un organo di garanzia, la Commissione di Vigilanza non può essere infatti forzata a strumento politico in mano alla minoranza.
Affidare la Presidenza della Commissione di vigilanza alla minoranza significa rafforzare il controllo sull'Amministrazione, non attribuire alla Presidenza il compito di elaborare o fare propria la tesi di una parte politica.
Siamo invece di fronte a una ricostruzione politica e giuridica di parte incorporata nell'atto della Presidenza e presentata come presupposto neutrale dei lavori.
Questa impostazione rischia di costituire un precedente istituzionale di estrema gravità: la trasformazione della Commissione di vigilanza da sede imparziale di controllo e approfondimento a contenitore formale di una contestazione già orientata nel metodo, nel linguaggio e nelle conclusioni prospettate.
La mia posizione è pertanto netta: piena disponibilità alla trasparenza sugli atti; piena disponibilità degli uffici a ricostruire la sequenza amministrativa e contrattuale; nessuna disponibilità a legittimare attraverso la mia partecipazione un utilizzo della Commissione che rischia di snaturarne la funzione di garanzia.
Resta ferma la mia disponibilità a riferire come ho già fatto nelle sedi consiliari proprie sul significato politico e istituzionale della comunicazione inviata, che rivendico nella sua finalità: tutelare il rispetto, la dignità e la sensibilità delle persone in prossimità di un luogo di cura particolarmente delicato.
Sindaco di Cremona
f.c.
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