Attualità
21 gen 2026
Padania Acque: regole, rinvii e uno scontro politico che divide i sindaci. Ecco cosa si muove dietro un patrimonio pubblico fondamentale per il territorio
Padania Acque, principale società pubblica della Provincia di Cremona e gestore del servizio idrico integrato totalmente in house, è da mesi al centro di un acceso confronto politico e istituzionale. Un confronto che non riguarda la qualità del servizio, unanimemente riconosciuta come elevata, bensì le regole di nomina degli organi di vertice.
La società conta 111 soci: i 110 Comuni della provincia di Cremona e la Provincia stessa. Un’assemblea ampia e rappresentativa del territorio che per anni ha garantito stabilità amministrativa e continuità gestionale. Un equilibrio che, tuttavia, negli ultimi mesi è stato messo in discussione.
Una parte dell’attuale governance ha infatti promosso una modifica delle regole di nomina del Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale, introducendo il principio della rappresentanza della minoranza. Secondo i promotori, si tratterebbe di un passo verso una governance più rappresentativa; secondo i critici, invece, il rischio è quello di politicizzare ulteriormente una società che ha funzionato proprio grazie a regole consolidate e condivise.
Il nodo è emerso in modo evidente a partire dall’assemblea dell’8 maggio scorso, da cui ha preso avvio una lunga sequenza di rinvii nella nomina del Collegio Sindacale. Rinvii che, di fatto, hanno impedito di procedere secondo le regole in vigore da lustri e che hanno alimentato interrogativi sulle reali motivazioni dello stallo.
Negli ambienti politici e amministrativi il motivo viene ormai dato per noto: evitare la riconferma di Andrea Bignami, esponente in quota Lega, all’interno dell’organo di controllo.
Una volontà, quella della ennesima riconferma, che emergerebbe dagli ambienti vicini a Lega e Forza Italia e che, secondo diverse ricostruzioni, troverebbe il sostegno anche dell’attuale Amministratore Delegato, Alessandro Lanfranchi. Figura indicata dal Partito Democratico, dal quale però lo stesso Lanfranchi avrebbe preso le distanze dopo la sua ultima nomina.
Lanfranchi è, a sua volta, un veterano dei vertici aziendali: sei mandati consecutivi, pari a 18 anni, in ruoli apicali all’interno di Padania Acque. Da qui nasce quella che molti definiscono una convergenza politica inedita, interpretata come il segnale di un attaccamento eccessivo alle poltrone, soprattutto in ruoli di grande potere e influenza.
Una “strana alleanza” che, secondo i critici, starebbe impedendo un reale rinnovamento della governance e alimentando una contrapposizione sempre più marcata tra i sindaci soci della società.
L’attuale Consiglio di Amministrazione è composto dal presidente Cristian Chizzoli (in quota Lega), Bruno Paggi (Forza Italia), Luana Piroli (Fratelli d’Italia), Francesca Scudellari (area civica) e dallo stesso Alessandro Lanfranchi (ex PD). Un CdA rinominato poco prima delle elezioni amministrative del 2024, che hanno interessato la maggioranza dei Comuni della provincia di Cremona.
Una scelta che all’epoca suscitò forti polemiche pubbliche. Per la prima volta, infatti, la nomina del Consiglio di Amministrazione venne anticipata rispetto alla tornata elettorale.
"Non è una questione di semplice buonsenso, ma di etica della politica: non si possono prendere oggi decisioni che impegnano i futuri amministratori", tuonò allora il presidente del Consiglio comunale di Cremona, Luciano Pizzetti, fortemente critico verso un’accelerazione giudicata sospetta.
Il giorno successivo, senza comunicazioni preventive, Lanfranchi annunciò la propria candidatura a sindaco di Ostiano, elezione che poi perse, alimentando ulteriormente il dibattito politico.
A destare particolare preoccupazione è anche un altro elemento: dal mese di maggio il Collegio Sindacale continua a operare nonostante le scadenze previste dalle leggi vigenti. Una situazione giudicata da molti grave e difficilmente giustificabile, soprattutto considerando che alcuni componenti hanno già collezionato numerosi mandati consecutivi.
In un contesto in cui la rotazione degli incarichi dovrebbe rappresentare una garanzia di trasparenza e buon governo, a maggior ragione nelle società pubbliche, la permanenza prolungata negli stessi ruoli solleva interrogativi non solo tecnici, ma anche politici e istituzionali.
Resta dunque aperta la domanda sulla reale posizione dei principali partiti e sul futuro assetto di Padania Acque. Nelle prossime settimane si capirà se i sindaci sceglieranno di conservare il potere nelle mani delle stesse persone o se, al contrario, prevarrà la volontà di ristabilire regole certe, rispettare le scadenze di legge e avviare una nuova fase per la società.
Una società che, al di là delle tensioni politiche, resta un patrimonio pubblico fondamentale per il territorio cremonese.
Redazione
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