Abbiamo letto con interesse la notizia della mobilitazione promossa dalla CGIL e da numerose associazioni per sostenere due leggi di iniziativa popolare sulla sanità pubblica e sugli appalti.
Condividiamo pienamente la necessità di rafforzare il sistema sanitario pubblico, ridurre le liste d’attesa e garantire un accesso realmente universale alle cure. Proprio per questo riteniamo doveroso porre una domanda pubblica ai promotori della mobilitazione e ai cittadini che si apprestano a firmare.
Se la sanità lombarda ha bisogno urgente di nuove risorse, non sarebbe necessario interrogarsi anche sui possibili enormi sprechi derivanti da alcune grandi operazioni edilizie sanitarie?
Il caso del nuovo ospedale di Cremona, a nostro avviso, è emblematico.
Da tempo chiediamo che venga finalmente svolto un confronto tecnico, economico, sanitario ed energetico tra: il progetto di costruzione del nuovo ospedale; una riqualificazione radicale dell’attuale struttura ospedaliera.
Un confronto che, incredibilmente, non è mai stato realmente sviluppato in modo pubblico, trasparente e accessibile ai cittadini.
Eppure le cifre in gioco sono enormi. Secondo le valutazioni che emergono dagli atti e dall’evoluzione del progetto, la differenza economica tra la costruzione del nuovo ospedale e una riqualificazione profonda dell’esistente potrebbe aggirarsi attorno ai 360 milioni di euro.
Per comprendere la dimensione della cifra basta confrontarla con quanto annunciato in questi giorni dalla Regione Lombardia:
91 milioni di euro destinati in tutta la Regione all’abbattimento delle liste d’attesa.
In altre parole: la sola differenza economica ipotizzata tra le due opzioni per Cremona potrebbe valere quasi sei volte le risorse oggi stanziate dalla Regione per affrontare una delle più gravi emergenze della sanità lombarda.
Parliamo di risorse che potrebbero essere utilizzate per:
- assumere medici e infermieri;
- rafforzare i Pronto Soccorso;
- ridurre le liste d’attesa;
- sostenere la medicina territoriale;
- migliorare i servizi sanitari nei territori.
Desideriamo inoltre ricordare che la costruzione del nuovo ospedale non rappresenta oggi una scelta irreversibile. L’iter autorizzativo e procedurale del progetto sta attraversando una fase di forte rallentamento e criticità.
Inoltre una quota molto rilevante delle risorse necessarie per completare l’intera operazione non risulta ancora definitivamente finanziata, ma soltanto prevista o programmata.
Questo significa che esiste ancora la possibilità concreta di fermarsi, confrontare seriamente le due alternative e verificare se una riqualificazione avanzata dell’attuale ospedale possa garantire risultati equivalenti sotto il profilo sanitario e tecnologico, evitando però un enorme consumo di denaro pubblico.
Spesso si sostiene che i finanziamenti pubblici non possano essere spostati da un capitolo di spesa a un altro. Ma nel caso del nuovo ospedale di Cremona una parte consistente delle somme necessarie non è ancora stata definitivamente deliberata.
È quindi legittimo chiedersi se tali risorse possano essere destinate ad altre priorità della sanità lombarda e nazionale.
Per questo rivolgiamo un appello alla CGIL, alle associazioni promotrici della raccolta firme e ai cittadini. Difendere la sanità pubblica non significa soltanto chiedere nuove risorse. Significa anche pretendere che quelle disponibili vengano utilizzate nel modo più razionale, efficace e sostenibile possibile.
Prima di impegnare centinaia di milioni in nuove costruzioni, crediamo sia doveroso verificare se esistano alternative meno costose e ugualmente valide.
Perché ogni euro risparmiato da investimenti non indispensabili può trasformarsi in cure, personale sanitario, servizi e tempi d’attesa più brevi per tutti.