L'intervento

25 mar 2026
Referendum Carlino

"Mai come questa volta il voto a un referendum si è trasformato in una verifica di governo: Meloni sì, Meloni no. Ma che senso ha ormai votare?"

Una premessa è necessaria: non ho votato, non voto da diversi anni, e il fatto di vivere all'estero influisce solo sull'aspetto pratico. Da questo punto di vista non vedo infatti il senso di votare per uno stato che non mi rispetta.

Le schede elettorali arrivano (quando arrivano) da uno a tre mesi dopo le scadenze di legge, quindi vuol dire che all'Italia del mio voto e di quello di milioni di cittadini italiani espatriati non frega nulla. Mi si potrebbe obiettare che basterebbe rivolgersi al Consolato di zona e guarda un po': il nostro è a un tiro di sasso da casa mia. Si potrebbe anche far richiesta di duplicato via mail. Ma non lo faccio, non muovo un dito per uno stato che non mi rispetta e non è realmente interessato.

Poi c'è l'altro aspetto, quello più importante, ed è la decisione di non esprimere più il mio voto fino a che farlo non avrà recuperato un senso. Il voto dovrebbe essere espressione di democrazia: rappresenta una dichiarazione di volontà affinché lo stato venga governato da una forza o da un'altra, da una coalizione o da un'altra, e la scelta dovrebbe dipendere dal modo di pensare del cittadino, dalle sue convinzioni, dalla sua riflessione sul mondo e sulla realtà, oltre che dalla fiducia che un partito o una coalizione suscitano nel cittadino stesso.

Per molti anni per me è stato così e non ho mai mancato un appuntamento elettorale o referendario. Ora non più.

Potremmo discutere se l'Italia sia mai stata veramente una democrazia, ma è questione di lana caprina. È però certo che non lo è più da almeno sei anni, da quando le stesse persone che oggi chiedono di esprimere, col mio voto, la mia volontà hanno stabilito di subordinare la mia cittadinanza all'indossare una museruola; mi hanno chiuso in casa per mesi decidendo per me se, come, quando e con chi poter uscire; poi hanno deciso che non avrei più potuto lavorare perché intendevo esercitare quell'autodeterminazione nei confronti di un farmaco che la Costituzione pure mi garantisce!

E in tutte quelle decisioni non vi era né maggioranza né opposizione, tutti erano perfettamente d'accordo a decidere per me e a costringermi ad ubbidire attraverso violenze e ricatti che definire mafiosi è fare un complimento. 

Mi si potrebbe obiettare che no, non è vero che mi è successo questo, non stavo in Italia! Certo, ma sono cittadina italiana, non spagnola, e tutte quelle schifezze le avrei subite anch'io se solo fossi stata lì, come le hanno subite tanti amici e conoscenti. Purtroppo non sono capace di fregarmene e pensare solo al mio orticello, per me le violenze perpetrate dai governi di quegli anni ai danni dei cittadini come me costituiscono un dramma personale che non riesco né voglio superare.

E oggi quello stesso stato mi chiede di votare per qualcuno dei delinquenti, qualunque di loro, che mi avrebbero fatto questo? Di esprimere la mia "volontà democratica" quando la democrazia è stata calpestata, violentata, annientata da tutti i partiti indistintamente, gli stessi che oggi mi chiedono un voto? 

Non conta nulla che questa volta non si trattasse di un'elezione ma di un referendum, perché innanzi tutto si tratta del medesimo "esercizio di democrazia", quindi rientra nella questione.

In secondo luogo, mai come questa volta il voto a un referendum si è trasformato in una verifica di governo: Meloni sì, Meloni no. Ed è un nonsenso perché un quesito referendario dovrebbe essere valutato nel merito, non in base ad un SÌ o un NO al governo in carica. Ma così di fatto è stato presentato, e così è stato votato, e la dimostrazione è l'affluenza che da tempo non si vedeva ad un referendum.

Certo, perché i cittadini non si sono espressi sulla divisione delle carriere, ma sul governo Meloni, sulle due promesse non mantenute, dulle sue politiche nazionali ed internazionali.

Il merito, dicevamo. Benché sapessi che non avrei votato, ho seguito le ragioni (non le tifoserie) del SÌ e del NO per puro interesse personale. Alla fine non avrei saputo cosa fare (proprio perché che il SÌ venisse sostenuto prevalentemente dal finto governo e il NO dalla finta opposizione non mi faceva né caldo né freddo).

Il quesito era complesso nei contenuti e confuso nella forma, le ragioni c'erano sia da una parte che dall'altra, piuttosto bilanciate. Forse alla fine avrei votato NO perché non sono certa che il cambio sarebbe stato in meglio. Ma non ne sono sicura.

Non m'interessa la banalità dell'affermazione "la Costituzione non si tocca": la Costituzione non è un feticcio, non è una divinità da esporre, fissa e immutabile, sull'altare laico di una democrazia che non esiste. Ma non si può neanche pretendere di tirarla come un elastico perché assecondi le brame di una parte politica momentaneamente al potere. E la mia impressione è che fosse proprio questo il caso, come anni fa con la riforma del Titolo V che ha generato solo danni per la fretta e l'improvvisazione. 

Un'ultima ragione per non avere nessun desiderio di votare "questo" referendum: si parlava di magistratura (con la minuscola). Bene, proprio per ciò che accade in Italia da sei anni a questa parte, il mio giudizio sulla magistratura (con la minuscola) è inesprimibile per evitare querele. Tutto ciò che hanno fatto e tutto ciò che NON hanno fatto i magistrati (con la minuscola, tranne pochissime eccezioni) in relazione a COVID e vaccini mi ha fatto perdere quel poco di fiducia che ancora mi restava, e sono certa che "la separazione delle carriere" non cambierebbe di una virgola la fogna in cui è ridotta.

Men che meno migliorerebbe di un'apice la situazione dei tribunali. Poi, chiunque è libero di credere agli asini che volano perché lo dice Giorgia. 

Una curiosità: stamattina ho letto un breve commento sull'esito di questo referendum sul canale di un politico spagnolo, europarlamentare, che si colloca senz'altro a destra volendo usare queste definizioni obsolete e ormai svuotate di senso.

Dice: "Meloni fracasa en su referéndum para privatizar la justicia italiana". Credo che sintesi migliore non sia possibile.

Laura Carlino

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