L'intervento
10 mag 2026
"Non è più tempo di convegni: si metta in atto quanto già deciso per abbattere l'ammoniaca". Anche il consigliere Piloni interviene dopo la nostra inchiesta
La nostra inchiesta scaturita dal dossier di Greenpeace "Padania avvelenata" e dalle recenti dichiarazioni del ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida circa un asserito miglioramento nei livelli di ammoniaca presenti nell'aria della Pianura Padana continua a far discutere (qui la prima parte dell'inchiesta).
Al centro, ovviamente, c'è l'allevamento intensivo, una delle concause degli alti livelli di concentrazione di ammoniaca nell'aria che respiriamo quotidianamente.
Dopo l'intervento arrivato ieri dal consigliere regionale Marcello Ventura (Fratelli d'Italia), registriamo ora quello di un altro consigliere regionale cremonese: Matteo Piloni (PD).
Pubblichiamo molto volentieri anche questo contributo, constatando come la nostra inchiesta sia riuscita nel suo scopo, che era quello di aprire un serio confronto su queste tematiche importantissme per il nostro territorio, considerate le ricadute che determinano nel campo della salute e dell'ambiente.
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Egr. Direttore,
nel "tifo" politico, l'intelligenza viene messa al servizio del pregiudizio: si usa la logica non per trovare la strada, ma per giustificare dove si è già deciso di stare.
Questo vale per ogni campo, anche nella contrapposizione tra ambiente e agricoltura. Una contrapposizione che non aiuta a fare passi avanti concreti. Chi fa politica dovrebbe fare una cosa sopra tutte: risolvere i problemi.
L'ammoniaca è un problema per l'ambiente? Sì. E allora va affrontato. Non per mera contrapposizione, ma perché è necessario.
I dati scientifici ci dicono che, in Lombardia, buona parte dell'ammoniaca è prodotta dell'agricoltura. E non colpa degli agricoltori, ma perché semplicemente è così.
L'università degli studi di Milano, atttaverso uno studio chiesto e finanziato da Regione Lombardia, attribuisce l'87% della produzione di ammoniaca agli allevamenti. E l’ammoniaca, pur non essendo un gas serra, ha impatti negativi sulla salute umana.
La ricerca ha evidenziato come per quanto riguarda il biogas, "con la digestione anaerobica si riducono notevolmente le emissioni di gas serra del prodotto in uscita (metano e protossido di azoto), ma aumentano quelle nocive alla salute, dato che l’ammoniaca può anche raddoppiare (+94%)".
E continua ad essere così anche perché in Lombardia si pensa che per risolvere il problema è sufficiente mettere la copertura alle vasche che contengono i reflui zootecnici.
Le delibere e i decreti di Regione Lombardia vanno in questa unica direzione. Eppure la "politica" ha già da tempo indicato altre strade.
Nel dicembre del 2022 sono stato correlatore di una risoluzione approvata all'unanimità del consiglio regionale che impegnava la giunta a mettere in campo azioni e strumenti alternativi all'obbligo delle coperture come ad esempio l'utilizzo di additivi validati scientificamente. Era il dicembre del 2022.
Nel marzo del 2025 sono tornato sull'argomento con un'altra, pressoché identica, risoluzione. Anch'essa approvata (quasi) all'unanimità: 61 voti favorevoli e due astensioni.
Cosa si diceva in quella risoluzione? Si impegnava la giunta regionale a "promuovere l’utilizzo di additivi per il trattamento dei reflui zootecnici e del digestato".
Cosa significa? Che gli additivi possono essere un'alternativa alle coperture.
Cosa è stato fatto in questi anni?
L'assessorato all'agricoltura (DGR16 dicembre 2024, n. XII/3634) ha previsto, "nell’ambito del Programma d’Azione regionale per la protezione delle acque dall’inquinamento provocato dai nitrati, una procedura per la validazione di nuove tecnologie a supporto delle imprese per la gestione dell’azoto.
A tal fine, un Comitato tecnico scientifico nitrati ed emissioni nominato da Regione Lombardia ha il compito di verificare gli esiti delle sperimentazioni condotte a livello aziendale e le relazioni tecniche dell’introduzione delle nuove tecnologie scientifiche".
Traduco. Il Consiglio Regionale ha indirizzato la giunta regionale a prevedere altre azioni rispetto al solo obbligo delle coperture delle vasche. La giunta regionale ha previsto un comitato per valutare la validità di scientifica di misure alternative alle vasche, come l'utilizzo degli attiditivi.
Peccato che queste validazioni esistano già.
Il punto quindi non è discutere se è quanto l'agricoltura contribuisce all'inquinamento, dividendosi tra tifoserie. Il punto è mettere in atto quanto già deciso per abbattere l'ammoniaca.
Non è più tempo di convegni o di altre risoluzioni. È tempi di fare quanto serve e quanto già deciso si debba fare. Soprattutto grazie agli strumenti dell'innovazione e della ricerca.
Matteo Piloni
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