L'intervento

14 giu 2026
Ospedale

"Sui temi morali un sindaco deve limitarsi a verificare che le norme vengano rispettate. Rimuovere il manifesto pro-vita è un esercizio violento dell'autorità"

Caro Direttore,

ho letto la vicenda del "famigerato" cartello Pro Vita che il sindaco ha fatto togliere dalla pensilina davanti all'ospedale. Ho letto dell'interrogazione, le opinioni e i contributi che hai pubblicato, e soprattutto, purtroppo, ho letto i numerosi commenti ai diversi interventi.

Inevitabile quindi qualche riflessione che si limita a prendere spunto dall'episodio, in sé poco rilevante data la quantità di fatti analoghi di cui la cronaca quotidiana ci dà notizia e le ben più sconvolgenti testimonianze di "sonno della ragione" di cui specialmente gli ultimi anni ci hanno costretto a prendere atto.

Com'era prevedibile l'argomento è sensibile ed ha scatenato le opposte tifoserie che, senza ritegno, si sono lanciate vicendevoli accuse di intolleranza, volontà di censura, limitazione della libertà di scelta, violazione  di mai ben definiti "diritti" in nome ora della legge, ora della natura, ora dell'individuo, ora della religione cristiana e altro ancora.

In sintesi, un quadro desolante di banalità, insipienza, in qualche caso volgarità e violenza verbale come in qualsiasi discussione sulla sconfitta della Cremo un lunedì mattina al bar davanti a caffè e brioche.

Purtroppo qui si sta parlando di qualcosa di un po' diverso anche se meno comune: sul piatto c'è la differenza fra il bene e il male, o tra il vero e il falso, anche se ormai queste parole sono state cancellate da un vocabolario compiacente e dall'eliminazione di una morale condivisa che ha anestetizzato le coscienze.

L'idea che nella vita possiamo o addirittura dobbiamo farci guidare da scelte esclusivamente individuali, il concetto che "il mio parere vale quanto il tuo" perché nulla è più considerato "buono", "giusto" o "vero", ma "tutto è relativo", ha scardinato ogni residuo di significato nella società occidentale, trasformandoci in una somma di individui singoli e separati, privi di carattere, di struttura, di identità e soprattutto di senso.

Si scaricano sul web, ma anche in televisione o ad una cena fra amici, affermazioni apodittiche prive di qualsiasi significato che non sia quello di affermare se stesso e annullare l'altro.

Tutto ciò che ha valore, tutto ciò che ha sempre qualificato le nostre esistenze è ormai ridotto ad un'accumulazione di "esperienze" individuali e circoscritte di soddisfacimento soggettivo che coinvolgono soltanto la sfera emozionale di ciascuno, senza un nesso di causalità e consequenzialità, cioè senza passato né futuro, al punto che il senso, il significato e il valore delle nostre azioni si trasformano in semplici "stati d'animo" da perseguire individualmente e senza alcun rapporto con la realtà che ci circonda.

Non si tratta di voler "fare la morale" a nessuno, dopo tutto è solo a noi stessi e al nostro sistema di valori - quali che siano - che ciascuno di noi deve rendere conto; e se questi valori sono in realtà il vuoto, il nichilismo, una visione immanente e solipsistica dell'esistenza, che ciascuno ne sia responsabile, ancorché cosciente. 

E tuttavia che un sindaco, in base al suo proprio sistema di valori che per nessun motivo si può permettere di definire "condiviso", si arroghi il diritto di eliminare un messaggio di senso perché potrebbe creare problemi ad alcuni cittadini, trascurando il fatto che altrettanti cittadini potrebbero invece trarne conforto; che possa considerare un tema come quello della vita nascente "fonte di disagio" per alcuni senza preoccuparsi del fatto che per altri potrebbe invece essere fonte di gioia; insomma, che si adegui supinamente e superficialmente ad una linea di pensiero dominante, ma fino a prova contraria non generalmente condivisa, in un ambito in cui la politica non può e non deve entrare, quale è la coscienza di ciascuno, è un segnale di degrado troppo forte per essere ignorato.

Su un argomento non amministrativo ma morale un sindaco deve limitarsi a verificare che le norme vengano rispettate, e se è così deve astenersi dall'applicare una sua "scelta individuale", perché essa ha inevitablmente riflessi che coinvolgono tutti i cittadini, e non soltanto la sua parte politica.

Perché nel momento in cui il quadro legislativo e normativo all'interno del quale la politica può decidere viene rispettato e consente la libera espressione delle idee, un intervento some quello del sindaco Virgilio è un segnale drammatico di esercizio violento dell'autorità.

Che sia agito, come si spera, in buona fede non è una giustificazione accettabile perché significa non pensare alle conseguenze di un gesto che, compiuto dalla massima autorità cittadina, ha una portata etica decisiva.

Il sindaco ha il diritto di costruirsi un suo sistema di valori o di aderire a quello della maggioranza, ma non ha il diritto di imporlo come superiore

È una brutta pagina di storia cittadina.

Laura Carlino

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