Attualità

03 lug 2026
Cardaminopsis Carletti

L'assessore Carletti su Cardaminopsis: "Non potevamo opporci perché gli enti locali erano stati già sconfitti in giudizio anni fa. Ma non è detta l'ultima..."

Le notizie emerse in questi giorni in merito al nuovo insediamento commerciale “Cardaminopsis”, sessantamila metri quadrati tra la Paullese, via Sesto e via Picenengo, hanno fatto riemergere vecchi timori e innescato nuove polemiche.

Dopo il duro intervento del presidente dell'Ascom, Andrea Badioni (qui l'articolo) e la presa di posizione del Comitato dei cittadini di Picenengo (qui l'articolo), anche l'amministrazione comunale è intervenuta per chiarire la sua posizione.

E questo non stupisce, dal momento che tra le associazioni del commercio e molti cittadini contrari a nuovi insediamenti alle porte della città, il Comune è il primo interlocutore e rischia di passare per l'ente che nulla ha fatto per impedire – o anzi ha favorito – l'apertura del nuovo insediamento commerciale.

In realtà sappiamo che non è così, perché già 25 anni fa, quando nel 2001 il soggetto proponente, Cardaminopsis Società Agricola, presentò la prima domanda per il polo commerciale, Comune e Provincia opposero un fermo no.

In Comune si era allora nel secondo mandato di Paolo Bodini e, come abbiamo ricordato ieri, il diniego degli enti locali finì davanti al Tar, che diede ragione alla società proponente. E a nulla servì il successivo ricorso al Consiglio di Stato da parte di Comune e Provincia, perché anche in quella sede a spuntarla fu la società proponente.

Dal 2005, un lungo periodo di buio sul progetto. Poi la nascita del Cremona Po nel 2006, non distante dall'area oggetto della proposta Cardaminopsis. Infine, la ripresa dell'iter con le ultime notizie di alcune settimane fa.

Notizie che parlano di un procedimento regionale ormai avviato alla conclusione.

Non è però così certo come poteva sembrare nei giorni scorsi che la Regione darà il definitivo via libera alla costruzione del polo commerciale. Non lo dice apertamente, ma lo lascia intendere l'assessore con delega alle Opere Pubbliche e Urbanistica, Paolo Carletti.

Abbiamo letto le notizie emerse in questi giorni – commenta Carletti – e confermiamo che l'insediamento è al vaglio della VIA (Valutazione Impatto Ambientale; ndr) regionale. Detto questo, noi come Comune siamo fermi a questo iter e non c'è ancora niente di definitivo”.

Il Comune, aggiunge l'assessore, “su questa partita ha mantenuto il massimo rigore possibile e ha chiesto il maggior numero possibile di opere di compensazione”.

Ora, precisa Carletti alludendo al fatto che nulla è ancora deciso in modo irrevocabile, “si attende che gli enti sovraordinati addivengano alle loro conclusioni”.

E d'altra parte, lo stesso Carletti ricorda che quello in oggetto è un “progetto che le varie amministrazioni hanno di fatto ereditato dal passato”.

Un progetto al quale gli enti locali si opposero, salvo poi “andare sotto” in sede amministrativa (al TAR e al Consiglio di Stato).

Come Comune – spiega in proposito l'assessore – non aveva senso per noi opporci e portare la vicenda ancora al TAR, considerati i precedenti. Le pronunce sono state già due ed entrambe contro le pubbliche amministrazioni: per questo non avrebbe avuto senso fare un nuovo ricorso”.

La scelta dell'amministrazione, alla luce di questo, “è stata pertanto quella di assumere una linea il più possibile rigorosa verso questa operazione. Su questa così come su tutti gli eventuali futuri insediamenti”.

L'amministrazione tiene dunque a prendere posizione, evidentemente anche alla luce delle forti proteste delle associazioni del commercio, e chiarire che il progetto Cardaminopsis non ha avuto alcun via libera da questa né dalle precedenti giunte.

Ora non resta che confidare nella Regione: davvero vorrà autorizzare tutto quel consumo di suolo e tutta quella nuova cementificazione?

In mancanza di ulteriori osservazioni l'iter si concluderà fra tre mesi, poi si saprà con certezza se i lavori potranno partire all'inizio del 2027.

La possibilità che l'operazione non vada in porto è molto ridotta, ma non inesistente.

Anche perché, dopo l'approfondimento di questi giorni, una domanda sta cominciando a sorgere, tanto in Comune quanto tra i cittadini.

Se l'idea dell'insediamento risale a 25 anni fa, se nel frattempo ha aperto il CremonaPo, se in tutti questi anni è cambiato profondamente il tessuto sociale locale, come può la società proponente avere ancora lo stesso interesse alla realizzazione di un progetto così datato? 

Soprattutto, un progetto che oggi come oggi – considerata anche la maggiore offerta commerciale sia in zona che attorno alla città – sembra decisamente meno invitante rispetto a 25 anni fa.

Federico Centenari

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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