Attualità

17 giu 2026
Maria Vittoria Ceraso

Maria Vittoria Ceraso sul cartellone pro vita rimosso: “Un fatto grave. La verità è che la colpa di quel manifesto è stata quella di essere controcorrente"

La gestione della rimozione del manifesto del Movimento per la Vita a Cremona impone una riflessione seria e profonda. L'atto non riguarda solo un cartellone, ma tocca la reale applicazione delle leggi dello Stato, il rispetto delle regole amministrative e il metodo politico.

Perché se è vero che nessun manifesto conosce la storia di una donna, il Sindaco ha dimostrato di ignorare totalmente il vero spirito della Legge 194 che risiede proprio nel perfetto bilanciamento tra la tutela della salute della donna e l'obiettivo di prevenire l'aborto attraverso il superamento delle cause che lo determinano.

Il testo normativo non configura l'interruzione volontaria di gravidanza come un diritto assoluto e sganciato da un percorso assistenziale, ma come una misura estrema inserita in un forte quadro di prevenzione. 

L'impianto della 194 nasce per ridurre il ricorso all'aborto tramite l'informazione, la contraccezione e il sostegno alla maternità, offrendo un percorso pubblico sicuro e legale per evitare la piaga degli aborti clandestini. Lo stesso articolo 1 affida allo Stato, alle Regioni e agli Enti locali il compito di tutelare la vita umana dal suo inizio e di rimuovere le cause economiche, sociali o familiari che spingono verso l'aborto.

Far rimuovere un cartello che pubblicizza un contatto telefonico di supporto per aiutare le donne in difficoltà economiche, sociali o psicologiche significa agire proprio contro quel dovere di tutelare la maternità e prevenire l'aborto offrendo un'alternativa concreta a chi si sente sola o costretta da fattori esterni.

Cosa ancor più grave l'azione di Virgilio si è mossa fuori dai binari della corretta prassi istituzionale. Mentre i sindaci di Rimini e Roma, nell'affrontare nodi simili,  hanno costruito un percorso amministrativo documentato (delibere e dinieghi d'ufficio) basandosi sul rispetto del Codice della Strada per contrastare manifesti di Pro Vita contro la pillola abortiva RU486 e contro l'educazione di genere a Roma, (cartelli  nei contenuti molto diversi da quello esposto nei pressi del nostro ospedale cittadino), il Sindaco di Cremona non ha adottato alcuna ordinanza sindacale o provvedimento scritto ma ha formulato una richiesta informale e autonoma direttamente al gestore privato degli spazi.

Questa pressione politica diretta evidenzia dilettantismo e una forte debolezza amministrativa.

D'altronde l'adozione di un atto formale di rimozione avrebbe dovuto fondarsi su presupposti giuridici che difficilmente sono ravvisabili nel caso di un manifesto che è rimasto affisso in quel preciso punto per sei anni. Per oltre duemila giorni il messaggio è rimasto sotto gli occhi della passata Amministrazione, di cui Virgilio era vicesindaco e dell'attuale Giunta.

Tra le fila della maggioranza in Consiglio sedevano e siedono anche medici che frequentano quotidianamente l'ospedale e che non mi risulta abbiano mai denunciato negli anni pubblicamente  quel testo lesivo o pericoloso anche attraverso la proposta di mozioni. Se fosse stato davvero un messaggio intollerabile o una gogna psicologica come mai ci sono voluti sei anni per segnalarlo e rimuoverlo? 

Tra l'altro le strade di Cremona sono piene di scritte volgari, manifesti degradanti e pubblicità aggressive. Eppure l'unico cartello che il Sindaco ha sentito il dovere morale di rimuovere con urgenza è quello che offriva un numero verde e aiuti alle donne in difficoltà.
 
La contraddizione diventa ancora più evidente se guardiamo alla modalità della rimozione, avvenuta in modo repentino e senza alcun confronto preliminare. Se un problema persiste da sei anni, non c'è alcuna emergenza che giustifichi un intervento d'imperio per vie interne con il concessionario privato.

Ci sarebbe stato tutto il tempo per attivare quella "politica del dialogo, delle relazioni e dell'ascolto che il Sindaco non  manca mai di richiamare nei suoi interventi come in occasione dell'incontro nell'ottobre 2024 con il Vescovo quando dichiarò "Questi primi tre mesi e mezzo di mandato sono stati una fase di ascolto della città, con le sue complessità e i suoi contesti comunitari, e questi momenti devono e dovranno sempre avere alla base delle interlocuzioni spontanee e delle relazioni quotidiane, le stesse che dobbiamo difendere e costruire anche fuori dai palazzi e dalle sedi istituzionali."

Chiedere la rimozione immediata di un cartellone senza convocare il Movimento per la Vita configura un atto di chiusura che alimenta la polarizzazione anziché ridurla. Se l'obiettivo reale fosse stato la tutela psicologica delle donne e non una bandiera ideologica, si sarebbe potuta cercare, attraverso un confronto, una conciliazione per modificare il testo o la grafica del manifesto, salvando il servizio informativo del numero verde nel pieno spirito preventivo della Legge 194.

Ma la direzione ideologica della sinistra a Cremona appare purtroppo chiarissima: dall'amministrazione Galimberti, che patrocinava opuscoli comunali in cui si teorizzava che per salvare il clima bisognasse 'fare meno figli' al Sindaco Virgilio, che censura e fa rimuovere i cartelli di aiuto alla maternità davanti all'ospedale.

La verità è che la colpa di quel manifesto è stata quella di essere controcorrente. Oggi viviamo in una società che descrive la genitorialità quasi esclusivamente come un costo, un peso economico, una limitazione della libertà o una fatica insormontabile. In un'Italia e in una Cremona schiacciate dall'inverno demografico e dalle culle vuote, quel cartellone parlava della felicità di avere un bambino.

Parlava della maternità come di una buona notizia. Rimettere al centro la gioia della vita, unita a un numero di telefono per aiutare chi è in difficoltà, è un messaggio di speranza che vale la pena diffondere.

E non è corretto ridurre questo dibattito a uno scontro di fede. Chi ha firmato la Legge 194 nel 1978 era una donna profondamente cattolica, la Ministra della Sanità Tina Anselmi, insieme a esponenti di spicco della Democrazia Cristiana che seppero scindere le proprie convinzioni personali e religiose dal dovere istituzionale. Ella, interpretò la 194 non come una bandiera di parte, ma come uno strumento di alta responsabilità sociale nato per proteggere la salute delle donne e combattere la clandestinità.
 
Quando si sceglie invece, come ha fatto Virgilio, la via dello scontro ideologico e del colpo di spugna anziché quella della mediazione, non vince nessuno. Il paradosso è che, pur di sventolare una bandiera politica, il Sindaco ha finito per cancellare l'indicazione di un numero verde, lasciando la nostra comunità più divisa e le donne in difficoltà con uno strumento di aiuto in meno.

Lista Civica Oggi per Domani

redaz.

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