Attualità
07 mar 2026
Quasi nove milioni di euro del PNRR per lavori di ristrutturazione dell'ospedale, che verrà demolito per costruirne uno nuovo. Tutto questo ha senso?
A Cremona si sta consumando una contraddizione che merita di essere portata all’attenzione dell’opinione pubblica. Da una parte la Regione Lombardia ha scelto la strada della costruzione di un nuovo ospedale, un’opera il cui costo stimato è ormai arrivato a diverse centinaia di milioni di euro e che, secondo le previsioni, dovrebbe entrare in funzione tra sette o otto anni.
Dall’altra, proprio mentre si pianifica l’abbandono dell’attuale presidio ospedaliero, si continuano a spendere milioni di euro per ristrutturarlo.
Parliamo di denaro pubblico. E in buona parte di fondi del PNRR, cioè risorse europee che non sono un regalo ma un investimento che l’Italia ha il dovere di utilizzare con attenzione, responsabilità e lungimiranza.
I dati sono pubblici. Nel monoblocco dell’ospedale di Cremona sono in corso o programmati interventi finanziati con fondi PNRR per cifre rilevanti:
- 5,56 milioni di euro per la ristrutturazione del reparto di terapia intensiva;
- 4,55 milioni di euro per la riorganizzazione del pronto soccorso;
- 3,49 milioni di euro per la realizzazione di un nuovo reparto di terapia semi-intensiva;
- circa 325 mila euro per l’adeguamento del padiglione 8 destinato a ospedale di comunità.
Si tratta complessivamente di quasi nove milioni di euro di investimenti.
La domanda è semplice e riguarda il buon senso prima ancora della politica: ha davvero senso spendere milioni per ristrutturare reparti di una struttura che, secondo i piani regionali, dovrebbe essere progressivamente dismessa nel giro di pochi anni?
Se il nuovo ospedale entrerà in funzione tra sette o otto anni, come annunciato, queste ristrutturazioni avranno un ciclo di vita estremamente limitato. È legittimo chiedersi se queste risorse siano state utilizzate nel modo più efficiente possibile.
Il punto più grave riguarda proprio la natura dei fondi utilizzati. Il PNRR non è una pioggia di denaro senza conseguenze: sono risorse europee vincolate a obiettivi precisi e sottoposte a verifiche rigorose. Se i progetti non producono risultati duraturi o vengono di fatto superati da scelte successive, il rischio è che quelle risorse diventino l’ennesimo esempio di cattiva programmazione pubblica.
In altre parole: soldi pubblici spesi oggi per strutture che domani potrebbero diventare marginali o inutilizzate.
Ma la domanda più scomoda è un’altra: è mai stata davvero presa in considerazione un’alternativa credibile? È mai stato valutato seriamente un grande progetto di riqualificazione dell’ospedale esistente, magari proprio utilizzando in modo organico i fondi disponibili?
Perché gli interventi finanziati dimostrano una cosa evidente: l’attuale struttura non è un edificio fatiscente o irrecuperabile. Al contrario, si stanno investendo milioni per modernizzare reparti cruciali come terapia intensiva e pronto soccorso.
Questo rende ancora più difficile comprendere la logica complessiva della scelta.
La sanità pubblica vive una stagione di risorse limitate, personale insufficiente e bisogni crescenti. In questo contesto ogni euro speso dovrebbe essere difeso con rigore e trasparenza.
Continuare a investire milioni in una struttura che si prevede di abbandonare nel giro di pochi anni non è soltanto una contraddizione amministrativa. Rischia di diventare un simbolo di spreco.
E quando si parla di sanità e di fondi europei, gli sprechi non sono mai soltanto un errore: sono una responsabilità verso i cittadini. Ma viviamo tempi bui, dove secondo un ministro anche il diritto internazionale vale fino ad in certo punto, figuriamoci il buon senso...
Marco Degli Angeli
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