L'intervento

19 gen 2026
Ospedale progetto

"Nel progetto per il nuovo ospedale l'elisuperficie è prevista a 250 metri dal Pronto Soccorso: si preferisce l'estetica alla funzionalità"

Nel dibattito sul futuro dell’ospedale di Cremona si parla spesso di architettura, di immagine, di “nuovo che avanza”. Molto meno si discute di sicurezza operativa, quella vera, che entra in gioco quando un’eliambulanza deve atterrare con un paziente in condizioni critiche, magari di notte.
 
Eppure proprio l’elisuperficie è uno dei punti in cui la differenza tra riqualificazione e demolizione emerge in modo netto e oggettivo.
 
L’ospedale esistente: lo spazio come scelta di sicurezza
 
L’attuale ospedale, inaugurato nel 1969, è dotato di un’elisuperficie collocata al centro di un’area libera di circa 11.000 m² prospiciente ad un’ulteriore area libera di pari estensione.
 
La distanza tra la piazzola e l’ingresso del pronto soccorso è di 50 metri.
 
L’elisuperficie attualmente in esercizio garantisce, rispetto al centro della piazzola, una visuale libera da ostacoli pari a circa 240°, consentendo un’ampia flessibilità operativa nelle manovre di avvicinamento e decollo.
 
Non si tratta di un caso. È la dimostrazione che i progettisti dell’epoca avevano ben chiaro un principio essenziale: le eliambulanze hanno bisogno di spazio, ampio e continuo, per operare in sicurezza. Lo spazio non era un avanzo urbanistico, ma una scelta progettuale intenzionale.
 
Il nuovo progetto: lo spazio si riduce
 
Nel progetto del nuovo ospedale, invece, l’elisuperficie viene collocata:
- a ridosso di un edificio ospedaliero alto cinque piani,
- confinante con un quartiere residenziale esistente, con edifici alti quattro piani,
- in uno spazio residuale, compresso, circondato da ostacoli.
 
La distanza tra la piazzola e l’ingresso del pronto soccorso è di circa 250 metri e dalla Relazione illustrativa e tecnica del nuovo ospedale di Cremona si legge che “Il collegamento con il Pronto Soccorso avviene attraverso un percorso diretto, che può avvalersi sia di ambulanza sia di barella a spinta." 
 
L’elisuperficie prevista dal nuovo progetto presenta esclusivamente due settori liberi da ostacoli di circa 30° ciascuno, orientati a nord e a sud, determinando una riduzione sostanziale dei settori operativi disponibili e una conseguente limitazione della sicurezza e della flessibilità delle operazioni di elisoccorso, in particolare in condizioni notturne o meteo non ottimali.
 
Il confronto visivo tra l’ortofoto dell’ospedale attuale e il rendering del nuovo progetto è eloquente:
- prima grandi superfici libere continue,
- oggi spazi frammentati e scenografici, ma non funzionali alla sicurezza aeronautica.
 
Qui lo spazio libero non sembra progettato per l’elisuperficie, ma come esito residuale della forma architettonica.
 
Ridurre lo spazio non è progresso
 
Le eliambulanze di oggi:
- non sono più piccole,
- non sono più facili da pilotare,
- non operano in condizioni meno rischiose.
 
Anzi, l’aumento delle missioni notturne e la maggiore complessità urbana rendono ancora più importante disporre di ampi margini di sicurezza.
 
Ridurre lo spazio disponibile significa:
- aumentare la dipendenza da condizioni meteo favorevoli,
- ridurre i margini di errore,
- accettare soluzioni “al limite”, che possono funzionare sulla carta ma diventare critiche nella realtà.
 
Riqualificare non è conservare: è scegliere meglio
 
Sostenere la riqualificazione dell’ospedale esistente non significa difendere il passato per nostalgia.
Significa difendere:
- soluzioni che hanno dimostrato di funzionare,
- un uso più razionale dello spazio,
- una maggiore sicurezza per pazienti e operatori.
 
Demolire e ricostruire non è automaticamente sinonimo di miglioramento, se il risultato è una compressione delle funzioni più delicate, come l’elisoccorso.
 
La domanda che nessuno può evitare
 
La domanda, a questo punto, è semplice e legittima: se cinquant’anni fa si riteneva indispensabile disporre di oltre 20.000 m² di spazi liberi per un’elisuperficie ospedaliera, perché oggi si accetta di fare molto meno?
 
E soprattutto: è davvero questa la scelta più sicura e lungimirante per un ospedale destinato a servire la città per decenni?
 
Conclusione
 
L’elisuperficie non è un dettaglio tecnico. È una cartina di tornasole. Dove c’è spazio, c’è sicurezza. Dove lo spazio viene sacrificato, il rischio aumenta.
 
Ed è per questo che la riqualificazione dell’ospedale esistente non è una scelta di retroguardia, ma una scelta responsabile, moderna e orientata alla sicurezza delle persone.
 
Sostenitore del movimento per la riqualificazione dell'Ospedale di Cremona

Gianluigi Stagnati


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