L'intervento
01 mar 2026
"La scelta del Sì al referendum: garantismo dovere socialista. Separare le carriere significa permettere all'Italia di allinearsi alle grandi democrazie europee"
Egregio Direttore,
nel vivace dibattito sulla separazione delle carriere assistiamo spesso a una polarizzazione che rischia di offuscare i princìpi fondamentali del diritto. Per chi affonda le radici nella tradizione del socialismo riformista e garantista, questo tema non è una bandiera di circostanza, ma l'eredità diretta di una battaglia civile nata tra le macerie dello Stato liberale e rinvigorita dai grandi calvari giudiziari della Repubblica.
Dobbiamo ritrovare il coraggio di guardare ai nostri "padri nobili" per comprendere la genesi di queste istanze. Penso al sacrificio del socialista cremonese Attilio Boldori, martire dell’antifascismo, la cui memoria ci ricorda quanto sia fragile la libertà del cittadino se non protetta da una magistratura realmente terza. La tragica farsa giudiziaria che seguì il suo omicidio nel 1921 — in un sistema in cui la funzione inquirente e quella giudicante stavano già perdendo la loro distinzione strutturale — fu l'anticamera tecnica di ciò che il Codice Rocco avrebbe poi cristallizzato nel 1930: la fine della neutralità del giudice e la trasformazione del PM in un terminale dell’Esecutivo.
Questa esigenza di coscienza civile trova oggi il suo naturale compimento nel ricordo di Enzo Tortora, vittima di una delle più dolorose derive del nostro sistema. È significativo che proprio il Comune di Cremona abbia scelto di intitolare una via a Enzo Tortora, riconoscendo nel suo calvario il simbolo di un cittadino stritolato da un’accusa fattasi giudizio prima del tempo.
Non dobbiamo mai dimenticare il ruolo attivo dei socialisti nell'Assemblea Costituente. Furono giganti come Pietro Nenni, che voleva il giudice come "difensore della libertà del povero contro ogni arbitrio del Governo", e Lelio Basso, che ammoniva come l'indipendenza del magistrato fosse nulla se legata "anche solo psicologicamente all’apparato dell’accusa", a gettare i semi del garantismo. Più tardi, fu il contributo di un altro grande socialista, Giuliano Vassalli — partigiano e ispiratore del codice accusatorio — a insegnarci che senza la separazione delle carriere il suo codice restava una "opera incompiuta".
Il cuore del problema risiede nella piena attuazione del "giusto processo" (Art. 111 Cost.), che esige un giudice strutturalmente "terzo". Sostenere oggi questa riforma è una necessità democratica per lo Stato di Diritto. È la scelta di chi, tra il banco di Boldori e la via dedicata a Tortora, preferisce la precisione della bilancia alla forza della spada.
La cultura delle garanzie è nel DNA dei socialisti: scegliere la separazione delle carriere significa permettere all'Italia di allinearsi alle grandi democrazie europee, rafforzando la nostra tenuta democratica e i diritti di ogni cittadino.
PSI Cremona, sez. Mario Coppetti
Il Segretario cittadino
Diego Rufo
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