L'intervento

20 giu 2026
Ospedale

"Rete Donne – Se Non Ora, Quando?" sulla rimozione del manifesto pro-vita: "Un ospedale non è un luogo di propaganda ma uno spazio neutro e laico"

Ci dispiace constatare che i diritti delle Donne sono così poco centrali nella visione della politica da trovare attacchi trasversali da parte di esponenti di diverse forze politiche.

Vorremmo esporre il nostro punto di vista.

Un ospedale non è un luogo di propaganda.

Un presidio sanitario pubblico è uno spazio neutro, laico e inclusivo. Chiunque vi entri — indipendentemente dalle proprie convinzioni religiose, morali o politiche — deve sentirsi accolto e rispettato.

Un manifesto e un messaggio ideologicamente orientato davanti all'ingresso di una struttura ospedaliera trasforma un luogo di cura in un luogo di giudizio. E questo è inaccettabile.

La tutela della salute riproduttiva è un diritto.

L'interruzione volontaria di gravidanza è un diritto sancito dalla legge 194 del 1978, confermato da decenni di giurisprudenza e di dibattito democratico.

Le persone che accedono a questo servizio non devono essere messe pubblicamente sotto accusa per la loro scelta.

Un manifesto come quello giustamente rimosso dopo le segnalazioni e l'intervento del Sindaco non informa: condiziona, colpevolizza, intimidisce.

La libertà di opinione non giustifica ogni contesto.

Nessuno nega il diritto di esprimere posizioni contrarie all'aborto. Ma c'è una differenza profonda tra esercitare questo diritto in una piazza, in un dibattito pubblico, in una sede politica — e farlo davanti alla porta di un reparto ospedaliero. Il contesto conta.

E in quel contesto specifico, accompagnato alle veglie di preghiera che si tengono davanti all'Ospedale nei giorni di programmazione delle Interruzioni Volontarie di Gravidanza, quel messaggio non è un contributo al dialogo.

Dobbiamo chiederci: cosa prova una donna che entra in ospedale per una interruzione di gravidanza e si trova davanti a quelle immagini e a quelle parole? O una coppia che ha appreso di una gravidanza problematica? O chi ha subito un aborto spontaneo?

L'empatia istituzionale richiede che questi spazi siano liberi da messaggi che possano aggravare un dolore già presente.

Chiediamo rispetto.

Ribadiamo con forza la nostra vicinanza alle donne che hanno il diritto di vivere le proprie scelte in libertà e autonomia e ringraziamo le operatrici e gli operatori sanitari che svolgono il lavoro di cura nel rispetto della legge, della dignità, della libertà di scelta.

Facciamo in modo che il nostro Ospedale rimanga per tutti e per tutte un luogo di accoglienza e di cura, senza condizioni. 

Rete Donne – Se Non Ora, Quando?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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