L'intervento
21 mag 2026
Ventura (FDI) dopo il voto in Padania Acque medita azioni legali: "Ricostruzioni faziose e tentativi di trasformare una scelta politica in resa dei conti"
Con il voto di ieri pomeriggio durante l'assemblea dei soci di Padania Acque (qui l'articolo), si chiude un capitolo tormentato per il centrodestra locale, e in particolare per Fratelli d'Italia. A bocce ferme, ecco l'intervento di Marcello Ventura, presidente Provinciale del partito.
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In questi giorni ho letto e ascoltato molte cose. Commenti, analisi, ricostruzioni, interpretazioni, giudizi definitivi e perfino lezioni di politica impartite con grande sicurezza da chi sembrava conoscere già l’esito della partita e, soprattutto, sembrava convinto di avere il monopolio della legittimazione politica.
Per questo oggi sento il dovere di fare una riflessione personale. Il risultato di ieri non rappresenta la vittoria di qualcuno contro qualcun altro e non sarà certo utilizzato da me per alimentare polemiche o divisioni. Ma rappresenta, questo sì, la sconfitta di un certo modo di intendere la politica.
Ha perso la logica dell’attaccamento alle posizioni. Ha perso l’idea che esistano ruoli, spazi o luoghi da presidiare per diritto acquisito. Ha perso la convinzione che basti occupare il dibattito pubblico, parlare più forte degli altri o distribuire patenti politiche per avere automaticamente ragione.
In queste settimane qualcuno si è riempito la bocca sui mezzi di informazione commentando vicende che spesso non erano nemmeno di propria competenza, esprimendo giudizi categorici senza avere una minima cognizione del contesto, del percorso e delle responsabilità che stavano dietro alle scelte compiute.
Ho letto ricostruzioni faziose, interpretazioni interessate e tentativi continui di trasformare una scelta politica in una sorta di resa dei conti permanente. Ho visto persone parlare come osservatori imparziali mentre erano pienamente coinvolte nelle dinamiche che commentavano.
È una modalità che rispetto, ma che non condivido. Perché una cosa è il confronto politico, anche duro. Un’altra è sostituire il lavoro politico con dichiarazioni, documenti, indiscrezioni e veline fatte circolare con l’obiettivo di creare pressione o costruire narrazioni.
Atto gravissimo, dove sto valutando di intraprendere azioni legali a mia tutela e del partito che guido. Io ho fatto una scelta e me ne sono assunto interamente la responsabilità. L’ho fatto da coordinatore provinciale, sapendo che il ruolo comporta anche il dovere di decidere quando serve e di rispondere delle proprie decisioni.
E insieme a chi mi ha seguito all’interno del partito, insieme agli amministratori che hanno condiviso questo percorso, abbiamo scelto una strada diversa: lavorare in silenzio, confrontarci con il territorio, ascoltare e lasciare che fossero i fatti a parlare. Non abbiamo cercato scorciatoie mediatiche.
Non abbiamo inseguito interviste. Non abbiamo trasformato il confronto interno in uno spettacolo pubblico. Per questo oggi non sento alcun bisogno di replicare agli attacchi personali ricevuti. Però una riflessione politica credo sia legittima.
Forse servirebbe un po’ più di prudenza da parte di chi distribuisce giudizi e un po’ meno fretta nel presentarsi come punto di riferimento indiscusso. Perché prima di spiegare agli altri come si costruisce consenso, come si rappresentano gli amministratori o come si guida una comunità politica, forse vale sempre la pena fermarsi e interrogarsi anche sulle proprie scelte passate.
La memoria, in politica, non dovrebbe essere selettiva. Negli anni ci sono state candidature imposte che non hanno prodotto il risultato atteso, decisioni che hanno allontanato amministratori e hanno fatto perdere clamorosamente il centrodestra, occasioni in cui il territorio è stato interpretato più che ascoltato e momenti nei quali si è preferito il posizionamento alla costruzione.
Non lo ricordo per polemica. Lo ricordo perché nessuno può permettersi di impartire lezioni permanenti senza mai accettare il confronto con i risultati.
Io continuerò a fare quello che ho sempre fatto: assumermi responsabilità, ascoltare gli amministratori, tenere aperto il dialogo e prendere decisioni. Anche sapendo che non saranno sempre gradite a tutti. Perché il compito di un coordinatore non è cercare l’applauso del giorno dopo o il titolo più favorevole.
È fare crescere una comunità politica, costruire consenso, tra gli amministratori e sindaci, oltreché tra le persone e assumersi il peso delle scelte. Il risultato di ieri non mi rende migliore di nessuno e non autorizza trionfalismi.
Ma conferma una cosa semplice: la politica non è il luogo delle rendite di posizione, delle tifoserie interne o delle autocertificazioni di autorevolezza. La politica è il luogo delle decisioni e della responsabilità. Il resto lo lascio volentieri a chi, incapace di vincere un congresso, incapace di costruire un consenso intorno a sé, continua a pensare che una dichiarazione alla stampa possa sostituire una strategia politica.
Consigliere Regionale
Presidente Provinciale Fratelli d’Italia Cremona
Marcello Ventura
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