L'intervento
11 giu 2026
"Io, che per il comparto nucleare ho lavorato, sono contraria a riattivare le centrali. Le alternative ci sono e i reattori di quarta generazione ancora non esistono"
Dopo il nostro approfondimento sul deciso passo avanti del governo in direzione del ritorno al nucleare, con l'ipotesi della riapertura della centrale di Caorso sullo sfondo (qui l'articolo), abbiamo ricevuto questo articolato intervento di Paola Tacchini, già candidata sindaco e consigliere comunale per Movimento 5 Stelle - Cremona Cambia Musica.
Volentieri lo pubblichiamo integralmente: si tratta di un utile spunto di riflessione, considerato anche il fatto che Paola Tacchini, in passato, ha lavorato per la società del Gruppo Ansaldo N.I.R.A. (Nucleare Italiana Reattori Avanzati).
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Il governo Italiano vuole tornare al nucleare, ma che ci sia convenienza per noi cittadini è una ennesima “fake” o detto alla campana una “bufala”!
L'ho letto su Cremona Libera, ma è un argomento che seguo da tempo, e sulle dinamiche delle centrali nucleari in Italia, ne so qualcosa, visto che nel 1984 ho lavorato nella società del Gruppo Ansaldo N.I.R.A. (Nucleare Italiana Reattori Avanzati).
Proprio recentemente mi hanno posto la domanda: "Ma tu sei completamente contro il nucleare?".
Premesso che da giovane ho seguito in qualità di impiegata aziendale i progetti delle 4 centrali Italiane costruite negli anni ‘70/’80, erano a Caorso (PC) a Trino Vercellese (VC) a Latina (LT) e Garigliano (CE) dismesse dopo il referendum del 1987, ma con ancora il nucleo da smaltire e che costano cifre spropositate per il mantenimento in sicurezza senza produrre alcun utile energetico...
Ho votato convintamente NO ad entrambi i referendum (1987 e 2011), tuttavia non ho un preconcetto assoluto, infatti ho un figlio ricercatore fisico che mi ha spiegato cosa potrebbe essere il nucleare a fusione (che per ora non c'è) e perché potrebbe non essere più pericoloso come quello a fissione... E quindi?
Oggi il governo Meloni sta decidendo del nostro futuro e non dobbiamo dividerci in tifoserie, dobbiamo informarci e capire cosa è veramente conveniente per il nostro immediato futuro.
Personalmente sono convinta che il ritorno al nucleare non sia la strada giusta per l’Italia.
Non mi convince dal punto di vista ambientale. Non mi convince dal punto di vista economico. Non mi convince dal punto di vista dei tempi. Non mi convince dal punto di vista democratico.
Ma, come scrive in un suo articolo l’opinionista Massimo Erbetti, se ci fermassimo a parlare solo di questo faremmo un grandissimo errore, perché ci sono altri aspetti da valutare.
Il nucleare non ci rende liberi? Ci rende clienti di qualcun altro e non è un dettaglio che Giorgia Meloni abbia rilanciato il ritorno al nucleare davanti all’assemblea di Confindustria, perché il luogo in cui si dice una cosa, a volte, dice più della cosa stessa.
Il (la?) Presidente del Consiglio non era davanti ai cittadini, non era davanti alle famiglie che pagano le bollette, non era davanti ai territori che un domani potrebbero essere chiamati a ospitare impianti, infrastrutture, depositi, servitù, paure, conseguenze… (e qualcosa mi dice che noi a Cremona, nella zona ormai completamente industrializzata del lungo Po, porto canale tra Cavatigozzi e Spinadesco, potremmo essere una perfetta “location” per ospitare i tanto decantati mini reattori nucleari SMR, uno, magari anche due)…
Era davanti agli industriali e davanti agli industriali ha parlato di mini reattori modulari, di energia sicura, pulita, innovativa, di costi più bassi, di legge delega entro l’estate, di svolta per la competitività.
Ed ecco la parola chiave: competitività. Non libertà dei cittadini, non autonomia delle famiglie, non indipendenza delle altre nazioni, non riduzione del potere dei grandi gestori… sempre e solo “Competitività”.
Che poi, tradotta dal linguaggio elegante dei convegni, significa una cosa molto semplice: energia per produrre, energia per competere, energia per l’industria.
Chi controllerà l'energia?
E allora torniamo al nucleare. Il punto non è solo se i mini reattori modulari siano sicuri o pericolosi, se costeranno meno o di più, se arriveranno davvero o se resteranno l’ennesima promessa tecnologica buttata nel dibattito pubblico.
Il punto è un altro: chi controllerà l’energia? Chi possiederà gli impianti? Chi incasserà? Chi pagherà?
Forse in molti non lo sanno, ma ad oggi, noi cittadini, stiamo pagando il “mantenimento in sicurezza” dei nuclei delle centrali dismesse, e ancora non sappiamo dove depositare le scorie, e tutto questo costano allo Stato circa 120-140 milioni di euro all'anno per i soli lavori fisici di decommissioning. Se si aggiungono le spese di gestione, la manutenzione degli impianti e il personale della società, la cifra supera i 300 milioni di euro annui, il tutto gestito oggi dalla ditta Sogin.
Perché un Paese davvero libero non dovrebbe limitarsi a chiedersi come produrre energia, dovrebbe chiedersi come ridurre il bisogno dei cittadini di comprarla sempre da qualcuno.
Un po' di concretezza
Ora cerchiamo di essere concreti. Di quante centrali si tratti, alla data odierna non è dato conoscere il numero. Di quanto uranio sarà necessario per completare il progetto ad oggi non si può sapere.
Inoltre, lo spargimento sul territorio nazionale di SMR prefigura una totale militarizzazione del Paese per le necessarie ed indispensabili protezioni di questi impianti che potrebbero essere a “rischio di incidente rilevante - Direttiva Seveso” con la necessità di Piani di Emergenza Esterni coinvolgendo le popolazioni di interi territori in un raggio ancora incalcolato dalle centrali SMR, in quanto possibili “obiettivi sensibili” dal punto di vista militare oltre che di organizzazioni di persone malintenzionate o criminali o qualche folle capo di nazioni con velleità “conquistatorie”, come sta accadendo ai confini del nostro continente (ucraina, Palestina, Libano, ecc.).
Possedere tecnologie nucleari è già dal dopoguerra in avanti una forma di “guerra non dichiarata” di controllo reciproco, soprattutto tra il mondo occidentale e quello orientale, con il nostro “vecchio” continente nel mezzo, non dimentichiamocelo.
Come per il Ponte sullo stretto, sono intervenuti studiosi geologici a decretarne la non fattibilità, è possibile che ancora oggi si voglia dimenticare il naturale rischio sismico del nostro Paese, nonostante siano chiare e note le mappe delle sorgenti sismiche attive e di quelle chiamate “faglie cieche” dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia: la lobby nucleare si assumerebbe gravissime responsabilità.
Nucleare "di pace" e ossimori vari
Oggi spesso vengono associate dal governo nazionale parole come: “Nucleare di Pace” oppure come ho visto con i miei stessi occhi alla fiera ANCI di Bologna “Nucleare e Ambiente”, ebbene anche su questo, è evidente a tutti i presenti al convegno che si tratta di ossimori.
Anzi, in un pianeta diviso da super potenze che si contendono risorse e territori, facendo rincorse alle tecnologie nucleari sempre più evolute e distruttive, qualsiasi incremento del nucleare in qualsiasi sua dimensione, è estremamente pericoloso per gli equilibri del nostro pianeta.
Oggi il MASE (Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica) sta lavorando per decidere dove collocare le “nuove” centrali nucleari, del tutto incuranti dei due referendum popolari vinti democraticamente contro il nucleare.
Il nucleare e l'ambiente
Come ci ha spiegato l’Avvocato ambientale Veronica Dini, durante l’incontro LIBERI DAL NUCLEARE, tenutosi il 22 novembre scorso a Milano, l’energia nucleare è ostile all’ambiente, tutto il mondo è interconnesso, ogni singola azione ne prevede una in conseguenza, come la deforestazione, i combustibili fossili, sono strettamente correlati con i mutamenti climatici.
Questa epoca moderna in cui viviamo, viene definita in certi casi anche l’Epoca degli Scarti, sia per la poca considerazione del valore dell’essere umano in alcune aree geografiche, sia per la grande produzione di rifiuti che ci sta sommergendo (un esempio l’enorme isola galleggiante di plastiche nell’oceano Pacifico).
Un disegno di legge preoccupante
Il disegno di legge che sta proponendo il governo italiano è preoccupante, il controllo diretto di ogni fonte energetica, l’esclusione di tenere in considerazione i due referendum popolari e la legge delega i bianco… un riassetto che consentirebbe al nucleare di tornare indisturbato sui nostri territori.
Nessuna preoccupazione per le esigenze sociali, la salute, la sicurezza e la tutela ambientale. Solamente puri e semplici interessi economici e commerciali, che arricchirebbero pochi a nostre spese.
Abbiamo le alternative
Vogliamo renderci indipendenti? Abbiamo il sole, il vento, il mare e per fortuna ancora molte fonti di acque come fiumi, cascate, laghi e dighe, tutto da utilizzare con progetti precisi volti al rispetto dell’ambiente, mentre l’uranio e il plutonio lo dovremmo comunque importare dagli stessi paesi con i quali abbiamo fatto un embargo per non acquistarne più il gas.
Reattori di quarta generazione? Non esistono
Adesso affrontiamo l’ultimo punto, i reattori di quarta generazione, cioè quelli a fusione, di fatto non esistono, se non qualche prototipo ancora in fase sperimentale o come semplici progetti teorici.
Quando e se mai funzioneranno e saranno convenienti sul rapporto consumo / produzione di energia, ne riparleremo.
La vera rivoluzione sono le CER (Comunità Energie Rinnovabili), l’autoproduzione, il risparmio energetico, i comuni protagonisti, i condomini messi in condizione di produrre e condividere, magari tornando ad una agevolazione a chi rende le case più efficienti, ottenendo territori più indipendenti e famiglie meno ricattabili e meno esposte alle speculazioni.
Quello che ci vorrebbe oggi è una vera presa di coscienza pubblica da parte dei governi (non solo di quello Italiano) per incrementare non solo le vere energie rinnovabili, ma anche spingere ad una nuova sensibilizzazione noi cittadini a condurre uno stile di vita più modesto e consapevole, perché stiamo letteralmente consumando e distruggendo il nostro pianeta in mille modi, senza tener conto del disastro che lasceremo ai nostri eredi figli e nipoti.
E concludo con due citazioni dei nativi americani, popolo di grande saggezza e rispetto per la natura: «Non ereditiamo la terra dai nostri antenati, la prendiamo in prestito dai nostri figli»; «La terra non appartiene all'uomo, è l'uomo che appartiene alla terra».
Paola Tacchini
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