L'intervento
18 lug 2026
"Quale idea di spettacolo dal vivo vogliamo costruire per il futuro?". L'analisi su eventi e festival che l'assessore Burgazzi ha affidato a Cremona Libera
Luca Burgazzi, assessore comunale con deleghe al Turismo, Città della Musica, Politiche Giovanili, ha proposto a Cremona Libera un suo articolato intervento in merito a uno dei temi maggiormente discussi in città nelle ultime settimane, vale a dire i festival e gli eventi musicali promossi con fondi pubblici.
Sull'argomento, moltissimo è stato detto e scritto e l'opposizione, in particolare grazie al lavoro accurato di Maria Vittoria Ceraso, cui va riconosciuto il merito di portare avanti una linea di intervento mai urlata, ma concreta e approfondita (e questo, al netto di come la si pensi, è un grande pregio), ha incalzato per settimane l'amministrazione.
Anche per questo ho accolto positivamente la proposta di Luca Burgazzi, il cui scritto pubblico volentieri per conferire al dibattito un ulteriore elemento di riflessione.
Ringrazio i consiglieri come Maria Vittoria Ceraso per il loro operato serio e costruttivo, e ringrazio l'assessore: l'attenzione non solo dei lettori, ma anche di amministratori e consiglieri verso Cremona Libera è una preziosa conferma del fatto che, pur con tutti i suoi limiti, nel bene e nel male, questo giornale sta perseguendo il suo obiettivo originario: offrire ai cremonesi che vogliono informarsi andando oltre i semplici titoli o i post sui social media, uno strumento di riflessione e confronto franco e costruttivo.
Qui di seguito l'intervento elaborato dall'assessore Burgazzi.
(f.c.)
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Le discussioni sviluppatesi nelle ultime settimane attorno ai festival musicali non hanno ancora prodotto, nonostante alcuni tentativi, una riflessione più ampia sullo stato della musica dal vivo e sul posizionamento della nostra città all’interno di questo scenario.
Provo quindi a offrire un contributo al dibattito, nella convinzione che il tema meriti un confronto serio e approfondito.
Il Rapporto SIAE 2025 racconta un settore dello spettacolo dal vivo in apparente ottima salute. La spesa complessiva degli italiani per spettacolo, intrattenimento e sport ha raggiunto livelli record, mentre il comparto dei concerti ha superato, per la prima volta, il miliardo di euro di incassi, con decine di migliaia di eventi e milioni di spettatori coinvolti.
Sono numeri straordinari, che testimoniano quanto la musica dal vivo continui a rappresentare uno dei luoghi più autentici di incontro, partecipazione e costruzione di comunità.
Eppure, proprio dentro questi dati positivi, si nasconde una trasformazione profonda che le istituzioni non possono ignorare. La crescita del settore è infatti sempre più trainata da un numero ristretto di grandi produzioni, capaci di concentrare pubblico, investimenti e attenzione mediatica.
È un modello che produce risultati importanti, ma che rischia anche di modificare gli equilibri dell’intero ecosistema culturale.
Come ha evidenziato anche la stampa specializzata, il mercato sembra spostarsi sempre più dal semplice concerto al grande evento: un’esperienza straordinaria, spesso irripetibile, per la quale una parte del pubblico è disposta a sostenere costi molto elevati.
Questo fenomeno racconta la straordinaria forza attrattiva della musica dal vivo, ma pone al tempo stesso una domanda sul futuro del sistema: che cosa accade a tutto ciò che sta nel mezzo?
Che cosa accade agli artisti emergenti, ai festival indipendenti, ai live club e alle produzioni di dimensioni più contenute, che rappresentano il terreno sul quale la musica nasce, cresce e si rinnova?
Il rischio è quello di una progressiva polarizzazione: da una parte i grandi eventi, capaci di attirare migliaia di persone e di sostenere investimenti sempre più importanti; dall’altra una rete diffusa di realtà che fatica a reggere l’aumento dei costi, dei cachet, della logistica e delle esigenze organizzative.
Una fascia intermedia fondamentale, ma spesso più fragile, rischia di essere schiacciata tra le logiche del grande mercato e la necessità di mantenere un’offerta culturale accessibile.
La domanda che dobbiamo porci è quindi quale idea di spettacolo dal vivo vogliamo costruire per il futuro delle nostre città.
Se il mercato viene lasciato operare secondo le sole logiche della redditività immediata, è inevitabile che le risorse si concentrino dove esiste una maggiore capacità di attrazione economica.
Ma la cultura, e in particolare la musica, possiedono un valore che non può essere misurato esclusivamente dal numero dei biglietti venduti o dagli incassi generati.
È proprio qui che entra in gioco il ruolo delle istituzioni pubbliche. Il sostegno pubblico alla cultura non deve essere interpretato come una sostituzione del mercato, bensì come uno strumento capace di correggerne gli squilibri, garantendo spazio a esperienze che hanno un profondo valore sociale, culturale e formativo, ma che difficilmente potrebbero sostenersi esclusivamente attraverso la logica commerciale.
Per questo il Comune di Cremona ha scelto di sostenere una pluralità di iniziative musicali e culturali, destinando risorse pubbliche a festival, rassegne, produzioni indipendenti e live club.
È una scelta precisa: riconoscere che una città della musica non si costruisce soltanto ospitando grandi nomi, ma creando le condizioni affinché possa esistere un ecosistema vivo, dinamico e capace di produrre cultura durante tutto l’anno.
In questa prospettiva si inseriscono anche le specifiche linee di sostegno dedicate ai live club cittadini. Non si tratta semplicemente di contributi destinati a singoli eventi, ma di un investimento sui luoghi della musica: spazi nei quali gli artisti possono sperimentare, crescere e incontrare il pubblico, e nei quali si formano professionalità, competenze e comunità.
I live club non sono semplici contenitori di spettacoli. Sono presìdi culturali, luoghi di aggregazione, laboratori creativi e, spesso, il primo punto di accesso alla dimensione professionale per tanti artisti.
Difenderli significa difendere l’intera filiera della musica dal vivo. La nostra città dispone già di alcune realtà importanti, che possono continuare a crescere e consolidarsi.
Naturalmente, sarà necessario accompagnare questo sviluppo affrontando con serietà anche il tema della convivenza con i residenti, una questione complessa che richiede equilibrio e responsabilità.
Allo stesso modo, sostenere festival e produzioni di piccola e media dimensione significa garantire pluralità culturale e accessibilità. Una città non può affidare la propria identità musicale esclusivamente a pochi grandi operatori, anche perché un modello fondato soltanto sulle grandi produzioni presenta costi crescenti e una sostenibilità sempre più complessa per molti territori.
Esiste poi una questione fondamentale: il lavoro. Dietro ogni concerto, ogni festival e ogni spettacolo ci sono persone e competenze che spesso rimangono invisibili: musicisti, tecnici audio e luci, fonici, produttori, organizzatori, operatori culturali, addetti alla sicurezza e molti altri professionisti.
La crescita del settore deve coincidere anche con la valorizzazione di chi rende possibile ogni evento. Difendere lo spettacolo dal vivo significa difendere anche il lavoro culturale.
La sfida dei prossimi anni sarà dunque quella di tenere insieme due dimensioni: da una parte la capacità di attrarre grandi produzioni, che possono rafforzare la visibilità e l’attrattività di una città; dall’altra la necessità di proteggere quella rete diffusa di realtà piccole e medie che rappresenta la vera infrastruttura culturale del Paese.
Cremona sta affrontando questi temi con serietà e, forse per la prima volta, in maniera così strutturata. È una sfida importante, che dobbiamo cogliere se vogliamo fare in modo che la musica dal vivo continui a essere un patrimonio condiviso e non diventi un’esperienza riservata a pochi.
(La foto in alto a sinistra è tratta dalla pagina Facebook ufficiale del Tanta Robba Festival)
Assessore Comunale al Turismo, Città della Musica, Politiche Giovanili
Luca Burgazzi
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