Natura

24 mag 2026
Abbattimento piante AI

Un albero abbattuto non è sempre uno scempio: amare la Natura è anche pretendere che ogni decisione sia basata su valutazioni tecniche e dati oggettivi

L'abbattimento di alberi, sia nelle vie cittadine che nelle aree di campagna, genera sempre fortissime critiche da parte dei cittadini. Da un lato è un buon segnale, perché avere a cuore il patrimonio arboreo di una comunità è importante e indica una condivisibile sensibilità dal punto di vista ambientale.

Vero è, tuttavia, che spesso - noi giornalisti per primi - ci scagliamo a prescindere contro ogni abbattimento. E lo facciamo, noi cronisti e i cittadini, spesso "di pancia", animati da buone intenzioni ma non sempre supportati da tutto il corollario di informazioni tecniche che accompagnano la dolorosa scelta di abbattere anche una sola pianta.

E' dunque sulla base di queste premesse che pubblichiamo - inaugurando la sezione "Natura" di Cremona Libera - un contributo prezioso sull'argomento. Un contributo qualificato, perché a scrivere è Fabrizio Malaggi, dottore forestale che da oltre vent’anni si occupa di gestione del territorio.

L'intenzione è quella di fornire ai lettori uno strumento di riflessione in più e formare una corretta coscienza ambientale, supportata anche da informazioni tecniche.

---------

Disclaimer: sono consapevole che questo sia un tema divisivo e che basti poco per essere fraintesi. Lo affronto comunque, convinto che una divulgazione tecnica accessibile possa rappresentare un contributo concreto al dibattito pubblico.

Se anche solo qualche lettore, dopo aver letto queste righe, sentirà il bisogno di approfondire e verificare i fatti prima di reagire d’istinto alla prossima notizia di un albero abbattuto, allora questo articolo avrà raggiunto il suo obiettivo.

Fra reazioni di pancia, semplificazioni e valutazioni tecniche troppo spesso ignorate: perché una ceppaia non basta a raccontare la storia di un albero?

Sempre più spesso, leggendo i commenti sui social network, mi imbatto in reazioni indignate per l’abbattimento di alberi o per la messa a dimora di giovani piante giudicate “troppo piccole” per sostituirli.

È una reazione comprensibile, che nasce dall’affetto che molte persone nutrono verso gli alberi e dal desiderio di tutelare il verde. Ma, come tutti gli organismi viventi, anche gli alberi nascono piccoli, crescono, invecchiano e, prima o poi, muoiono.

La loro vita non può essere “imbalsamata” né congelata in un’immagine ideale di eterna immutabilità. Gestire correttamente il patrimonio arboreo significa accompagnarlo nel tempo, con scelte che talvolta richiedono anche decisioni difficili.

È altrettanto vero che numerosi studi – e non solo la nostra percezione – hanno dimostrato come il verde sia fondamentale per la nostra salute fisica e mentale. Per questo i cambiamenti improvvisi sotto i nostri occhi, come la scomparsa di un vecchio albero presente da decenni, ci colpiscono ancora più profondamente.

Guardare una ceppaia e decretare che l’albero fosse sano è come osservare i piedi di un cadavere e dire che quella persona stava bene

L’immagine può sembrare forte, ma è estremamente efficace. La prendo in prestito da un collega del settore forestale che, con una provocazione tanto semplice quanto incisiva, ha riassunto perfettamente uno degli equivoci più frequenti quando si parla di alberi abbattuti.

Se osserviamo i piedi di una persona distesa all’obitorio, e li vediamo apparentemente perfetti, nessuno si sognerebbe di concludere che quella persona fosse sana. Le cause del decesso potrebbero essere molteplici e non certo riconoscibili da un dettaglio così limitato.

Eppure, qualcosa di molto simile accade ogni volta che un albero viene abbattuto. Basta una fotografia della ceppaia, con il legno che appare chiaro e compatto, perché sui social compaiano commenti come: “Era sanissimo!”, “Uno scempio ambientale!”, “Lo hanno tagliato senza motivo!”.

In realtà, una sezione di taglio racconta solo una piccola parte della storia. La stabilità di un albero dipende da un insieme complesso di fattori: difetti strutturali del tronco, alterazioni dell’apparato radicale, cavità interne, problemi localizzati in quota, esposizione al vento, caratteristiche del terreno e presenza di persone o infrastrutture nelle vicinanze.

In altre parole, un albero non è un semplice pezzo di legno, ma un organismo vivente complesso che interagisce continuamente con l’ambiente circostante.

Per questo motivo, la decisione di abbattere una pianta non dovrebbe essere giudicata sulla base di una fotografia, ma compresa alla luce delle valutazioni tecniche che l’hanno preceduta.

E, nella stragrande maggioranza dei casi, queste valutazioni vengono effettuate con serietà e competenza, con l’obiettivo di trovare il miglior equilibrio possibile tra tutela del patrimonio arboreo e sicurezza delle persone.

Come si valuta la stabilità di un albero

La decisione di abbattere una pianta non viene presa – o almeno non dovrebbe essere presa – con superficialità. Di norma si basa su valutazioni effettuate da tecnici qualificati, come dottori forestali e agronomi specializzati, che analizzano l’albero nel suo complesso: apparato radicale, tronco, chioma, condizioni del sito, esposizione al vento e presenza di potenziali bersagli quali strade, edifici, parcheggi o aree frequentate.

Quando necessario, l’ispezione visiva può essere integrata da indagini strumentali, come tomografie del legno, prove di trazione controllata o altri strumenti diagnostici.

L’obiettivo non è stabilire semplicemente se l’albero sia “malato”, ma valutare il rischio di cedimento e le possibili conseguenze.

A volte il problema nasce da scelte sbagliate del passato

Non sempre gli alberi diventano problematici per cause naturali. In molti casi le criticità che osserviamo oggi sono il risultato di decisioni prese decenni fa. Specie che in natura raggiungono dimensioni notevoli sono state talvolta messe a dimora in spazi troppo ristretti: lungo strade strette, vicino a edifici, sotto linee elettriche o in aree urbane dove non possono svilupparsi correttamente.

Quando l’albero cresce oltre lo spazio disponibile, si tende spesso a ricorrere a potature drastiche o capitozzature. Si tratta però di interventi che raramente risolvono il problema.

L’albero, infatti, continuerà a seguire il proprio programma genetico, cercando di ricostruire la chioma perduta. I nuovi rami che si sviluppano dopo tagli severi sono spesso inseriti in modo superficiale e risultano quindi più deboli e maggiormente soggetti a rotture nel tempo.

In questi casi, soprattutto in ambiente urbano, può essere più ragionevole sostituire esemplari non proporzionati al contesto con specie più adatte allo spazio disponibile, evitando di trasferire alle generazioni future problemi che potevano essere prevenuti con una progettazione più attenta.

Il rischio dipende anche dal contesto

Un albero senescente o con difetti strutturali, se collocato in un bosco o in un’area naturale poco frequentata, può continuare a svolgere importanti funzioni ecologiche e arrivare naturalmente al proprio collasso.

Lo stesso albero, se situato lungo una strada, accanto a una scuola o in un parco urbano, può rappresentare un pericolo concreto per persone e cose.

La gestione del verde richiede quindi un equilibrio delicato tra conservazione del patrimonio arboreo e tutela della pubblica incolumità.

Si abbattono gli alberi per fare soldi?

Un’altra convinzione piuttosto diffusa è che gli alberi vengano tagliati per il valore economico del legname.

Nella maggior parte dei casi è esattamente il contrario. L’abbattimento di alberi di grandi dimensioni comporta costi significativi: perizie tecniche, piattaforme aeree, personale specializzato, eventuali chiusure al traffico, trasporto e smaltimento del materiale.

Il valore commerciale del legname ricavato, soprattutto in ambito urbano, è generalmente modesto e quasi mai sufficiente a compensare le spese sostenute.

L’abbattimento è quasi sempre l’ultima opzione

Quando le condizioni lo consentono, si cercano soluzioni alternative, come potature di alleggerimento, consolidamenti o monitoraggi periodici.

L’abbattimento viene preso in considerazione soltanto quando il rischio non è più ritenuto accettabile oppure quando non esistono alternative tecnicamente ed economicamente sostenibili.

Spesso, inoltre, la rimozione di una pianta è accompagnata dalla messa a dimora di nuovi alberi, talvolta in numero superiore a uno.

Criticare è legittimo, ma informarsi è doveroso

Naturalmente possono verificarsi errori di valutazione o decisioni discutibili. Nessuna scelta tecnica è infallibile. Tuttavia, nella grande maggioranza dei casi, dietro a un abbattimento vi sono motivazioni concrete, documentate e fondate su valutazioni professionali.

Inoltre, gli alberi hanno un proprietario – il proprietario del fondo in campagna, il Comune in ambiente urbano – il quale ha anche la responsabilità di quell’albero che potrebbe causare danni a cose e persone che poi dovranno essere risarcite.

Prima di parlare di “scempio ambientale” o di lasciarsi trascinare da teorie prive di fondamento, è quindi opportuno chiedere quali siano le ragioni che hanno portato a quella decisione.

Un confronto informato è sempre utile. Un giudizio affrettato, molto meno.

Amare gli alberi significa anche gestirli con responsabilità

Gli alberi sono alleati preziosi per il clima, la biodiversità e la qualità della vita. Proprio per questo meritano di essere gestiti con competenza, equilibrio e senso di responsabilità.

Amare gli alberi non significa opporsi a ogni abbattimento per principio, ma pretendere che ogni decisione sia basata su dati oggettivi, valutazioni tecniche e una visione di lungo periodo.

Perché la buona gestione del verde non si fonda sulle impressioni, ma sulla conoscenza.

L'AUTORE

Fabrizio Malaggi è dottore forestale e si occupa da oltre vent’anni di gestione del territorio, conservazione della biodiversità e progettazione di interventi di riqualificazione ambientale. Opera da lungo tempo nel Parco Regionale Oglio Sud e collabora con Etifor, spin-off dell’Università degli Studi di Padova, nello sviluppo di soluzioni basate sulla natura per la tutela di foreste, fiumi e zone umide.

 

L'immagine in alto è stata generata con l'Intelligenza Artificiale con il preciso intento di non ricondurre ad alcun episodio specifico.

Fabrizio Malaggi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sostieni l’informazione indipendente

Abbiamo rinunciato alla convenienza.
Non alla verità.
SOSTIENICI

Iban SCRIPTORIA S.R.L. IT77I0200854731000107336374

Tutti gli articoli