Natura
21 giu 2026
Se un bosco fornisce acqua, protegge dalle alluvioni, assorbe anidride carbonica e offre habitat per la fauna, perché tutto questo dovrebbe essere gratuito?
La natura lavora gratis per noi. Ma siamo sicuri di accorgercene?
Quando pensiamo all'economia, immaginiamo fabbriche, aziende, negozi, professionisti. Raramente pensiamo a un bosco.
Eppure, un bosco produce valore ogni giorno. Filtra l'acqua che beviamo, assorbe anidride carbonica, riduce il rischio di erosione e dissesti, offre habitat a impollinatori indispensabili per l'agricoltura, contribuisce a mitigare le temperature estive e rende più piacevoli i luoghi in cui viviamo.
La differenza è che, nella maggior parte dei casi, questi benefici non compaiono in nessuna fattura e non vengono contabilizzati in nessun bilancio. Per molto tempo l'economia li ha semplicemente considerati "gratis".
Oggi sappiamo che non è così.
Cosa sono i servizi ecosistemici?
Gli scienziati hanno dato un nome a tutti i benefici che la natura fornisce alle persone: servizi ecosistemici. Si tratta dell'insieme dei beni e dei servizi che derivano dal buon funzionamento degli ecosistemi naturali.
Per comprenderli meglio vengono generalmente suddivisi in quattro grandi categorie.
Servizi di approvvigionamento
Sono i prodotti materiali che otteniamo dalla natura: acqua potabile, legname, cibo, fibre, biomasse energetiche. Sono probabilmente i servizi più facili da riconoscere perché hanno un valore economico immediatamente percepibile.
Servizi di regolazione
Sono quelli che mantengono in equilibrio i processi naturali: regolazione del clima, assorbimento della CO₂, depurazione naturale delle acque, protezione dall'erosione, mitigazione delle alluvioni e impollinazione. Spesso ce ne accorgiamo soltanto quando vengono meno.
Servizi culturali
Comprendono tutti i benefici immateriali: paesaggio, turismo naturalistico, attività ricreative, educazione ambientale e benessere psicologico. Anche una semplice passeggiata in un bosco o lungo un fiume rientra in questa categoria.
Servizi di supporto
Sono quelli che rendono possibili tutti gli altri: formazione del suolo, cicli dei nutrienti, biodiversità e processi ecologici fondamentali. Sono i meno visibili ma, probabilmente, i più importanti.
Il problema delle cose che sembrano gratuite
Perché è importante parlare di servizi ecosistemici? È brutto a dirsi, il perché è che ciò che non ha un prezzo spesso finisce per essere sottovalutato.
Per decenni abbiamo considerato boschi, fiumi, zone umide e habitat naturali come qualcosa di "bello da avere", ma non come infrastrutture essenziali per il funzionamento della società.
Il risultato è che molti ecosistemi si sono degradati progressivamente in seguito a cambi di destinazione d’uso (semplificazione, bonifiche e cementificazione), riducendo la loro capacità di fornirci benefici.
Secondo il Millennium Ecosystem Assessment, circa il 60% dei servizi ecosistemici a livello globale risulta compromesso o utilizzato in modo non sostenibile.
Cosa sono i PES?
Per affrontare questo problema sono nati i cosiddetti PES, acronimo di Payments for Ecosystem Services, ovvero Pagamenti per i Servizi Ecosistemici.
L'idea di fondo è molto semplice. Se una persona, un'impresa o una comunità beneficia di un servizio fornito dalla natura, può essere ragionevole contribuire economicamente al mantenimento dell'ecosistema che lo produce.
Attenzione: questo non significa "vendere la natura". È probabilmente il fraintendimento più frequente.
Un PES non consiste nel privatizzare un bosco, un fiume o un habitat naturale. Al contrario, consiste nel riconoscere economicamente il valore di benefici che già oggi riceviamo gratuitamente e che rischieremmo di perdere se nessuno investisse nella loro conservazione. Le risorse così raccolte contribuiscono a finanziarne la gestione e il mantenimento nel tempo.
In altre parole, i PES cercano di trasformare una semplice esternalità ambientale in un incentivo concreto alla buona gestione del territorio.
Ma che cos'è un'esternalità?
Immaginiamo che un bosco riduca il rischio di alluvioni per un paese situato a valle. I cittadini beneficiano di questa protezione gratuitamente, ma i costi per mantenere quel bosco (immaginiamo lo sgombero di alberi caduti che potrebbero ostruire ponti in caso di piene) ricadono sul proprietario o sul gestore. In economia questa situazione viene definita esternalità positiva: qualcuno produce un beneficio di cui godono altri senza ricevere un compenso adeguato.
I PES cercano semplicemente di riequilibrare questo meccanismo, riconoscendo almeno una parte del valore generato dagli ecosistemi e restituendo risorse a chi contribuisce a conservarli.
Perché i PES sono importanti?
La conservazione della natura richiede risorse. Servono interventi di gestione forestale, manutenzione di zone umide, monitoraggi, rinaturalizzazioni fluviali, attività di controllo delle specie invasive e molto altro.
Tradizionalmente queste attività sono state finanziate quasi esclusivamente attraverso fondi pubblici. I PES permettono invece di coinvolgere direttamente chi beneficia dei servizi ecosistemici, creando risorse aggiuntive per il territorio.
Non sostituiscono le politiche pubbliche. Le affiancano.
A questo punto qualcuno potrebbe obiettare: "Ma la natura sa fare da sola." Ed è vero. In un ambiente realmente naturale e poco influenzato dall'uomo, gli ecosistemi sono perfettamente in grado di evolvere autonomamente.
Il problema è che gran parte dei territori in cui viviamo non si trova più in queste condizioni.
Pensiamo ai fiumi. Per proteggere città, infrastrutture e terreni agricoli, nel corso dei secoli abbiamo costruito argini, difese spondali e opere idrauliche che ne hanno fortemente limitato la libertà di movimento. In natura un fiume può modificare il proprio corso, creare nuove lanche, generare zone umide e distruggerne altre, mantenendo così una continua diversità di ambienti.
Oggi, invece, molti corsi d'acqua sono costretti entro spazi definiti e non possono più svolgere spontaneamente queste dinamiche. Nel frattempo, le zone umide esistenti tendono naturalmente a interrarsi e ad evolvere verso habitat sempre meno legati alla presenza dell'acqua.
In questi casi la gestione non serve a sostituirsi alla natura, ma ad aiutarla a conservare quelle condizioni che le consentono di continuare a fornire benefici ecologici, habitat per flora e fauna, e servizi utili alla collettività.
Lo stesso vale per molti boschi, prati e altri habitat naturali: spesso gli interventi di conservazione non cercano di "forzare" la natura, ma di compensare le alterazioni che noi stessi abbiamo introdotto nel territorio.
Quando pagare la natura conviene davvero: il caso di New York
Uno degli esempi più famosi al mondo riguarda l'acquedotto di New York. Negli anni Novanta la città si trovò davanti a una scelta. Costruire un gigantesco impianto di filtrazione delle acque, con costi stimati in diversi miliardi di dollari, oppure investire nella tutela dei bacini montani che alimentavano l'acquedotto.
La scelta cadde sulla seconda opzione. New York investì nella gestione sostenibile dei territori a monte, sostenendo agricoltori e proprietari affinché adottassero pratiche compatibili con la qualità dell'acqua.
Il risultato fu sorprendente: acqua più pulita, ecosistemi meglio conservati e costi enormemente inferiori rispetto alla costruzione di nuovi impianti di trattamento.
Anche in Italia esistono esempi virtuosi
Un caso molto interessante è quello di Romagna Acque, società che gestisce il principale sistema idrico della Romagna.
L'idea era semplice: invece di spendere sempre più denaro per depurare l'acqua a valle, investire nella gestione sostenibile dei boschi e dei territori che alimentano il bacino di raccolta.
Boschi ben gestiti riducono erosione e trasporto di sedimenti, migliorano la qualità dell'acqua e diminuiscono i costi di trattamento.
Anche in questo caso la natura non è stata vista come un vincolo, ma come un'infrastruttura capace di generare benefici economici (visibili in bolletta!) e ambientali contemporaneamente.
Un investimento, non una spesa
Quando sentiamo parlare di tutela ambientale, spesso immaginiamo un costo. I servizi ecosistemici e i PES ci invitano a cambiare prospettiva. Forse non dovremmo chiederci quanto costa conservare la natura. Dovremmo piuttosto chiederci quanto ci costerebbe perderla.
Perché un bosco che filtra acqua, protegge il suolo e assorbe carbonio non è soltanto un elemento del paesaggio. È un'infrastruttura che lavora per noi ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette.
E forse il vero paradosso non è pagare per conservarla. È aver pensato per così tanto tempo che tutto questo potesse essere gratuito.
Fabrizio Malaggi
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