Natura
05 lug 2026
Piantare un bosco è facile. Farlo crescere è un'altra storia. E ricordiamo sempre che siamo noi ad avere bisogno dei benefici che la natura ci offre
Quando si inaugura un nuovo bosco, l'attenzione è tutta concentrata sulla giornata della piantagione. Si scavano le buche, si mettono a dimora le giovani piante, si scattano le fotografie e spesso si ha la sensazione che il lavoro sia terminato.
In realtà è proprio in quel momento che inizia la fase più delicata. Un rimboschimento non è un semplice insieme di alberi piantati nel terreno. È un ecosistema in costruzione che richiede anni di cure, monitoraggi e interventi mirati prima di poter camminare con le proprie gambe.
Tutto parte dalla scelta delle specie
La prima decisione importante viene presa ancora prima di mettere a dimora la prima pianta.
Non tutte le specie sono adatte a tutti i luoghi.
In Italia la normativa prevede che nei rimboschimenti vengano utilizzate specie autoctone e provenienze coerenti con la regione biogeografica di riferimento. Non si tratta di una semplice formalità burocratica.
Ogni specie si è evoluta nel corso di migliaia di anni adattandosi a specifiche condizioni climatiche, pedologiche e ambientali. Utilizzare specie locali significa aumentare le probabilità di successo dell'impianto e preservare il patrimonio genetico dei nostri ecosistemi.
Un bosco della Pianura Padana, ad esempio, non sarà uguale a un bosco alpino o mediterraneo. Ognuno ha una propria identità ecologica che merita di essere conservata.
Le piccole attenzioni che fanno la differenza
Chi osserva un nuovo impianto forestale nota spesso alcuni elementi apparentemente secondari: tubi di plastica (o di cartone, più recentemente) attorno alle piante, dischi sul terreno o canne di bambù che spuntano qua e là.
In realtà ciascuno di questi accessori svolge una funzione importante.
Gli shelter proteggono le giovani piante dal morso di lepri e altra fauna e possono favorire una crescita iniziale più rapida – oltre che proteggere dal taglio del decespugliatore…
I dischi pacciamanti limitano la competizione delle erbe spontanee e aiutano a conservare l'umidità del terreno.
Le canne segnalatrici permettono invece di individuare facilmente le piantine durante le operazioni di manutenzione, evitando danneggiamenti accidentali.
Piccoli dettagli che spesso determinano la differenza tra il successo e il fallimento di un intervento.
L'erba non è sempre il nemico
Una delle immagini che genera più critiche da parte dei cittadini è quella di un rimboschimento con l'erba alta. La reazione è quasi sempre la stessa: "Hanno abbandonato tutto".
La realtà è più complessa. In alcuni casi lo sfalcio della vegetazione è fondamentale, soprattutto quando sono presenti specie rampicanti che possono soffocare le giovani piante oppure specie erbacee particolarmente competitive.
In altre situazioni, invece, un certo sviluppo della vegetazione spontanea può persino essere utile.
Erbe non troppo aggressive possono ombreggiare il terreno, ridurre l'evaporazione e proteggere le giovani piante durante le estati più calde.
Come spesso accade in ecologia, non esistono regole assolute. Ogni intervento richiede valutazioni caso per caso.
L'acqua è importante, ma non sempre conviene irrigare
Le estati sempre più calde e siccitose pongono nuove sfide ai rimboschimenti. Le irrigazioni di soccorso possono essere fondamentali nei primi anni di vita delle piante, soprattutto in contesti urbani o particolarmente difficili.
Tuttavia, irrigare migliaia di alberi comporta costi elevati e risultati non sempre proporzionati allo sforzo.
Per questo motivo, in alcuni casi, può essere più efficiente concentrare le risorse sulle situazioni più critiche e sostituire successivamente le piante morte attraverso il cosiddetto "ripascimento delle fallanze".
Può sembrare una scelta controintuitiva, ma spesso rappresenta la soluzione più razionale dal punto di vista tecnico ed economico.
Perché a volte bisogna tagliare gli alberi
Anche questo può sorprendere. Dopo aver investito tempo e denaro per piantare un bosco, perché eliminare alcune delle piante che stanno crescendo?
La risposta sta nella competizione naturale.
Molti rimboschimenti vengono realizzati con densità elevate per imitare le dinamiche naturali e compensare le inevitabili perdite dei primi anni. Una maggiore densità iniziale favorisce inoltre una più rapida copertura del suolo da parte delle chiome, limitando lo sviluppo della vegetazione erbacea e contribuendo a ridurre nel tempo i costi di manutenzione legati agli sfalci.
Con il passare degli anni, però, le piante iniziano a competere per luce, acqua e nutrienti. Se non si interviene, il rischio è che gli alberi crescano troppo ravvicinati, sviluppando fusti sottili e slanciati alla ricerca della luce. I forestali utilizzano il termine "filare" per descrivere questo fenomeno.
Boschi eccessivamente densi possono diventare meno stabili e più vulnerabili al vento, alla neve o ad altri eventi estremi.
Per questo vengono effettuati i diradamenti: si eliminano gli individui meno promettenti e si favoriscono quelli meglio conformati, più vigorosi e meglio adattati alle condizioni locali.
È un po' come selezionare gli atleti più adatti a rappresentare una squadra. In effetti, l’obiettivo finale è il bosco.
Accompagnare la natura
Tutti questi interventi – scelta delle specie, protezioni, sfalci, irrigazioni, sostituzioni e diradamenti – hanno un unico obiettivo: accompagnare la formazione di un ecosistema stabile e funzionale.
Il risultato finale non è una semplice collezione di alberi. È un bosco stratificato, con alberi di diverse dimensioni, arbusti, erbe, funghi, insetti, uccelli e una complessa rete di relazioni ecologiche. In altre parole, un ecosistema capace di sostenersi nel tempo e di fornire quei servizi ecosistemici di cui abbiamo parlato negli articoli precedenti.
A questo punto qualcuno potrebbe chiedersi se tutto questo sia davvero necessario. Del resto, la natura non farebbe da sola?
La risposta è sì. Se lasciato evolvere spontaneamente, un terreno abbandonato verrebbe progressivamente colonizzato dalla vegetazione fino a sviluppare, nel tempo, una nuova formazione forestale.
Tuttavia, la questione non è tanto se la natura sia capace di fare da sola, quanto piuttosto qunto tempo impiegherà a farlo e quale sarà il risultato finale.
Diversi studi hanno infatti dimostrato che gli interventi di rimboschimento possono accelerare significativamente i processi naturali, consentendo di guadagnare anche dieci o quindici anni nella formazione di un bosco strutturato e funzionale. Per la natura questo tempo non farebbe alcuna differenza. Per noi, invece, sì.
Un bosco maturo assorbe anidride carbonica, migliora la qualità dell'aria, protegge il suolo dall'erosione, favorisce la biodiversità, contribuisce alla regolazione del clima e rende il paesaggio più vivibile. Anticipare di anni questi benefici significa migliorare più rapidamente la qualità dell'ambiente in cui viviamo.
Esiste poi un secondo aspetto, spesso meno evidente. Oggi i nostri territori non si trovano più nelle condizioni naturali di qualche secolo fa. La presenza sempre più diffusa di specie esotiche invasive può influenzare profondamente la ricolonizzazione spontanea delle aree aperte, favorendo la formazione di boschi molto diversi da quelli che storicamente caratterizzavano il territorio.
Questo non rappresenta soltanto un cambiamento nella composizione degli alberi e del paesaggio. Molte specie animali, vegetali e fungine si sono evolute in stretta relazione con determinati habitat e con specifiche specie forestali. Conservare o ripristinare queste comunità “autoctone” significa quindi tutelare l'intera rete di organismi che da esse dipende.
In quest'ottica, il rimboschimento non consiste nel sostituirsi alla natura, ma nell'accompagnarla verso obiettivi che, in un territorio profondamente modificato dall'uomo, potrebbero richiedere molto più tempo oppure non realizzarsi affatto.
Perché, in fondo, la natura può fare a meno di noi. Siamo noi ad avere bisogno dei benefici che la natura ci offre.
(L'immagine di copertina è stata realizzata con Intelligenza Artificiale a scopo meramente illustrativo)
Fabrizio Malaggi
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