Il commento

08 apr 2026
Guerra Trump

"Le follie dell’imperialismo e i penultimatum di Trump, che tiene il mondo sotto minaccia e quando è costretto a fermarsi vuole passare per l’uomo della pace"

Per giorni Trump ha parlato come se fossimo a un passo dalla devastazione totale: ultimatum, minacce, linguaggio da annientamento.

Poi però la realtà è stata un’altra: l’ultimatum si è rivelato un ennesimo penultimatum, fortunatamente.

E il penultimatum si è trasformato in una tregua di due settimane e nell’accettazione, da parte di Trump, del terreno imposto da Teheran.

Fine degli attacchi, garanzie di non aggressione, Hormuz sotto controllo iraniano, sanzioni, nucleare, ruolo americano nella regione, tradotto: dopo aver alzato lo scontro oltre il limite, ha dovuto frenare.

Dopo aver evocato la distruzione totale e promesso la fine di una guerra iniziata nell’illegalità internazionale, ha fatto retromarcia.

Eppure la racconta come una vittoria totale. Epica. Storica.

La follia di Trump tiene il mondo appeso alle sue minacce, spinge tutti sull’orlo del precipizio e poi, quando è costretto a fermarsi, pretende pure di passare per l’uomo della pace.

Magari con un altro Nobel.

Questo è l’uomo più potente del mondo, che non fa politica. Fa della crisi una gestione spettacolare.

E normalizza l’uso della guerra come teatro personale.

E noi dovremmo ricordarci che siamo solo a un terzo del suo mandato.

Adesso c’è solo da sperare che questa fragile tregua regga davvero.

E visto che ormai conta solo il mercato, a bombe ferme, dopo i civili morti, gli sfollati e una crisi globale, aspettiamo che i prezzi dell’energia e dei carburanti tornino almeno a un livello umano.

Perché di umano, in tutto questo, sembra restare solo quello.

Paolo Losco

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