Il commento

04 apr 2026
Conte Gas

Giuseppe Conte, il gas, le armi e la memoria corta (degli altri). Perché cambiare idea è legittimo, ma far finta di non averlo fatto, un po’ meno

Le dichiarazioni di Giuseppe Conte alla convention di +Europa hanno fatto discutere. C’è chi grida alla “svolta a U”. Chi vede un’abiura. Chi parla di omologazione al PD. Chi intravede manovre da primarie. Chi sussurra “tradimento”. E chi, invece, difende la coerenza. Tutti convinti. Pochi che leggono.

Ma chi ha ragione? Partiamo dai fatti. Quelli testardi.

Il 28 marzo 2026, Conte scandisce: “Di fronte a un’allettante e conveniente prezzo del gas russo, noi non lo dobbiamo acquistare fino a quando non ci sarà un trattato di pace”.

E subito dopo aggiunge: “Lavoriamo per questa svolta negoziale, cerchiamo di difendere con le unghie e i denti la popolazione ucraina”.

Difendere con le unghie e i denti. Domanda semplice, quasi brutale: come? Perché se non è con le armi — che lo stesso Conte ha sempre contestato — con cosa si difende un Paese sotto attacco? Con le dichiarazioni? Con i tavoli negoziali mentre i missili cadono?

Il punto è tutto qui. E resta sospeso. Poi Conte completa il quadro: “Mettiamo fine a questo conflitto perché non c'è possibilità di coltivare un'escalation militare all'infinito”.

Linea chiara: stop escalation, sì al negoziato, no al gas russo fino alla pace. 

Peccato che.

Basta riavvolgere il nastro. Il 24 giugno 2025, i deputati M5S mettono nero su bianco che serve: “una soluzione efficace per il transito e l'approvvigionamento del gas che non escluda a priori una collaborazione con la Russia”.

"Non escluda". Non proprio una chiusura ermetica.

Due giorni dopo, Vittoria Baldino va oltre: “Non dobbiamo essere ipocriti sull’approvvigionamento del gas. Mi rivolgo al governo, ci saranno stagioni ancora più dure per gli italiani ... Togliere dal mercato un fornitore, quello russo, che conviene all’Italia (...) non ha senso”.

E soprattutto: “Togliere dal mercato un fornitore, quello russo, che conviene all’Italia quando altri fornitori di gas non sono Paesi stabili e democratici non ha senso. Paghiamo il gas liquido americano che costa tre volte quello russo ... non capiamo perché l’Italia debba essere ipocrita e non acquistare più il gas russo che costa un terzo di quello Usa“.

Arriviamo all’11 marzo 2026. Gaetano Pedullà alza la posta: “Basterebbe che l’Italia ricomprasse gas e petrolio dalla Russia: immediatamente il costo si dimezzerebbe”.

E aggiunge: “Non lo si fa per subalternità agli Stati Uniti”.

Ops...

Il 13 marzo, Chiara Appendino chiude il cerchio: “Continuare a ignorare la possibilità di riaprire ai flussi di gas russo significa scegliere deliberatamente di non tutelare i cittadini italiani”.

Poi arriva il 27 marzo. Stefano Patuanelli: “Credo che con noi al governo ci fermeremo con gli aiuti militari all’Ucraina, ma penso che riusciremo a trovar la quadra”.

La quadra. Sempre lei. E Senza armi. Rimangono le unghie ed i denti. E se si torna indietro, la linea storica è chiarissima.

Conte nel 2024: “Noi diremo sempre no a un ulteriore invio di armi”.

E ancora: “È una follia investire in armamenti e in questa corsa al riarmo”.

Sempre no. Follia.

E allora torniamo a quella frase: “Difendere con le unghie e i denti la popolazione ucraina”.

Senza armi. Senza escalation. Senza gas russo. Solo dopo la pace. Quando? Con cosa, esattamente?

Dunque, dov’è la verità? Sta tutta qui, in fila. Gas sì, gas no. Armi no, difesa sì. Subito, dopo. Conveniente, ma vietato.

Più che una linea, una fisarmonica. In attesa di una proposta coerente con i principi e che preveda anche lo stop alle forniture americane a questo punto.

Chi parla di svolta a U ha i suoi buoni motivi. Chi parla di continuità, deve usare le unghie. Chi parla di ambiguità… forse non sbaglia.

Perché cambiare idea è legittimo. Far finta di non averlo fatto, un po’ meno.

Le parole — purtroppo — restano.

Marco Degli Angeli

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