L'inchiesta
16 mar 2026
La fabbrica dell'aria malata/2 - Il nemico nei polmoni: qui si respira cinque volte più particolato fine del livello considerato sicuro per la salute umana
Nella Pianura Padana vive una delle popolazioni più esposte all’inquinamento atmosferico di tutta Europa. Cremona non è una città qualsiasi nella geografia dell’inquinamento europeo. È una delle peggiori.
Secondo la classifica European City Air Quality Viewer dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), pubblicata nel 2022 e basata sui dati delle centraline urbane relativi al periodo 2020-2021, Cremona si colloca 372ª su 375 città europee per concentrazione media annua di PM2.5.
Significa che solo tre città in tutta Europa respirano aria peggiore. Il valore medio registrato è circa 25 microgrammi di particolato fine per metro cubo d’aria. Per capire quanto sia alto questo numero bisogna confrontarlo con la soglia indicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’OMS raccomanda 5 microgrammi per metro cubo.
Questo significa che a Cremona si respira cinque volte più particolato fine del livello considerato sicuro per la salute umana.
Tradotto in modo semplice: se l’aria raccomandata dall’OMS fosse un bicchiere d’acqua limpida, l’aria di Cremona sarebbe un bicchiere in cui qualcuno ha versato cinque cucchiaini di polvere invisibile. E quella polvere entra nei polmoni ogni volta che respiriamo.
La polvere che entra nel sangueIl PM2.5 è la frazione più pericolosa delle polveri sottili. Le particelle hanno un diametro inferiore a 2,5 micrometri. Per avere un ordine di grandezza: un capello umano ha un diametro medio di circa 70 micrometriuna particella di PM2.5 è circa trenta volte più piccola. Sono così minuscole che riescono a superare le difese naturali dell’apparato respiratorio.
Entrano nei polmoni. Attraversano gli alveoli. E possono arrivare nel sistema circolatorio. È per questo che l’inquinamento atmosferico non è solo un problema ambientale. È un problema sanitario.
Secondo le stime dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, l’inquinamento atmosferico provoca oltre 50.000 morti premature ogni anno in Italia. La Pianura Padana è uno degli epicentri europei di questo problema.
Diversi studi epidemiologici citati nei rapporti dell’EEA indicano infatti che le concentrazioni più elevate di particolato fine nell’Europa occidentale si registrano proprio nel bacino padano, dove condizioni geografiche e forte densità di attività economiche favoriscono l’accumulo degli inquinanti.
La trappola geografica della pianura
Una delle ragioni principali è geografica. Il bacino padano è una grande conca naturale delimitata:dalle Alpi a norddagli Appennini a sud. È come una gigantesca vasca poco ventilata. Quando l’aria è stabile, gli inquinanti restano intrappolati vicino al suolo. Durante l’inverno si verificano spesso fenomeni di inversione termica. Uno strato di aria più calda si posiziona sopra quello freddo vicino al suolo e funziona come un coperchio invisibile. Tutto quello che viene emesso rimane lì sotto.
Auto. Camini. Industrie. E molto altro. Una pianura con più animali che persone.
Ma la geografia da sola non basta a spiegare la portata del fenomeno. La Pianura Padana è anche una delle aree economicamente più dense d’Europa. Qui vivono oltre 20 milioni di persone. Ma nello stesso territorio vive anche un’altra popolazione, molto meno visibile.
Secondo i dati analizzati nella missione valutativa sull’inquinamento atmosferico da fonte agricola promossa dal Consiglio regionale della Lombardia, realizzata con il supporto scientifico di ricercatori ed esperti dell’Università degli Studi di Milano, negli allevamenti della regione sono presenti: circa 1,5 milioni di bovini, oltre 4 milioni di suini, milioni di capi avicoli.
In alcune province della pianura la presenza di animali allevati risulta paragonabile o superiore al numero degli abitanti. La provincia di Cremona è uno dei territori in cui questa concentrazione è particolarmente elevata.
Qui vivono circa 350.000 persone. Negli allevamenti del territorio si contano: oltre 300.000 bovini e circa 1,5 milioni di suini. Secondo i dati citati nella missione valutativa regionale, questo significa che nel territorio provinciale gli animali allevati risultano complessivamente diverse volte più numerosi della popolazione residente.
È uno dei cuori della grande filiera agricola e zootecnica della pianura padana. Una macchina produttiva che genera latte, formaggi, carne, mangimi ed energia. Ma che produce anche grandi quantità di reflui zootecnici.
Il gas invisibile
Ed è qui che il racconto dello smog padano cambia prospettiva. Perché una parte importante delle polveri sottili non nasce direttamente da combustioni. Come evidenzia la missione valutativa del Consiglio regionale della Lombardia, realizzata con il contributo scientifico dell’Università degli Studi di Milano, una quota significativa del particolato fine si forma nell’atmosfera, attraverso reazioni chimiche tra diversi inquinanti.
E uno degli ingredienti fondamentali di queste reazioni è un gas prodotto soprattutto dalle attività agricole. Un gas quasi assente dal dibattito pubblico. Ma centrale nella chimica dello smog della Pianura Padana.
L’ammoniaca.
(L'inchiesta prosegue la prossima settimana)
Marco Degli Angeli
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