L'inchiesta
04 giu 2026
Intorno a noi sempre più Comuni stoppano nuovi allevamenti intensivi. Il Sistema reagisce: Regione al TAR, Coldiretti e Confagricoltura mugugnano. Qui? Tutti zitti
I segnali sono flebili, ma ci sono. Bisogna saperli leggere, ma se lo si fa, si comprende che qualcosa, lentamente, si sta muovendo. Sui piatti della bilancia i pesi contrapposti sono sempre gli stessi: da una parte ambiente/salute; dall'altra economia/profitto.
Trovare l'equilibrio è forse impossibile, ma cominciare a mettere qualche paletto non è precluso. Ce lo stanno dimostrando diverse amministrazioni locali. E' il caso di Torre d'Isola, Comune del Pavese (qui il nostro articolo), ed è il caso del Comune di Gonzaga, in provincia di Mantova.
Siamo in Regione Lombardia. Siamo in piena Pianura Padana. Siamo a due passi da Cremona e dal territorio Cremonese.
Siamo un quadro inserito nella stesa cornice, fatta di allevamenti intensivi piazzati in ogni angolo della pianura e siamo nell'area più inquinata d'Italia nonché tra le più inquinate d'Europa.
Premesse necessarie: nessuno vuol far chiudere e l'allevamento non è la sola causa di inquinamento
Inciso fondamentale, anche se gli “odiatori seriali” non lo leggeranno, poiché è loro uso fermarsi al titolo e alla foto: con articoli e inchieste come questa non si vuole in alcun modo far chiudere alcuna attività produttiva. E tantomeno si vuol suggerire ad alcuno di diventare vegetariano o vegano, ci mancherebbe altro.
Allo stesso modo, non si intende puntare il dito solamente contro l'allevamento intensivo, perché è ormai dimostrato da innumerevoli e autorevoli studi che l'inquinamento della Pianura Padana è causato da più fonti: dall'allevamento (che resta in cima all'elenco) all'industria, dal traffico al riscaldamento domestico, fino alla conformazione orografica del bacino padano, che non fa che aggravare il problema.
Ed è qui il punto: da decenni studi nazionali e internazionali (ad esempio l'indagine dell'Agenzia Europea per l'Ambiente) ci dicono che quest'area del nord Italia è gravemente inquinata. Altri studi dicono che qui l'incidenza delle patologie (tumorali in primis) causate dall'inquinamento è più alta che altrove.
Altri studi ancora entrano nel dettaglio delle fonti all'origine dell'inquinamento ed è un fatto incontestabile che qui, in Pianura Padana, abbiamo il più alto tasso di allevamenti intensivi del Paese (e abbiamo anche una forte urbanizzazione così come un massiccio concentramento di industrie ad alto impatto ambientale).
Ora, il punto è semplice: al paziente già gravemente malato, le cui condizioni di salute non fanno che peggiorare, continuiamo a somministrare veleno o concediamo una tregua, uno stop?
Perché alla fine, è qui il nodo della questione: in un territorio che è arrivato ormai allo stremo, che ci sta mostrando ogni giorno il conto (in termini di ambiente e salute) del nostro operato, è opportuno andare avanti ad ampliare o a inaugurare nuovi allevamenti intensivi o è forse opportuno iniziare a porre un freno? Fissare dei limiti?
Il caso di Torre d'Isola (Pavia)
E' esattamente ciò che ha fatto recentemente il Comune di Torre d'Isola. In pochissime parole (tratte da La Provincia Pavese): “Stop ad un nuovo allevamento di bovini. A decidere il blocco del progetto è stato il consiglio comunale che ha adottato una nuova variante al Pgt, il Piano di governo del territorio. Progetto che prevede la realizzazione, su un’area in località Campone di un allevamento intensivo di 4mila bovini”.
«Le motivazioni alla base della decisione della giunta – questa la dichiarazione al giornale di Pavia del sindaco Roberto Veronesi – sono di tutela ambientale e paesaggistica della zona, oltre che di equilibrio tra nuclei urbani e spazi pubblici, rispetto del diritto alla salute dei cittadini”.
Il precedente di Gonzaga (Mantova)
Chiarissimo. Ma c'è un precedente. Un precedente pesante che risale a qualche mese fa. La notizia è stata ripresa da diversi organi di stampa, compresa La Repubblica, ed è facilmente riassumibile: l’amministrazione comunale guidata dalla sindaca Elisabetta Galeotti ha approvato un regolamento che introduce limiti stringenti all’espansione degli allevamenti intensivi.
Non solo: il regolamento sospende nuove autorizzazioni e restringe gli ampliamenti esistenti, salvo quelli legati al miglioramento del benessere animale, imponendo regole più severe in fatto di distanze, gestione dei reflui e impatto ambientale.
Il Sistema reagisce e si oppone
Come s'è detto, i piatti della bilancia difficilmente possono trovare un equilibrio su temi di questa rilevanza, e soprattutto con la mole di interessi economici in gioco. E non a caso, nei confronti del Comune di Gonzaga la risposta del sistema non si è fatta attendere.
E ha assunto la forma di un ricorso al TAR promosso dalla Regione Lombardia. Nel dettaglio, l'assessore regionale all'Agricoltura, Alessandro Beduschi, ha impugnato il regolamento comunale davanti al TAR di Brescia.
Le ragioni? L'assessore sostiene che il Comune di Gonzaga avrebbe oltrepassato le proprie competenze, andando a “legiferare” in ambiti già regolati dalle normative nazionali e regionali.
Riporta in proposito il portale GreenMe: “Secondo la Regione, il rischio è quello di creare incertezza normativa e di penalizzare un settore che, viene sottolineato, sta investendo in innovazione, economia circolare e riduzione delle emissioni. Una posizione condivisa anche da organizzazioni di categoria come Coldiretti e Confagricoltura, che vedono nel regolamento possibili criticità tecniche e limiti allo sviluppo economico”.
E' la risposta del sistema: Regione e associazioni di categoria che danno battaglia a un Comune che ha semplicemente deliberato a favore di una tregua per tutelare la salute dei cittadini. Tutela della salute dei cittadini, per inciso, che rientra pienamente tra i doveri di un sindaco.
Il “terzo” incomodo: le associazioni ambientaliste
In questo complesso “ménage” hanno preso posizione, sempre alcuni mesi fa, anche le associazioni ambientaliste, come d'altra parte ci si poteva attendere.
“Quello del Comune di Gonzaga – si legge in una nota stampa congiunta diramata nel mese di marzo dalle associazioni associazioni Essere Animali, Legambiente Lombardia e Terra! – è un regolamento di buon senso che tutela non solo l’ambiente, ma prima di tutto la cittadinanza e le produzioni locali, schiacciate dall’industria zootecnica”.
“Il ricorso di Regione Lombardia contro un’amministrazione locale che ha deciso di limitare la concentrazione dei carichi zootecnici – aggiungono – diventa una prova di forza istituzionale contro un modello da promuovere: il comune di Gonzaga cerca di fare quello che la Regione non fa da decenni: gestire il rapporto tra territorio e allevamenti. Avviare contenziosi con gli enti locali non è la risposta giusta di fronte alle crescenti pressioni ambientali; sarebbe invece urgente aprire un tavolo regionale sulla sostenibilità dell’agroalimentare lombardo, con la partecipazione di enti locali, società civile e associazioni, per affrontare nel merito le criticità della zootecnia intensiva. Essere Animali, Legambiente Lombardia e Terra! sono pronte a partecipare”.
Tutto questo accadeva alcuni mesi fa. Da allora, nulla pare essersi mosso. Da un lato, la cosa non sorprende, considerati i tempi della giustizia in Italia. Dall'altro, va rilevato che nessuna risposta concreta all'appello al dialogo da parte delle associazioni è arrivata dalla Regione.
Al netto di come finirà sul versante legale questa vicenda, il segnale che ne esce è netto e forte: si può dire di no. Si può, perlomeno, tentare di porre un freno alla continua espansione di un modello produttivo divenuto ormai insostenibile e che sta presentando un conto salatissimo in termini ambientali e di salute.
E Cremona? Tutti zitti e coperti
E Cremona, che si colloca anche materialmente e non solo idealmente in questa triangolazione che tocca il Pavese e il Mantovano, che dice? Niente. Non dice niente. Qui il dibattito sta a zero. Qualche voce fuori dal coro, come la nostra, regolarmente attaccata dal sistema e dalle sue diramazioni. Qualche uscita delle locali associazioni ambientaliste. Per il resto, silenzio.
Silenzio proprio qui, in quello che è il territorio più ferito di tutti. Il più inquinato, il più ammorbato.
Ma d'altra parte, c'è ben poco da stupirsi: il tessuto sociale cremonese è letteralmente costruito, modellato su ciò che oggi il sistema difende.
L'organo di informazione locale è diretta emanazione della categoria. Le categorie stesse vantano una solida presenza sul territorio e sono corteggiate, carezzate, portate in palmo di mano da quasi tutti gli altri media locali.
Dunque? Come può uscire una voce alternativa? Come può prendere corpo una posizione antitetica al sistema?
I dati: Gonzaga, al confronto di Cremona, è il paradiso
E attenzione: il caso di Gonzaga, rispetto alla realtà cremonese, fa letteralmente “ridere”. Le due realtà non sono certamente paragonabili sotto il profilo dei numeri, ma giusto per avere un'idea, eccone alcuni. I primi sono riferiti a Gonzaga e sono elencati in calce al comunicato stampa delle associazioni ambientaliste.
“Nel comune di Gonzaga - un centro di circa 8.500 abitanti - gli allevamenti zootecnici ospitano oggi quasi 60.000 tra bovini e suini, ovvero oltre sette animali allevati per ogni residente, per un carico zootecnico di circa 1.200 capi per km2. A questo livello di presenza animale sul territorio sono associati fattori di pressione ambientale crescente su aria, acqua e suolo, collegati all’eccessiva concentrazione di nutrienti azotati e fosfati, derivanti dalla gestione dei liquami di allevamento".
I dati di Cremona sono tratti invece dall’Ordine del Giorno 8977 del dicembre 2022, votato dal Consiglio Regionale lombardo (un ordine del giorno un po' datato, dunque, ma è ragionevole pensare che nel frattempo i numeri, più che scesi, siano saliti, considerati ampliamenti e nuovi impianti realizzati dal 2022 in avanti, come nel caso del maxi allevamento di Grontardo).
Ebbene, solo in provincia di Cremona si registrano oltre 1 milione di suini allevati (seconda provincia in Italia); più di 400.000 bovini, in gran parte destinati alla produzione di latte (circa 650mila nell'ambito dell'ATS Valpadana); circa 1,5 milioni di polli (avicoli da carne e da uova); decine di migliaia di tacchini, conigli e altri animali da cortile.
Questo è il quadro. Siamo tutti sulla stessa barca. Solo che qualcuno prova a remare. Altri non hanno mai impugnato il remo e si lasciano trasportare dalla corrente, ignorando che dire “basta” è possibile.
Anche solo come atto di responsabilità civile.
Federico Centenari
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