L'inchiesta

20 apr 2026
La fabbrica dell'aria malata

La fabbrica dell'aria malata/7 - La nostra provincia ha una delle più alte concentrazioni di impianti di biogas in Italia. Zoonosi: il pericolo nascosto

Le sei del mattino. In una stalla da latte della pianura, duecento vacche si svegliano. Ognuna mangerà, nell’arco della giornata, più di 40 chilogrammi di alimento. Significa che, solo in quell’azienda, entrano ogni giorno 8 tonnellate di mangime. In un anno diventano oltre 3.000 tonnellate.

È una singola stalla. In provincia di Cremona ce ne sono centinaia.

Quel mangime non nasce lì. Arriva da campi che si estendono per chilometri. Mais, soprattutto. Solo in Lombardia si coltivano tra 120.000 e 140.000 ettari di mais.

Una parte rilevante è qui. Nel cremonese. Campi che, nella maggior parte dei casi, non producono cibo per le persone. Producono cibo per gli animali e carburante per impianti di biogas.

Dopo il mangime, arriva il resto.

Ogni bovino produce tra 20 e 25 tonnellate di reflui all’anno. In una stalla da 200 capi sono 4.000–5.000 tonnellate. Una massa che non resta ferma. Viene raccolta, stoccata e poi distribuita.

In provincia, questo processo si ripete centinaia di volte. Ogni giorno. Potremmo raccontare una storia simile anche per ogni stalla di suini, tacchini, e così via.

Se si allarga lo sguardo alla regione, i numeri cambiano scala.

Secondo la missione valutativa del Consiglio regionale della Lombardia, realizzata con il contributo scientifico dell’Università degli Studi di Milano, il sistema produce ogni anno: oltre 25 milioni di metri cubi di liquami; circa 40 milioni di tonnellate di reflui complessivi.

Cremona è uno dei punti dove questa massa si concentra. Non è distribuita. Si accumula. Spesso anche importata da fuori regione.

Se quei reflui venissero caricati su camion cisterna, servirebbero oltre 1,3 milioni di viaggi all’anno. Messi in fila, quei camion formerebbero una linea lunga più di 16.000 chilometri. Quattro volte l’Italia. Ma non si vedono, perché non stanno in fila, sono già nel territorio.

Una parte di quei reflui non torna direttamente nei campi, ma passa da un altro impianto. Il digestore. Qui viene prodotto biogas o biometano, energia.

La provincia di Cremona è tra quelle con la più alta concentrazione di impianti di biogas agricolo in Italia.

E qui il ciclo si chiude: reflui → energia → digestato → campo

E ricomincia.

E’ un flusso che  non si ferma mai.  Come non si ferma il circuito di produzione di carne. Sempre in funzione. Sempre attivo.

Tutto questo avviene in un territorio dove vivono circa 350.000 persone. E dove sono presenti: quasi 400.000 bovini (circa 650mila nell'ambito dell'ATS Valpadana); circa 1,5 milioni di suini; circa 1,5 milioni di polli (avicoli da carne e da uova).

In totale, 1.588 aziende zootecniche nella provincia, di cui circa 150 soggette ad AIA, cioè considerate a forte rischio di inquinamento.

Non è solo una quantità. È una densità, concentrazione. Una pressione continua su un territorio limitato.

Nella nostra ATS, che unisce le province di Cremona e Mantova, si produce il 44% del fabbisogno di latte regionale e il 18% di quello nazionale, si allevano più di 2 milioni di suini e se ne macellano 3,5 milioni (95% di tutto il fabbisogno della Regione). A queste latitudini il maiale non è solo un animale, è diventato un'unità di misura.

Un numero imponente di animali concentrati in impianti intensivi, che generano ogni anno milioni di tonnellate di reflui zootecnici, da gestire su un territorio già oggi messo alla prova sotto il profilo ambientale.

Poi c’è quello che non si vede.

Secondo i dati europei sulla qualità dell’aria, Cremona registra concentrazioni medie di PM2.5 intorno ai 25 microgrammi per metro cubo. Circa cinque volte oltre il valore raccomandato dall’OMS.

Quel numero non ha odore. Non ha colore. Ma è il risultato finale.

Zoonosi: il pericolo che pochi nominano

Uno dei rischi più trascurati è quello zoonotico. Un’elevata densità animale in condizioni intensive può aumentare la probabilità di salti di specie da virus e batteri.

In Lombardia ci sono oltre 12.500 allevamenti. Nel biennio 2021–2022, nella sola ATS Valpadana, sono stati abbattuti 3.685.130 capi di bestiame, distrutti 540.256 kg di uova ed  eliminati 1.851.782 kg di mangime contaminato.

Tra i campi e l’aria c’è un passaggio. L’ammoniaca. Prodotta soprattutto dalla gestione dei reflui. Non resta lì. Reagisce, si combina con altri inquinanti e diventa particolato. Non tutta. Ma una parte significativa.

È il punto in cui il sistema agricolo entra nella chimica dell’atmosfera.

Tutto questo accade senza rumore. Non c’è un momento preciso in cui il problema inizia. È un processo continuo. 

Tutto questo è descritto da un documento ufficiale di Regione Lombardia, che giace, insieme ad altre migliaia di pagine di dati, numeri e studi universitari, di centri di ricerca e agenzie pubbliche.

Tutto questo viene volutamente ignorato dalla classe politica, che preferisce sempre parlare di altro.

Alle sei del mattino, a Cremona, non succede niente. Eppure tutto è già in movimento.

Ciminiere.
Rifiuti.
Mangimi.
Animali.
Reflui.
Energia.
Aria.

È un sistema che funziona. Perfettamente.

La domanda è un’altra. Quanto può funzionare così, senza cambiare?

Marco Degli Angeli

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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