L'inchiesta

03 lug 2026
Polo Logistico San Felice

Clamoroso: la Regione boccia il progetto per il Polo Logistico a San Felice. Tra le ragioni, "traffico, qualità dell’aria ed effetti sulla salute della popolazione"

La Regione Lombardia boccia il progetto per il grande polo logistico in via Mantova, proprio nei pressi dell'abitato di San Felice.

Del progetto si parla ormai da anni e attorno all'operazione si sono registrate innumerevoli polemiche, con forti contestazioni da parte di molti cittadini e delle associazioni ambientaliste, che vedono nell'operazione l'ennesimo massiccio consumo di suolo.

Ora, mentre da un lato la città si interroga sul nuovo polo commerciale Cardaminopsis, il cui iter prosegue spedito, arriva la doccia fredda per il Comune sul polo logistico. Progetto che le ultime amministrazioni hanno sempre accolto favorevolmente.

Andiamo per gradi.

La doccia fredda è contenuta nel “Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (...) relativo al progetto di una piattaforma logistica in Comune di Cremona (CR)”.

Si tratta di un lungo documento della Regione che fa riferimento alla “Relazione istruttoria VIA (Valutazione Impatto Ambientale)", così come “approvata dalla Commissione istruttoria regionale nella seduta n. 12 del 23/06/2026”.

Il soggetto proponente, come viene esplicitato all'inizio del documento, è la “Società LCP IT DC6 S.r.l.” (Logistic Capital Partners) con sede legale a Milano. La società, nel 2024 “ha depositato presso la Direzione Generale Ambiente e Clima della Giunta regionale l’istanza finalizzata al rilascio del Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (P.A.U.R.) (...) in merito al progetto di una piattaforma logistica in Comune di Cremona (CR)”.

Il progetto in questione, precisa ancora il documento della Regione rientra nell'ambito delle “Piattaforme logistiche (non intermodali), centri di magazzinaggio generale e simili che interessano una superficie operativa (capannoni, uffici, piazzali, viabilità interna, area ferroviaria e/o portuale, etc.) superiore a 20 ettari, o che hanno una capacità di movimentazione di merci superiore a 400.000 tonnellate/anno”, la cui Autorità Competente V.I.A. è individuata nella Regione Lombardia”.

Nello specifico, il Polo Logistico di San Felice prevede un insediamento enorme, pari a 120 mila metri quadrati di superficie coperta. L'estensione complessiva del progetto è pari a circa 300 mila metri quadri.

DOVE DOVEVA SORGERE IL POLO

L’area dell’intervento – ricorda il documento della Regione - è collocata nella zona nord-est di Cremona; i terreni, nello stato attuale, si presentano inedificati e sono parte del paesaggio agrario tipico della provincia cremonese. L’area è attraversata, da Est a Ovest, dal canale irriguo Roggia Bissolina appartenente alla rete del Consorzio di Bonifica Dugali Naviglio Adda Serio (DUNAS). L’ambito di trasformazione si colloca in un contesto caratterizzato dalla presenza di due strutture viabilistiche ad alta percorrenza: si pone immediatamente a Nord della S.S.10 “Padana Inferiore” e dell’intersezione a rotatoria sulla quale il progetto prevede l’innesto della viabilità di accesso all’area; è limitrofo ad Ovest alla A21 Torino-Brescia, il cui casello di Cremona è collocato nelle immediate vicinanze. L’ambito è interessato anche dalla prevista autostrada regionale Cremona-Mantova, che delimiterebbe a Nord-Ovest il sito dell’intervento”.

COSA PREVEDE IL PROGETTO

Ed ecco come la Regione riassume il progetto: “Il progetto riguarda la realizzazione di una piattaforma logistica (…)” e “la Superficie territoriale (ST) dell’Ambito di Trasformazione è – da rilievo – pari a 295.844 mq, mentre la Superficie fondiaria (SF) è pari a 265.631 mq. Le aree comprese tra il perimetro del PA e la S.S.10 sono state acquisite per la realizzazione della rete di scarico delle acque nere e dei tratti necessari alla viabilità a standard e di collegamento con il comparto; pertanto, l’area di proprietà del Proponente interessata dal progetto è pari a 300.502 mq”.

Più in dettaglio, “Il progetto prevede la costruzione di due corpi distinti, per una superficie lorda di pavimento (SLP) pari a 123.679 mq e una superficie coperta pari a 123.719 mq, così suddivisi:
• edificio A, dimensioni 330 m x 180 m circa, ha una SLP pari a 60.635 mq;
• edificio B, dimensioni 520 m x 120 m circa, ha una SLP pari a 62.286 mq, suddiviso in 3 comparti aventi, rispettivamente, SLP pari a: 21.360 mq, 21.360 mq e 19.566 mq.

Gli edifici hanno una struttura prefabbricata con altezza massima di 15,85 m. I magazzini sono previsti a tutta altezza, ovvero non soppalcati. All’interno degli edifici sono presenti anche spazi dedicati agli uffici, locali accessori monopiano per servizi igienici, sala di ristoro autisti, cabine elettriche e locali di ricarica muletti. Sono presenti un totale di 157 baie di carico (...)”.

LE RAGIONI DELLA BOCCIATURA

Nelle venti e passa pagine del documento vengono sviscerati tutti i dettagli del progetto, ma è alla fine, al punto 7, che la Regione esprime le sue “Considerazioni conclusive” e la sua proposta di determinazione.

Ebbene, annota la Regione, “Valutato il progetto, lo Studio d’Impatto Ambientale, comprensivo di Studio di Incidenza, dei diversi allegati tecnici e delle relative integrazioni istruttorie, si esprimono le seguenti conclusioni (…) Si rileva, innanzitutto, la sostanziale assenza dell’analisi delle possibili alternative progettuali che costituisce (…) uno dei contenuti minimi dello Studio d’Impatto Ambientale”.

Il Proponente, osserva la Regione, “si è, infatti, limitato ad argomentare che il progetto in valutazione costituisce attuazione di Piano Attuativo comunale, senza fornire alcun approfondimento rispetto all’ubicazione dell’intervento che, in considerazione dell’estensione del bacino di utenza che si intende servire, avrebbe potuto contemplare un areale molto ampio, andando a valutare, ad esempio, aree degradate e non caratterizzate, come nel caso in questione, da suoli agricoli di ottime qualità; non sono state fornite nemmeno valutazioni rispetto all’alternativa zero e alle scelte progettuali e tecnologiche”.

Prosegue l'atto: “Proprio riguardo alla localizzazione del progetto, si rilevano le forti criticità che l’intervento medesimo causerebbe nei confronti della funzionalità del sistema viario, in quanto il polo logistico si inserirebbe in un contesto viabilistico già critico, con particolare riferimento al tratto della S.S. 10 compreso tra la rotatoria di Via Corte de’ Monaci e lo svincolo di accesso all’autostrada A21 (...)

E ancora: “Relativamente alle altre criticità riscontrate, sul clima acustico, in particolare, si richiamano le carenze evidenziate al par. 5.2: la documentazione prodotta non ha, infatti, permesso di valutare compiutamente l’impatto del traffico indotto dal polo logistico nelle modalità precisate nella richiesta di integrazioni”.

Si rilevano, inoltre, ulteriori criticità relativamente alle seguenti componenti ambientali – scrive ancora la Regione –:
suolo: l’impatto del progetto è consistente in quanto agirebbe su un suolo agricolo allo stato di fatto, caratterizzato da ottime qualità pedologiche e in grado di sviluppare un buon livello di funzioni ecosistemiche; non risultano neppure adeguatamente bilanciati gli impatti permanenti, in quanto si ravvisa una sostanziale insufficienza delle misure di compensazione previste che vengono in parte previste su aree agricole, senza dimostrare l’indisponibilità altre tipologie di aree anche su scala sovra comunale, contrariamente a quanto indicato nella nota regionale di richiesta di integrazioni, causando un ulteriore consumo di suolo agricolo rispetto a quello già impattato per effetto della realizzazione del polo logistico;

paesaggio la previsione di insediamento di un polo logistico in un’area agricola, nello stato di fatto, costituisce un elemento di criticità resa di maggiore evidenza dalle imponenti dimensioni degli edifici in progetto che costituiscono un elemento fuori scala rispetto ai fabbricati presenti nell’immediato intorno; a tal riguardo, non si condividono le colorazioni selezionate per il rivestimento dei fabbricati che, in attesa del previsto sviluppo delle mitigazioni vegetali, con fronti di oltre 15 m di altezza e centinaia di metri di lunghezza, risulterebbero di elevato impatto visivo all’interno del contesto. Inoltre, non risulta adeguatamente approfondita, in termini di elaborazione progettuale e di impatto nel contesto, la realizzazione del sovrappasso ciclopedonale; lo stesso dovrebbe essere sostituito da un sottopasso o essere oggetto di sostanziale modifica allo scopo di ottenere una significativa riduzione dell’impatto visuale dello stesso, in considerazione del fatto che la S.S.10, poco oltre, è riconosciuta nel PPR vigente quale Strada Panoramica di interesse paesaggistico;

qualità dell’aria ed effetti sulla salute della popolazione: le incongruenze nella complessiva impostazione del modello di dispersione hanno portato alla sottostima delle ricadute degli inquinanti ai recettori e dei connessi potenziali impatti sulla salute.

In conclusione, alla luce di quanto sopra, l’opera in progetto risulta non compatibile rispetto al profilo infrastrutturale-trasportistico e quello ambientale, in quanto introduce pressioni che, in alcuni casi non sono state adeguatamente valutate, e in altri appaiono non sufficientemente mitigate, compensate o mitigabili (si vedano paragrafi i capitoli 4 e 5 della presente Relazione) richiedendo anche sostanziali modifiche progettuali che, in relazione ai potenziali impatti, portano alla necessità che una eventuale nuova proposta sia oggetto di nuova valutazione ambientale”.

Il documento si chiude con una frase perentoria: “Per quanto sopra esposto, in merito al “Progetto di una piattaforma logistica in Comune di Cremona” nella configurazione che emerge dagli elaborati depositati dal Proponente, si ritiene di proporre di esprimere pronuncia di compatibilità ambientale negativa”.

COSA SUCCEDE ORA

A fronte della clamorosa decisione decisione, la Regione Lombardia ha trasmesso gli atti al Comune e ha fissato una conferenza dei servizi per il 9 luglio.

La riunione – informa il dirigente regionale, Francesca Davino – è finalizzata alla decisione finale circa la realizzazione ed esercizio di quanto in progetto, propedeutica alla determinazione motivata di conclusione della Conferenza stessa. Si anticipa che, in considerazione del giudizio di compatibilità ambientale negativo, il preavviso di rigetto dell'istanza di cui all'art. 10-bis della l. 241/1990 verrà formulato in sede di Conferenza di Servizi. Si invitano, pertanto, i soggetti tenuti ad esprimersi in ordine ai titoli di competenza – al fine di agevolare i lavori della seduta e qualora non avessero già provveduto – ad anticipare alla Scrivente le proprie determinazioni possibilmente entro il 6 luglio p.v.”.

In soldoni: la Regione ha anticipato al Comune il suo diniego in merito al progetto e avvisa l'amministrazione – e tutti i soggetti coinvolti – che il 9 luglio si terrà una conferenza dei servizi per ratificare quella che di fatto è la bocciatura del progetto.

Tramonta definitivamente il progetto del polo logistico di San Felice?

Questo sarà da appurare nei prossimi giorni con gli uffici tecnici, ma una prima, inattesa doccia fredda è arrivata nei giorni scorsi. 

Federico Centenari

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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