L'intervento

18 apr 2026
Liuteria Ventura

Sulla liuteria non facciamoci prendere dalla "sindrome di Tafazzi": dividersi fa male a tutti. Ecco cosa ne pensa Ventura, che ha voluto la legge regionale

Il dibattito sulla tutela e il rilancio della liuteria sta infiammando la politica locale da settimane. Molti sono stati gli interventi e forte è la contrapposizione tra il sindaco Andrea Virgilio e il centrodestra. Ognuno ha le sue ragioni e la politica è anche questo, ma c'è un soggetto "collettivo" che in questo dibattito non andrebbe mai dimenticato.

Si tratta di chi con la liuteria ci vive, chi tramanda questa importantissima tradizione; chi la rinnova e chi contribuisce, con il lavoro quotidiano, a tenere alto il nome (o il "marchio") di Cremona.

E' ai liutai, a tutti gli operatori del settore e, in seconda battuta, alla città stessa, che dobbiamo pensare. Ed è per questo che sulla liuteria la politica non dovrebbe dividersi. Non dovrebbe cadere preda della "sindrome di Tafazzi", martellandosi da sola le parti intime.

Confrontarsi, certo. Ma non dividersi per non più ricinciliarsi. Perché perdersi in polemiche ha la stessa valenza dell'atto della scopa che spazza la polvere sotto al tappeto.

Cremona non può permetterselo. E' con questo spirito che Cremona Libera ha chiesto un intervento sul tema della liuteria a Marcello Ventura. Non tanto perché Ventura è consigliere regionale e non certo per una questione di colore politico, ma perché Ventura è stato primo firmatario della legge regionale a tutela del saper fare liutario cremonese.

Ha dimostrato concretamente, in altre parole, di volersi spendere in prima persona su questo importante tema. E crediamo sia utile che sia lo stesso Ventura a dire la sua, nella speranza che il suo intervento possa unire e non dividere. Perché la legge regionale è certamente uno strumento perfettibile, ma è uno strumento concreto.

E da qui si può partire. Accantonando le polemiche e le prese di posizione dettate dall'appartenenza politica e lavorando per tutelare ciò che davvero contraddistingue Cremona nel mondo.

(f.c.)

----------

In queste settimane il dibattito sulla liuteria cremonese ha occupato spesso le pagine dei giornali e il confronto, in molti casi, si è acceso fino a trasformarsi in una polemica permanente. È comprensibile: stiamo parlando di uno dei simboli più importanti della nostra città, di una tradizione che ha reso Cremona famosa nel mondo e che ancora oggi rappresenta un patrimonio culturale, artistico ed economico straordinario.

Proprio per questo, però, credo sia utile fermarsi un momento e riportare la discussione sul terreno dei fatti. La legge regionale sulla promozione e la valorizzazione della liuteria cremonese, di cui sono primo firmatario, nasce con uno scopo molto semplice e molto chiaro: aiutare la liuteria, tutta la liuteria, a essere più forte, più tutelata e più competitiva.

Non è una legge contro qualcuno e non è una legge fatta per favorire una singola associazione, un singolo consorzio o una parte della categoria. È una legge pensata per dare finalmente una cornice stabile e strumenti concreti a un settore che troppo spesso, negli ultimi anni, è stato lasciato solo.

La liuteria cremonese non è un settore qualunque. È una tradizione riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio immateriale dell’umanità. È il frutto di secoli di sapere, di lavoro artigianale, di ricerca della perfezione. È il nome di Antonio Stradivari, di Giuseppe Guarneri del Gesù, di Andrea Amati, ma è anche il lavoro quotidiano di decine e decine di maestri liutai che, ogni giorno, tengono viva questa tradizione nelle loro botteghe.

Quella storia, però, non può vivere soltanto nel ricordo del passato. Deve diventare la base su cui costruire il futuro. E il futuro, a mio avviso, passa innanzitutto da una parola che in questi mesi è forse mancata troppo spesso: unità.

Per troppo tempo il sistema liutario cremonese si è presentato diviso, frammentato, attraversato da rivalità e incomprensioni. Eppure nessuno, da solo, può pensare di rappresentare interamente la liuteria cremonese. Nessuna associazione, nessuna istituzione, nessuna singola realtà può bastare da sola.

Il futuro deve essere invece quello di un sistema in cui tutti gli attori della liuteria cremonese lavorino insieme, senza che nessuno prevarichi nessuno e senza che qualcuno pensi di avere un diritto esclusivo a parlare a nome della categoria.

Dobbiamo costruire un modello nel quale ci sia spazio per tutte le realtà che lavorano per la liuteria: il consorzio, le associazioni, le botteghe indipendenti, il Comune, il Museo del Violino, il Teatro Amilcare Ponchielli, la Scuola Internazionale di Liuteria Antonio Stradivari, le fondazioni culturali, i singoli maestri liutai.

Tutti devono sentirsi parte di un progetto comune. Tutti devono poter contribuire. Tutti devono poter essere ascoltati.

La legge regionale vuole andare esattamente in questa direzione. Non creare nuovi steccati, ma favorire un lavoro di rete. Non dividere, ma unire. Non stabilire chi conti di più e chi conti di meno, ma dare finalmente a Cremona una strategia condivisa.

Credo che questo sia il punto decisivo: mettere insieme tutte le energie migliori della città. Perché la forza della liuteria cremonese non è mai stata nell’azione di un singolo soggetto. È sempre stata nella capacità di costruire una comunità fatta di maestri, allievi, istituzioni, botteghe, associazioni, consorzio e cultura.

Un secondo grande tema per il futuro è quello della tutela del vero “Made in Cremona”.

Oggi il nome di Cremona è famoso in tutto il mondo. Ma proprio per questo è anche esposto a un rischio crescente: la contraffazione.

Sempre più spesso strumenti costruiti altrove vengono presentati come “cremonesi”, sfruttando impropriamente il prestigio della nostra città. Questo fenomeno danneggia i maestri liutai che lavorano seriamente, inganna i musicisti e i collezionisti, indebolisce il valore del nostro marchio e rischia, nel tempo, di mettere in discussione l’unicità stessa della tradizione cremonese.

Per questo la tutela del Made in Cremona deve diventare una priorità assoluta.

Dobbiamo lavorare per rafforzare il marchio “Cremona Liuteria”, renderlo sempre più riconoscibile e credibile, ma soprattutto dobbiamo avviare una grande azione di sensibilizzazione internazionale contro la contraffazione.

Serve una rete tra istituzioni, consorzio, associazioni e operatori del settore per denunciare e contrastare il fenomeno. Serve spiegare ai musicisti, ai commercianti e ai collezionisti di tutto il mondo che cosa significhi davvero uno strumento costruito a Cremona. Serve promuovere campagne internazionali, collaborazioni con le fiere, controlli più efficaci, strumenti di certificazione e iniziative di tutela legale.

Anche su questo tema nessuno può agire da solo. La contraffazione si combatte solo facendo squadra.

Ecco perché credo che il futuro della liuteria cremonese passi attraverso una grande alleanza tra tutti coloro che hanno a cuore questo patrimonio.

C’è poi un’altra grande opportunità che Cremona non può lasciarsi sfuggire: la valorizzazione del violoncello accanto al violino.

Per troppo tempo, quando si parla di liuteria cremonese, tutta l’attenzione si è concentrata quasi esclusivamente sul violino. È comprensibile, perché il violino rappresenta una parte fondamentale della nostra storia. Ma la tradizione cremonese è molto più ricca e comprende anche il violoncello, che merita di essere valorizzato molto di più.

Per questo considero molto importante la proposta avanzata dal maestro Giorgio Grisales di lavorare a un grande festival internazionale dedicato al violoncello.

Un “Cello Festival” potrebbe rappresentare per Cremona un’opportunità straordinaria. Potrebbe dare alla città un nuovo evento di respiro internazionale, capace di affiancarsi alle manifestazioni già esistenti e di rafforzare ulteriormente il ruolo di Cremona come capitale mondiale della liuteria e della musica.

Immagino un festival capace di richiamare a Cremona violoncellisti, liutai, studiosi, studenti e appassionati da tutto il mondo. Un evento che metta insieme concerti, mostre, incontri, laboratori, esposizioni di strumenti, occasioni di confronto e di promozione delle botteghe cremonesi. Un evento che possa coinvolgere direttamente il Teatro Amilcare Ponchielli, il Museo del Violino e la Scuola Internazionale di Liuteria Antonio Stradivari, creando un grande progetto cittadino capace di unire musica, cultura, formazione e artigianato.

Un festival del genere darebbe lustro alla città, creerebbe nuove opportunità per i liutai, attirerebbe turismo culturale e permetterebbe di valorizzare una parte importante della nostra tradizione che spesso è rimasta in secondo piano.

Ma anche in questo caso la condizione fondamentale è una sola: il coinvolgimento di tutti.

Il Cello Festival può diventare una grande occasione soltanto se saprà nascere come un progetto condiviso, aperto, partecipato. Deve essere un evento della città e per la città, non l’iniziativa di una sola parte.

Comune, Regione, associazioni, consorzio, botteghe, istituzioni culturali e operatori del settore devono lavorare insieme per costruirlo. Se riusciremo a farlo, Cremona potrà contare su un evento internazionale in più, capace di portare benefici a tutta la città e a tutto il sistema liutario.

Ecco allora qual è, a mio avviso, la vera sfida dei prossimi anni: trasformare la liuteria cremonese da terreno di scontro a grande progetto comune.

Abbiamo una tradizione unica al mondo. Abbiamo maestri straordinari. Abbiamo istituzioni importanti. Abbiamo un nome che tutto il mondo ci invidia.

Quello che dobbiamo fare è imparare a lavorare insieme. Perché solo se saremo capaci di fare squadra potremo difendere il Made in Cremona, contrastare la contraffazione, valorizzare tutte le realtà della città e costruire nuove opportunità per il futuro.

La legge regionale rappresenta un primo passo importante. Ora tocca a tutti noi fare in modo che diventi il punto di partenza di una stagione nuova, fondata non sulle divisioni, ma sulla collaborazione, sulla partecipazione e sull’orgoglio di essere parte della grande tradizione della liuteria cremonese.

Consigliere Regionale Fratelli d'Italia
Presidente Commissione Attività Produttive

Marcello Ventura

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sostieni l’informazione indipendente

Abbiamo rinunciato alla convenienza.
Non alla verità.
SOSTIENICI

Iban SCRIPTORIA S.R.L. IT77I0200854731000107336374

Tutti gli articoli