Il commento

28 feb 2026
A2A

Processo AEB–A2A, da Monza a Cremona: le fusioni senza gara tornano a far discutere. E qui si attende ancora l'esito delle indagini avviate nel 2021

Il processo sulla fusione tra AEB e A2A è partito a Monza e, insieme alle prime testimonianze, riporta alla luce un interrogativo che va ben oltre la Brianza: cosa succede quando operazioni tra società pubbliche e grandi multiutility vengono realizzate senza confronto competitivo?

Secondo l’impostazione accusatoria della Procura, l’operazione brianzola sarebbe stata costruita con modalità tali da favorire A2A, con un presunto danno per AEB stimato in almeno 60 milioni di euro. Accuse che ora dovranno essere vagliate in aula, ma che riaprono una discussione politica e amministrativa già vista altrove.

Non a caso, il parallelo che molti osservatori richiamano porta direttamente al territorio cremonese. La cessione di LGH ad A2A del 2016 — definita allora “partnership industriale” dagli amministratori locali — avvenne anch’essa senza gara pubblica, scelta che nel tempo ha generato rilievi dell’ANAC e un contenzioso amministrativo tutt’altro che marginale.

Nel procedimento brianzolo le pm Stefania Di Tullio e Cinzia Citterio contestano, nell’impianto accusatorio, il mancato ricorso a procedure pubbliche, le modalità di valutazione degli asset e la rappresentazione della presunta inevitabilità dell’accordo con A2A. Tra i punti oggetto di contestazione compare anche la mancata valorizzazione del premio di maggioranza, stimato dagli inquirenti in almeno 5,7 milioni di euro.

In aula siedono amministratori pubblici e figure di vertice della governance societaria dell’epoca, mentre diversi Comuni soci hanno scelto di costituirsi parte civile: un segnale che conferma quanto il tema non sia soltanto tecnico, ma profondamente politico.

Il tempo della giustizia e quello della politica

Il processo entra ora nella fase dibattimentale, ma il calendario giudiziario si scontra con la distanza temporale dai fatti e con il rischio prescrizione per alcune contestazioni. Nel fascicolo emergono anche le posizioni di operatori economici che avevano manifestato interesse all’operazione e che, secondo quanto ricostruito nelle sedi amministrative, non avrebbero avuto la possibilità di concorrere in assenza di un bando. Alcuni di questi soggetti hanno avviato azioni per il riconoscimento di eventuali danni, ampliando ulteriormente il perimetro della vicenda.

Il precedente LGH che continua a pesare

Il ritorno del tema in sede giudiziaria riporta inevitabilmente l’attenzione su LGH. L’operazione che coinvolse Cremona, Crema e altri territori fu sostenuta politicamente come scelta strategica, ma nel tempo è rimasta al centro di interrogativi su trasparenza, concorrenza e tutela dell’interesse pubblico.

Non è un richiamo solo politico. Nei documenti della magistratura contabile relativi alla vicenda AEB compare il parere ANAC del 2018 sulla fusione LGH, citato come riferimento interpretativo. Un elemento che dimostra come quelle scelte continuino a rappresentare un precedente nel dibattito sulle aggregazioni tra società pubbliche e grandi operatori.

Le verifiche del 2021 e una discussione mai davvero chiusa

A Cremona l’ultimo passaggio noto risale al dicembre 2021, quando la Guardia di Finanza acquisì documenti presso i Comuni e le società coinvolte nell’ambito di verifiche legate alla cessione delle partecipazioni. Da allora non si registrano sviluppi pubblici significativi, ma la questione riemerge ciclicamente nel confronto politico locale, segno che il capitolo non è mai stato archiviato nel dibattito pubblico.

Il caso Aprica e le scelte divergenti dei territori

A rendere il quadro ancora più attuale contribuisce il caso Aprica. La decisione del Comune di Lodi di sospendere il contratto di servizio con la società del gruppo A2A evidenzia una linea più prudente rispetto ad altri territori dell’ex galassia LGH, mentre Cremona non ha assunto provvedimenti analoghi. Una divergenza che riapre il tema dell’autonomia decisionale dei Comuni e del rapporto tra indirizzo politico e strategie industriali delle multiutility.

Prossime tappe

Il processo brianzolo proseguirà a marzo con nuove testimonianze e ulteriori approfondimenti sulle modalità che portarono alla fusione. Le ricostruzioni che emergeranno in aula potrebbero avere riflessi interpretativi anche oltre il territorio direttamente coinvolto.

Per questo, da Monza a Cremona, la sensazione è che la discussione sulle fusioni senza gara e sul ruolo delle multiutility non appartenga al passato, ma resti una questione aperta — amministrativa, politica e, in alcuni casi, anche giudiziaria.

Marco Degli Angeli

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